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D.L. 135/2018

14 provvedimenti

Oneri Reti Comunicazione Elettronica: Rinnovo Negato, Trasparenza Concessioni
L'Operatore di telecomunicazioni aveva una concessione per installare le sue reti su un immobile del Comune. Alla scadenza, L'Operatore ha chiesto il rinnovo, invocando l'applicazione di canoni agevolati previsti per gli oneri reti comunicazione elettronica. Il Comune ha negato il rinnovo e chiesto lo sgombero, ritenendo applicabili canoni pattuiti e non quelli agevolati. La questione è giunta in Cassazione, che ha dichiarato inammissibile il ricorso dell'Operatore. La Corte ha confermato la giurisdizione del giudice amministrativo e la legittimità del diniego di rinnovo, ribadendo che non esiste un diritto automatico al rinnovo per il concessionario uscente e che i principi di trasparenza impongono procedure di evidenza pubblica. L'Operatore è stato condannato al pagamento delle spese processuali.
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Falsa rimessa per ottenere l’autorizzazione: scatta il sequestro
La Corte di Cassazione ha confermato la misura cautelare nei confronti di un autista che ha ottenuto il titolo per il noleggio con conducente dichiarando una sede inesistente. L'indagato aveva attestato di possedere rimesse operative in un determinato Comune per beneficiare di tariffe più vantaggiose, operando di fatto in un'altra area metropolitana. I controlli di polizia hanno accertato la falsità dei locali indicati, privi perfino di accesso carrabile. I giudici hanno ritenuto pienamente legittimo il sequestro preventivo licenza NCC, estendendolo alla carta di circolazione e alla targhetta identificativa per impedire l'esercizio abusivo del servizio.
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Canone telecomunicazioni: validità accordi privati
La Corte di Cassazione ha chiarito i limiti della validità del canone telecomunicazioni pattuito tra un ente locale e un operatore di rete. Fino all'entrata in vigore del D.L. 135/2018, gli accordi negoziali per l'uso di aree pubbliche o private erano pienamente validi, poiché il divieto di imporre oneri riguardava solo le imposizioni unilaterali della PA. Solo dal 2019 il divieto è stato esteso ai corrispettivi contrattuali, ma senza efficacia retroattiva.
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Canoni telecomunicazioni: validità accordi pre-2019
La Corte di Cassazione ha stabilito che i canoni telecomunicazioni previsti da accordi negoziali stipulati nel 2002 sono dovuti per le annualità 2013-2015. La normativa che esenta gli operatori da oneri anche di natura privata, introdotta nel 2019, non ha effetto retroattivo su obbligazioni già sorte da contratti validi.
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Concessioni idroelettriche: canoni e nuove regole
Le Sezioni Unite della Cassazione hanno confermato che la nuova disciplina sul canone binomio e l'obbligo di cessione gratuita di energia si applica a tutte le concessioni idroelettriche, incluse quelle in corso di validità. La decisione stabilisce che tali oneri non hanno natura tributaria ma sono corrispettivi per l'uso di un bene pubblico, rigettando le contestazioni basate sulla normativa emergenziale degli extra-profitti.
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Cessione gratuita energia: legittima per la Cassazione
La Corte di Cassazione ha confermato la legittimità dell'obbligo di cessione gratuita energia imposto da una regione ai concessionari di grandi derivazioni idroelettriche. Respinti i ricorsi di diverse società energetiche, la Corte ha stabilito che tale obbligo non costituisce un tributo, ma una forma di corrispettivo per l'uso di un bene pubblico (l'acqua). La misura è stata ritenuta proporzionata, non discriminatoria e non configurabile come aiuto di Stato, in quanto non altera la concorrenza a favore di altri operatori.
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Terzo mandato avvocati: la Cassazione chiarisce
La Corte di Cassazione, Sezioni Unite, ha stabilito che ai fini del divieto di terzo mandato consecutivo per i consiglieri degli ordini forensi, un mandato si considera interamente espletato anche se interrotto da dimissioni anticipate. La sentenza chiarisce che rileva la durata 'oggettiva' della consiliatura per cui si è stati eletti, e non la durata 'soggettiva' del servizio effettivamente prestato. Pertanto, un avvocato che ha già svolto due mandati consecutivi non può ricandidarsi immediatamente, anche se uno dei due mandati è durato meno di due anni a causa di dimissioni.
