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D.Lgs. 123/2018

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Visita del medico di fiducia in carcere: il GIP non può negarla
Il Giudice per le Indagini Preliminari ha respinto la richiesta di un detenuto in custodia cautelare volta a ottenere una visita del medico di fiducia in carcere a proprie spese. Il magistrato ha fondato il diniego sull'assenza di patologie gravi e sul timore generico di comunicazioni con l'esterno. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso del difensore e ha annullato l'ordinanza senza rinvio. La Suprema Corte ha stabilito che la visita del medico di fiducia in carcere costituisce una diretta espressione del diritto alla salute. Il giudice non possiede il potere di sindacare l'opportunità clinica o l'utilità della visita sanitaria richiesta dal detenuto. L'autorizzazione può essere negata solo in presenza di comprovate, concrete e specifiche esigenze di tutela delle indagini e genuinità della prova.
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Affidamento in prova al servizio sociale e impugnazioni errate
Un condannato ha presentato ricorso in Cassazione contro l'ordinanza del Tribunale di Sorveglianza che ha dichiarato non estinta la pena all'esito del periodo di affidamento in prova al servizio sociale. Il ricorrente ha lamentato la mancata notifica dell'avviso di udienza e il difetto di motivazione. La Suprema Corte ha chiarito che le decisioni sull'esito della misura alternativa sono adottate senza formalità e non sono direttamente impugnabili in Cassazione. Il rimedio previsto dalla legge è l'opposizione davanti al medesimo Tribunale di Sorveglianza. In applicazione del principio del favor impugnationis, la Cassazione ha riqualificato il ricorso in opposizione e ha disposto la trasmissione degli atti al giudice competente per il corretto riesame della posizione del condannato.
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Permanenza all’aria aperta: no ai tagli per la socialità
Il Ministero della Giustizia ha impugnato l'ordinanza del Tribunale di Sorveglianza che garantiva a un detenuto in regime speciale due ore di permanenza all'aria aperta, escludendo dal computo l'ora di socialità trascorsa in locali interni. Il Ministero sosteneva che le attività fuori dalla cella non potessero superare complessivamente le due ore giornaliere. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, stabilendo che la permanenza all'aria aperta (volta a tutelare la salute psicofisica) e la socialità (volta a soddisfare esigenze relazionali) sono diritti distinti con finalità diverse. Pertanto, l'amministrazione penitenziaria non può arbitrariamente ridurre l'ora d'aria per sostituirla con attività al chiuso, a meno che non sussistano eccezionali e documentati motivi di sicurezza individuali. Vince il detenuto, che mantiene il diritto a fruire separatamente di entrambe le tutele.
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Permanenza all’aperto 41-bis: non si scambia con la socialità
Un detenuto in regime speciale ha contestato la decisione del carcere di sostituire una delle due ore d'aria con un'ora in una sala 'socialità' interna. La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso dell'Amministrazione Penitenziaria, stabilendo un principio fondamentale: la permanenza all'aperto 41-bis e la socialità sono diritti distinti e non sovrapponibili. La prima serve a tutelare la salute psicofisica e deve svolgersi in spazi aperti; la seconda risponde a esigenze relazionali. Di conseguenza, il detenuto ha diritto a due ore effettive all'aria aperta, non sostituibili con attività in locali chiusi. Una limitazione è possibile solo per specifici e motivati motivi di sicurezza, non tramite un regolamento generale.
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Permanenza all’aria aperta 41-bis: Diritto a 2 ore, Ministero KO
La Corte di Cassazione ha confermato il diritto di un detenuto a due ore di permanenza all'aria aperta 41-bis, stabilendo che questo tempo non può essere ridotto né confuso con l'ora dedicata alla socialità. Il Ministero della Giustizia sosteneva che una circolare limitasse a due ore totali il tempo fuori dalla cella. La Corte ha respinto questa tesi, chiarendo che la socialità e l'aria aperta hanno finalità diverse (relazionale la prima, di salute la seconda) e che le circolari non possono limitare un diritto previsto dalla legge. Il ricorso del Ministero è stato dichiarato inammissibile, dando ragione al detenuto.
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Permanenza all’aria aperta 41-bis: Diritto a 2 ore, no a sconti
La Corte di Cassazione ha stabilito un principio fondamentale sulla permanenza all'aria aperta 41-bis. Un detenuto in regime speciale si era visto ridurre le due ore d'aria perché l'Amministrazione Penitenziaria vi includeva anche il tempo trascorso in palestra o biblioteca. La Corte ha dato ragione al detenuto, chiarendo che le due ore all'aperto sono un diritto a sé stante, finalizzato alla tutela della salute, e non possono essere confuse o ridotte con le ore dedicate ad attività di socialità al chiuso. L'Amministrazione Penitenziaria ha perso il ricorso, vedendo confermato il diritto del detenuto a due ore nette di permanenza all'esterno, distinte da ogni altra attività.
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Affidamento in prova: i motivi della revoca
La Corte di Cassazione ha confermato la revoca dell'**affidamento in prova** per una condannata che aveva interrotto i rapporti con l'UEPE e abbandonato il lavoro senza giustificazione. La decisione sottolinea che l'incapacità di rispettare le prescrizioni della prova rende il soggetto inidoneo anche alla detenzione domiciliare, rendendo necessario il ripristino della detenzione in carcere per garantire il controllo e la prevenzione di nuovi reati.
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Diritto alla salute detenuto: visita medica privata
La Cassazione ha annullato l'ordinanza di un GIP che negava a un detenuto una visita specialistica a sue spese. La Corte ha ribadito che il diritto alla salute del detenuto è fondamentale e il giudice può negare l'autorizzazione solo se la visita pregiudica le indagini, non per valutarne la necessità medica.
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