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D.Lgs. 145/2005

5 provvedimenti

Requisito di statura illegittimo: esclusa ma vince in Cassazione
Una candidata, dopo aver superato tutte le prove di una selezione per Capo Treno, viene esclusa perché la sua statura è inferiore al metro e sessanta richiesto dall'azienda. La Corte di Cassazione ha confermato che tale esclusione costituisce una discriminazione per requisito di statura. Secondo i giudici, l'azienda non ha dimostrato che quel limite di altezza fosse un requisito essenziale e proporzionato per svolgere le mansioni in sicurezza. L'imposizione di un requisito fisico non oggettivamente giustificato è illegittima perché penalizza in modo sproporzionato le donne, statisticamente di statura inferiore. La candidata ha quindi vinto la causa.
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Licenziamento disciplinare sproporzionato: il caso
La Corte di Cassazione ha confermato l'illegittimità di un licenziamento disciplinare inflitto a una dipendente di un supermercato per aver consumato del cibo sul posto di lavoro. La decisione si basa sulla valutazione della condotta, ritenuta non così grave da giustificare la massima sanzione espulsiva. I giudici hanno considerato il contesto specifico (uso di guanti, orario di chiusura) e hanno ritenuto il licenziamento disciplinare sproporzionato, riqualificando la mancanza come violazione punibile con una sanzione conservativa, con conseguente diritto alla reintegrazione.
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Licenziamento disciplinare: quando non è giusta causa
La Cassazione ha ritenuto illegittimo il licenziamento disciplinare di un dipendente che aveva consumato cibo sul lavoro. La condotta, pur violando le norme igieniche, non era così grave da giustificare il recesso, ma solo una sanzione conservativa, con conseguente reintegro del lavoratore.
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Licenziamento disciplinare: quando è sproporzionato?
Un dipendente di un supermercato, licenziato per aver consumato salumi nell'area di lavoro, ottiene la reintegrazione. La Corte di Cassazione conferma che il licenziamento disciplinare è sproporzionato quando il contratto collettivo prevede per quella condotta una sanzione conservativa, ribadendo il principio di proporzionalità della sanzione rispetto all'addebito.
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Violenza sessuale tentata: l’autoerotismo è reato?
Un uomo compie atti di autoerotismo davanti a una minore. La Cassazione chiarisce che non è violenza sessuale consumata per assenza di contatto, ma configura violenza sessuale tentata. Il reato è dichiarato prescritto, ma vengono confermati gli effetti civili e il risarcimento del danno alla vittima.
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