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Terzo mandato consecutivo: stop della Cassazione
La Corte di Cassazione, a Sezioni Unite, ha annullato una decisione del Consiglio Nazionale Forense, stabilendo che il divieto di terzo mandato consecutivo per i consiglieri degli Ordini degli Avvocati deve essere interpretato in modo rigoroso e oggettivo. Secondo la Corte, né le dimissioni volontarie prima della fine del mandato, né la mancata partecipazione a una consiliatura di durata inferiore a due anni (infrabiennale) sono sufficienti a interrompere la consecutività. La nozione di 'mandato' fa riferimento alla durata legale dell'intero organo consiliare, non al periodo di servizio effettivo del singolo consigliere, al fine di garantire il ricambio generazionale e prevenire la cristallizzazione delle cariche.
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Terzo mandato consecutivo: Cassazione chiarisce
Le Sezioni Unite della Cassazione hanno stabilito che, ai fini del divieto di terzo mandato consecutivo per i consiglieri degli Ordini forensi, le dimissioni anticipate non interrompono la consecutività. Il mandato va considerato nella sua durata legale 'oggettiva', non in quella 'soggettiva' effettivamente svolta dal singolo. La Corte ha cassato la decisione del Consiglio Nazionale Forense che aveva ritenuto legittime le candidature di due avvocati.
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Data certa PEC: allegati inclusi nella validità
Un'erede rivendicava la proprietà di alcuni quadri depositati presso una società poi fallita, basando la sua prova su documenti inviati come allegati a una PEC. Inizialmente, la sua richiesta fu respinta perché i documenti non erano nel corpo dell'email. La Corte di Cassazione ha ribaltato la decisione, stabilendo che la ricevuta di consegna di una Posta Elettronica Certificata fornisce data certa PEC all'intero messaggio, inclusi i suoi allegati. Questo li rende legalmente validi e opponibili a terzi, come il curatore fallimentare, a meno che non vi sia una contestazione specifica e dettagliata sulla loro conformità.
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Canone aggiuntivo concessioni: la Cassazione decide
Una società energetica ha contestato il canone aggiuntivo imposto da un ente regionale per la prosecuzione dell'esercizio di impianti idroelettrici dopo la scadenza delle concessioni. La Corte di Cassazione, con ordinanza, ha respinto il ricorso, confermando la piena legittimità del potere regionale di imporre tale corrispettivo. La decisione si fonda sul principio che l'operatore, continuando a utilizzare beni pubblici (le cosiddette 'opere bagnate') e a trarne profitto, deve versare un compenso all'ente pubblico. Il canone aggiuntivo è stato qualificato non come un tributo, ma come una controprestazione per l'uso di beni demaniali, rientrando così nelle competenze regionali in materia di energia.
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Canone telecomunicazioni: limiti su beni disponibili?
Una società di telecomunicazioni si oppone al pagamento di un canone di locazione a un Comune per l'installazione di antenne su un terreno del patrimonio disponibile. La Corte d'Appello aveva dato ragione al Comune, ritenendo non applicabile il divieto di imporre oneri aggiuntivi previsto per gli operatori del settore. La Corte di Cassazione, vista la novità e la rilevanza della questione sul canone telecomunicazioni, ha rinviato la causa a pubblica udienza per una decisione approfondita, senza ancora risolvere il merito della controversia.
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Patrimonio disponibile: no al canone unico per TLC
Il Tribunale di Ancona (sent. del 04/07/2025, R.G. 5277/2024) stabilisce che il canone unico non si applica ai contratti di locazione di beni del patrimonio disponibile comunale, anche se usati per servizi di telecomunicazione. La natura privatistica del rapporto prevale, rendendo legittimo il canone di locazione pattuito.
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Canone unico patrimoniale: stop ai canoni elevati
Una società di telecomunicazioni ha contestato avvisi di accertamento di un Comune per canoni di occupazione di suolo pubblico. Il Tribunale ha accolto l'opposizione, annullando gli atti. La decisione si fonda sull'applicazione del canone unico patrimoniale, che fissa un tetto massimo di 800 euro annui per ogni impianto. La sentenza chiarisce che tale limite legale si sostituisce automaticamente alle clausole contrattuali più onerose, anche per i contratti stipulati prima della sua entrata in vigore, a partire dalla sua efficacia.
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