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D.L. 692/1945

6 provvedimenti

Indennità di trasferta: onere della prova del datore
La Corte di Cassazione ha stabilito che spetta al datore di lavoro, e non all'ente previdenziale, l'onere di provare la sussistenza dei requisiti per l'esenzione contributiva sull'indennità di trasferta. Se non sono soddisfatte le condizioni per il regime speciale dei trasfertisti, si deve verificare l'applicabilità del regime generale di esenzione parziale, la cui prova è sempre a carico dell'azienda. La sentenza impugnata è stata cassata con rinvio per non aver seguito questo principio.
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Indennità di trasferta contributi: la Cassazione decide
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 22925/2024, ha annullato una decisione di merito relativa all'indennità di trasferta e ai contributi dovuti. La sentenza ha stabilito che l'esenzione contributiva non è automatica ma soggetta a precisi limiti di importo e condizioni territoriali, la cui prova spetta al datore di lavoro. Il caso è stato rinviato alla Corte d'Appello per una nuova valutazione basata sulla verifica del superamento di tali soglie.
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Onere della prova indennità di trasferta: chi prova?
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 22923/2024, ha stabilito un principio fondamentale sull'onere della prova per l'indennità di trasferta. In un caso tra l'ente previdenziale e una società cooperativa, la Corte ha chiarito che, una volta che l'ente dimostra l'erogazione di somme al lavoratore, spetta al datore di lavoro provare la sussistenza delle condizioni per l'esenzione contributiva. La sentenza della Corte d'Appello, che aveva posto l'onere a carico dell'ente, è stata annullata con rinvio.
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Indennità di trasferta: chi prova l’esenzione?
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 22920/2024, ha chiarito la ripartizione dell'onere della prova in materia di indennità di trasferta. L'Ente Previdenziale deve solo dimostrare l'erogazione di somme al lavoratore, mentre spetta al datore di lavoro provare la sussistenza dei requisiti per l'esenzione contributiva, come il rispetto dei limiti di importo previsti dalla legge. Nel caso specifico, il ricorso dell'Ente è stato rigettato poiché la Corte d'Appello aveva correttamente accertato che le indennità pagate non superavano i limiti di esenzione, rendendole non soggette a contribuzione.
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Minimale contributivo: prevale il contratto individuale
La Corte di Cassazione ha stabilito che, ai fini del calcolo del minimale contributivo, la retribuzione prevista nel contratto individuale prevale se è superiore a quella del contratto collettivo. La cessazione di un accordo aziendale che prevedeva un'indennità non esonera il datore di lavoro dal versare i contributi su tale indennità, se questa è ancora prevista dai singoli contratti di lavoro. Il principio del minimale contributivo garantisce una base di calcolo inderogabile, fondata sulla retribuzione astrattamente dovuta e non solo su quella concretamente erogata.
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Onere della prova contributi: pretesa generica bocciata
La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso di un ente previdenziale contro due società, confermando che l'onere della prova per i contributi non versati spetta all'ente stesso. Una richiesta basata su un generico prospetto riepilogativo, senza specificare i fatti e le ragioni giuridiche per ogni singolo lavoratore, è stata ritenuta inammissibile. La Corte ha sottolineato che l'allegazione deve essere sufficientemente dettagliata da permettere al debitore di difendersi e al giudice di comprendere la natura della pretesa.
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