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Direttiva 98/59 CE

5 provvedimenti

Cessione ramo d’azienda: il lavoratore può opporsi?
La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 11816/2024, ha affrontato il caso di un direttore di supermercato che contestava la validità del suo trasferimento in seguito a una cessione di ramo d'azienda. Il lavoratore lamentava la violazione delle procedure di informazione sindacale e la mancanza di autonomia funzionale del punto vendita ceduto. La Corte ha rigettato il ricorso, stabilendo due principi chiave: primo, il diritto all'informazione e consultazione è una prerogativa delle organizzazioni sindacali, non del singolo lavoratore, la cui violazione non invalida l'atto di cessione. Secondo, l'autonomia del ramo ceduto sussiste anche se alcune funzioni, come la contabilità o la gestione del personale, erano centralizzate, purché il complesso dei beni trasferiti sia idoneo a proseguire l'attività economica.
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Dimissioni incentivate: quando sono nulle per dolo?
Un lavoratore accetta delle dimissioni incentivate e, pochi mesi dopo, l'azienda avvia una procedura di licenziamento collettivo. Il dipendente impugna le dimissioni per dolo, ma la Corte di Cassazione rigetta il ricorso. Secondo la Corte, il lasso di tempo intercorso tra le dimissioni e l'avvio della procedura è un elemento chiave per escludere l'intento fraudolento del datore di lavoro, la cui prova spetta al lavoratore. La sentenza affronta anche la validità delle udienze svoltesi in forma scritta durante l'emergenza pandemica.
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Licenziamento collettivo dirigenti: obblighi UE
La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso di una società, confermando che le procedure di informazione e consultazione sindacale previste per il licenziamento collettivo si applicano obbligatoriamente anche ai dirigenti. La sentenza sottolinea come questa estensione derivi dalla necessità di adeguare la normativa italiana alla direttiva europea 98/59/CE, a seguito di una precedente condanna da parte della Corte di Giustizia UE. La Corte ha chiarito che tale obbligo sussiste per tutte le tipologie di licenziamento collettivo, senza distinzioni.
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Licenziamento collettivo: le tutele per il lavoratore
La Corte di Cassazione ha stabilito che un licenziamento individuale, se parte di una più ampia riduzione di personale, deve essere trattato come un licenziamento collettivo. La mancata attivazione della procedura prevista non comporta la reintegrazione del lavoratore, bensì il diritto a un'indennità risarcitoria, secondo le norme vigenti al momento del recesso (post-riforma Fornero). La sentenza chiarisce la nozione di 'unità produttiva', specificando che sedi senza autonomia gestionale non possono essere considerate tali, e i licenziamenti avvenuti in esse vanno sommati a quelli di altre sedi.
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Cambio appalto licenziamento: non è collettivo
Un gruppo di lavoratori, in seguito a un cambio di appalto, ha rifiutato la riassunzione con la nuova azienda e il successivo trasferimento disposto dal datore di lavoro originario. Di conseguenza, sono stati licenziati per motivi disciplinari. Hanno impugnato il licenziamento sostenendo che si trattasse di un licenziamento collettivo mascherato, ma la Corte di Cassazione ha respinto la loro tesi. La Corte ha chiarito che nel caso di cambio appalto licenziamento, la procedura per i licenziamenti collettivi non si applica se il subentrante offre la riassunzione a parità di condizioni. Il trasferimento è stato considerato legittimo e i licenziamenti validi in quanto disciplinari.
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