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D.Lgs. 11/2010

13 provvedimenti

Bonifici non autorizzati: rimborso obbligatorio
La Corte d'Appello ha condannato un istituto di credito al rimborso di somme sottratte tramite bonifici non autorizzati con firme apocrife. La sentenza stabilisce che, ai sensi del D.Lgs. 11/2010, l'assenza di consenso del correntista obbliga la banca al ripristino immediato della provvista, indipendentemente dai rapporti di debito o credito tra l'ordinante apparente e il beneficiario.
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Bonifico non autorizzato: la Cassazione salva il correntista
Una società correntista ha citato in giudizio la propria banca chiedendo la restituzione di oltre quattromila euro per un bonifico non autorizzato effettuato sul proprio conto. I giudici di merito hanno respinto la domanda ritenendo tardiva la contestazione sulla mancanza di sistemi di sicurezza informatica della banca. La Corte di Cassazione ha invece accolto il ricorso del correntista. I giudici di legittimità hanno rilevato che la contestazione sulla sicurezza era stata tempestivamente sollevata fin dalla prima udienza, come risultava chiaramente dai verbali di causa. Inoltre, il tribunale d'appello aveva omesso di pronunciarsi sulla domanda principale relativa all'esecuzione dell'operazione disconosciuta. La sentenza impugnata è stata quindi cassata con rinvio per un nuovo esame del merito.
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Phishing bancario e colpa grave: responsabilità utente
La Corte d'Appello ha confermato il rigetto della richiesta di risarcimento avanzata da due correntisti contro un istituto bancario per bonifici non autorizzati. Il caso riguarda episodi di phishing bancario e colpa grave dell'utente, il quale ha fornito codici PIN e OTP a finti operatori telefonici. La Corte ha stabilito che la condotta negligente dei clienti ha interrotto il nesso di causalità, esonerando la banca da ogni responsabilità risarcitoria.
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Frode informatica bancaria: la banca deve rimborsare
La Corte d'Appello ha confermato la condanna di un istituto di credito al rimborso di 50.000 euro sottratti a un cliente tramite malware. Il caso riguarda una frode informatica bancaria di tipo man in the browser, in cui un bonifico è stato deviato su un IBAN differente. I giudici hanno stabilito che la banca non ha fornito prove sufficienti della colpa grave del correntista né della sicurezza dei propri sistemi interni.
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Uso fraudolento carta di credito e onere della prova
Il caso riguarda un utente che ha opposto un decreto ingiuntivo lamentando l'uso fraudolento carta di credito per prelievi non autorizzati. Sebbene l'Arbitro Bancario avesse riconosciuto un rimborso parziale per la mancata attivazione degli SMS alert, il Tribunale ha confermato il debito complessivo. La decisione si fonda sulla negligenza del titolare nella custodia dei codici segreti, non ritenendo sufficiente la sola denuncia per annullare l'obbligazione verso l'istituto.
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Colpa grave utente: bancomat e PIN non custoditi
Un correntista ha citato in giudizio la propria banca per recuperare somme sottratte tramite un uso fraudolento del suo bancomat. La Corte di Cassazione ha confermato la decisione di secondo grado, negando il risarcimento a causa della colpa grave dell'utente, il quale aveva tardato a denunciare lo smarrimento e non aveva custodito con la dovuta diligenza né la carta né il PIN. Questa negligenza ha interrotto il nesso di causalità e ha esonerato la banca da ogni responsabilità. Il cliente è stato inoltre condannato a pagare le spese legali sia della banca che di un terzo istituto chiamato in causa.
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Onere della prova prelievi fraudolenti: la Cassazione
Una correntista subiva prelievi fraudolenti e citava in giudizio la propria banca. I tribunali di merito respingevano la sua richiesta, ma la Corte di Cassazione ha annullato la decisione. Con l'ordinanza n. 23683/2024, la Suprema Corte ha ribadito un principio fondamentale: in caso di prelievi non autorizzati, l'onere della prova spetta alla banca, che deve dimostrare la colpa grave del cliente per essere esonerata da responsabilità.
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Responsabilità banca IBAN errato: cosa dice la Cassazione
Una società, vittima di una truffa, ha citato in giudizio un istituto di credito per aver eseguito un bonifico verso un conto con IBAN corretto ma intestatario errato. La Corte di Cassazione ha confermato che, in base alla normativa europea e nazionale (PSD2), la responsabilità della banca è esclusa. L'operazione di pagamento si considera correttamente eseguita se conforme all'identificativo unico (IBAN) fornito dall'ordinante, a prescindere da altre informazioni come il nome del beneficiario. La ratio è garantire la rapidità e l'automazione dei pagamenti nel mercato unico europeo.
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Responsabilità della banca: truffa e dovere di tutela
Un correntista anziano, vittima di una truffa, effettua un bonifico di importo anomalo. Il Tribunale riconosce la responsabilità della banca per non aver adempiuto al proprio dovere di protezione, nonostante la colpa concorrente del cliente. La sentenza stabilisce un risarcimento parziale a carico dell'istituto di credito, ripartendo la colpa tra le parti.
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Responsabilità banca bonifico: il dovere di cautela
Un'ordinanza della Corte di Cassazione affronta il tema della responsabilità della banca per un bonifico errato, eseguito sulla base di un IBAN non corrispondente al beneficiario indicato. La Corte ha stabilito che, quando il beneficiario non è cliente della banca intermediaria, si applicano le regole del diritto comune basate sul "contatto sociale qualificato". Di conseguenza, la banca ha un obbligo di protezione e deve dimostrare di aver adottato tutte le cautele necessarie per evitare il danno o per consentire il recupero delle somme, superando anche le obiezioni basate sulla privacy.
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Colpa grave: la banca non rimborsa il furto carte
La Corte di Cassazione ha confermato la decisione di non rimborsare un cliente per l'uso fraudolento delle sue carte di credito rubate, a causa della sua colpa grave. Il cliente aveva lasciato il portafoglio in una giacca incustodita su una sedia in un luogo affollato. L'ordinanza sottolinea come la negligenza del titolare possa escludere la responsabilità dell'istituto di credito e come i vizi procedurali possano portare all'inammissibilità del ricorso con severe conseguenze economiche.
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Responsabilità del tesoriere: l’obbligo di diligenza
Un ente comunale ha citato in giudizio il proprio istituto di credito tesoriere per aver eseguito un pagamento in modo errato, basandosi su istruzioni che contenevano un IBAN sbagliato. La Corte di Cassazione ha stabilito la responsabilità del tesoriere, affermando che, nonostante l'errore dell'ente, la banca avrebbe dovuto rilevare l'incongruenza palese tra due mandati di pagamento destinati a beneficiari diversi e chiedere chiarimenti. Non facendolo, ha violato il proprio dovere di diligenza professionale, con conseguente annullamento della precedente decisione di appello.
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Licenziamento per giusta causa: la Cassazione conferma
La Corte di Cassazione ha confermato il licenziamento per giusta causa di un vice titolare di filiale di banca. Il dipendente aveva autorizzato operazioni finanziarie ad alto rischio per centinaia di migliaia di euro, violando le procedure interne e gli obblighi di diligenza. La Corte ha stabilito che tale condotta ha irrimediabilmente leso il vincolo fiduciario, rendendo proporzionata la sanzione espulsiva, e ha ribadito di non poter riesaminare nel merito le valutazioni dei fatti compiute dai giudici dei gradi precedenti.
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