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D.L. 73/2022

7 provvedimenti

Esenzione IVA cliniche private: requisiti e limiti di legge
L'Agenzia delle Entrate ha contestato l'applicazione dell'esenzione IVA a una clinica privata accreditata per le prestazioni di ricovero e cura erogate a pazienti paganti in proprio, ossia fuori da una specifica convenzione. La Corte di Cassazione ha stabilito che l'esenzione IVA cliniche private si applica anche alle prestazioni privatistiche erogate da strutture accreditate, a patto che sia verificata una precisa condizione: le cure devono essere fornite a condizioni sociali analoghe a quelle degli enti pubblici. Non basta quindi il solo accreditamento generale, ma occorre un controllo concreto su indici di gestione, personale e qualità. La Corte ha annullato la decisione favorevole alla clinica e ha rinviato il caso ai giudici tributari regionali per svolgere tale accertamento pratico.
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Esenzione IVA prestazioni sanitarie tra cliniche e cura privata
L'Agenzia delle Entrate ha contestato l'applicazione dell'esenzione IVA prestazioni sanitarie richiesta da una casa di cura privata accreditata per le degenze fornite a pazienti solventi in regime privatistico. L'ufficio finanziario riteneva esenti solo le prestazioni coperte da specifiche convenzioni pubbliche. La Corte di Cassazione ha stabilito che l'accreditamento conferisce il riconoscimento alla clinica, ma l'esenzione sui servizi privatistici richiede un accertamento concreto. Il giudice deve verificare se le prestazioni siano fornite a condizioni sociali analoghe a quelle degli enti pubblici. I giudici di legittimità hanno quindi cassato la sentenza d'appello favorevole alla clinica e rinviato la causa alla Corte di Giustizia Tributaria del Veneto per le necessarie verifiche sui requisiti sociali e organizzativi della struttura.
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Esenzione IVA cliniche private: le regole dopo la Cassazione
L'Agenzia delle Entrate ha contestato a una clinica privata e alla sua controllante l'applicazione dell'esenzione IVA sulle prestazioni di ricovero e cura erogate a pazienti paganti in regime privatistico. I giudici di merito avevano annullato l'accertamento ritenendo sufficiente lo status di struttura accreditata col Servizio Sanitario Nazionale per beneficiare dell'agevolazione. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso del Fisco, precisando che la regola dell'esenzione IVA cliniche private non si applica automaticamente a tutte le prestazioni private. Per godere del beneficio fiscale, occorre verificare se i servizi erogati a pagamento rispettino condizioni sociali analoghe a quelle delle strutture pubbliche. La causa è stata quindi rinviata alla Corte di Giustizia Tributaria per un nuovo esame.
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Espulsione e legami familiari: la Cassazione decide
La Corte di Cassazione ha annullato un'ordinanza che confermava l'espulsione di un cittadino straniero, stabilendo un principio fondamentale in materia di espulsione e legami familiari. La Corte ha chiarito che il giudice di merito ha l'obbligo di valutare la natura e l'effettività dei vincoli familiari dell'individuo, anche in assenza di una formale richiesta di ricongiungimento. La decisione del Giudice di Pace è stata cassata perché si era limitata a constatare la mancanza di un titolo di soggiorno, omettendo completamente l'analisi dei rapporti familiari, come invece imposto dalla normativa vigente.
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Abolitio criminis: la Cassazione salva il notaio
Un professionista era stato sanzionato per aver registrato un atto con un ritardo di quattro giorni rispetto al termine allora vigente di venti giorni. La Corte di Cassazione ha annullato la sanzione applicando retroattivamente una nuova legge che ha esteso il termine a trenta giorni. Tale modifica ha determinato una parziale abolitio criminis, rendendo lecito il comportamento del professionista e di conseguenza illegittima la sanzione.
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Società di comodo: la crisi non basta a giustificare
Una società edile, a fronte di perdite sistematiche per cinque anni, ha richiesto la disapplicazione della disciplina sulle società di comodo. La Corte di giustizia tributaria di secondo grado aveva accolto la richiesta, adducendo come giustificazione la crisi del settore edile e un riassetto societario interno. La Corte di Cassazione ha annullato tale decisione, stabilendo che una crisi generica e le scelte imprenditoriali interne non costituiscono 'situazioni oggettive' sufficienti a giustificare le perdite. Per evitare la qualifica di società di comodo, è necessario dimostrare l'esistenza di eventi specifici, straordinari ed esterni alla volontà dell'impresa che abbiano reso impossibile il conseguimento di ricavi.
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Decreto di espulsione: quando l’opposizione è generica
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un cittadino straniero contro un decreto di espulsione. Il ricorrente sosteneva di poter regolarizzare la sua posizione tramite il 'decreto flussi', ma la Corte ha ritenuto l'argomentazione troppo generica e non supportata da prove concrete sulla sua situazione personale, confermando la validità del provvedimento di allontanamento.
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