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Direttiva 2014/41/UE

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97 provvedimenti

Utilizzabilità chat criptate: la Cassazione decide
La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso di un indagato contro la custodia cautelare in carcere per traffico di stupefacenti. La difesa contestava l'utilizzabilità delle chat criptate acquisite da autorità francesi tramite Ordine Europeo di Indagine. La Corte ha confermato la piena utilizzabilità di tali prove, richiamando i principi delle Sezioni Unite, secondo cui l'acquisizione di risultati di intercettazioni già esistenti all'estero segue le regole dell'art. 270 c.p.p. e non richiede una preventiva autorizzazione del giudice italiano. È stato inoltre confermato il pericolo di recidiva, data la gravità dei fatti commessi durante una misura cautelare precedente.
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Mandato d’arresto europeo: i limiti del controllo
La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso di un cittadino contro la consegna alle autorità tedesche in esecuzione di un mandato d'arresto europeo per reati fiscali e di immigrazione. La Corte ha stabilito che, in base al principio di reciproco affidamento, il giudice italiano non può valutare la sufficienza degli indizi di colpevolezza, competenza esclusiva dell'autorità giudiziaria emittente. Inoltre, ha dichiarato inammissibili i motivi di ricorso presentati successivamente a quelli originari.
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Ordine Indagine Europeo: Prove Estere e Difesa
La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso di un imputato in custodia cautelare per favoreggiamento, la cui accusa si basava su chat criptate ottenute dalla Francia tramite un Ordine Indagine Europeo. La difesa contestava la legittimità dell'acquisizione originaria delle prove e la violazione del diritto di difesa. La Corte ha ribadito la piena utilizzabilità delle prove, fondandosi sul principio della presunzione di legittimità degli atti giudiziari esteri e sul fatto che spetta alla difesa l'onere di provare una concreta violazione dei diritti fondamentali, non essendo sufficiente una generica contestazione.
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Mandato di arresto europeo: legittima la consegna
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un cittadino italiano contro la sua consegna alla Germania in esecuzione di un mandato di arresto europeo per un reato di truffa. La Corte ha stabilito che la consegna è legittima anche per sole finalità processuali, come assicurare la presenza dell'imputato al processo, soprattutto in presenza di un pericolo di fuga, e che non è possibile pretendere la partecipazione al processo a distanza tramite video collegamento come alternativa alla consegna.
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Chat criptate: onere della prova spetta alla difesa
La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso di un indagato contro un'ordinanza di custodia cautelare per associazione a delinquere finalizzata al narcotraffico. La difesa contestava l'utilizzabilità delle chat criptate e l'identificazione dell'indagato. La Corte ha stabilito che l'onere di provare l'illegittimità dell'acquisizione delle chat spetta alla difesa e ha confermato la corretta identificazione basata su altri elementi, come il riconoscimento vocale.
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Chat criptate utilizzabili: la Cassazione decide
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibili i ricorsi di due individui accusati di traffico internazionale di cocaina, basandosi su prove derivanti da chat criptate. La sentenza chiarisce che i dati ottenuti da autorità estere tramite Ordine Europeo di Indagine (OEI) sono pienamente utilizzabili come prova, qualificandoli come 'circolazione probatoria' e non come intercettazioni da autorizzare ex novo. La difesa non è riuscita a dimostrare una violazione dei diritti fondamentali nell'acquisizione originale dei dati, rendendo le prove valide e confermando la gravità indiziaria a carico degli imputati.
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Utilizzabilità chat criptate: la Cassazione conferma
La Corte di Cassazione ha rigettato i ricorsi di due imputati condannati per associazione di tipo mafioso (art. 416-bis c.p.). La difesa contestava l'utilizzabilità delle chat criptate ottenute tramite Ordine di Indagine Europeo. La Suprema Corte ha confermato la legittimità dell'acquisizione di tali prove, basandosi sul principio di presunzione di legittimità degli atti compiuti all'estero e sulla necessità di una valutazione complessiva degli indizi. La sentenza solidifica l'orientamento giurisprudenziale favorevole all'uso di comunicazioni criptate nei procedimenti penali.
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Prove dall’estero: la Cassazione sui criptofonini
La Cassazione ha confermato la custodia cautelare per un indagato per traffico di stupefacenti, respingendo il ricorso sull'inutilizzabilità delle prove dall'estero. Le chat da criptofonini, acquisite tramite Ordine di Indagine Europeo, sono state ritenute utilizzabili. La Corte ha stabilito che spetta alla difesa l'onere di provare la violazione di diritti fondamentali nel Paese di origine, non potendo il giudice italiano riesaminare la procedura estera.
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Inutilizzabilità chat criptate: la Cassazione decide
La Corte di Cassazione si è pronunciata su un caso di narcotraffico basato su prove provenienti da un sistema di comunicazione cifrata, acquisite tramite Ordine Europeo di Indagine. I ricorsi degli imputati, che lamentavano l'inutilizzabilità delle chat criptate per presunta violazione dei diritti di difesa, sono stati in gran parte rigettati. La Corte ha ribadito la validità di tali prove, fondandosi sul principio di fiducia reciproca tra Stati UE e ponendo a carico della difesa l'onere di provare specifiche violazioni dei diritti fondamentali. La sentenza ha annullato con rinvio solo una delle posizioni per un vizio di motivazione relativo alla collocazione temporale della condotta associativa.
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Chat criptate e OEI: la Cassazione fa chiarezza
La Corte di Cassazione si è pronunciata su un complesso caso riguardante reati in materia di armi, affrontando due questioni giuridiche di grande attualità. La prima riguarda l'utilizzabilità delle conversazioni su chat criptate, acquisite da autorità straniere tramite Ordine Europeo di Indagine (OEI). La Corte ha stabilito che tali dati, se già acquisiti e decrittati all'estero, circolano come prove documentali e non come intercettazioni, rendendoli pienamente utilizzabili. La seconda questione concerne il calcolo della pena per un imputato che ha collaborato con la giustizia. La Corte ha annullato con rinvio la sentenza d'appello su questo punto, ribadendo che la speciale attenuante per la "dissociazione attuosa" non può essere neutralizzata nel bilanciamento con le circostanze aggravanti, come la recidiva, ma deve essere applicata successivamente. I ricorsi degli altri imputati, basati principalmente sull'inutilizzabilità delle chat criptate, sono stati rigettati.
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Prove Sky-Ecc: la Cassazione conferma la custodia
La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 10056/2025, ha rigettato il ricorso di un indagato sottoposto a custodia cautelare per associazione di stampo mafioso e narcotraffico. Il caso verteva sull'utilizzabilità delle prove Sky-Ecc, acquisite tramite ordine europeo di indagine. La Corte ha confermato la piena validità di tali prove, ribadendo che l'acquirente stabile di stupefacenti può essere considerato partecipe del sodalizio criminale, e ha respinto le censure sulla mancanza di attualità delle esigenze cautelari.
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Ordine europeo di indagine: prove valide dall’estero
La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso di un imputato contro una misura cautelare basata su dati da telefoni criptati, acquisiti tramite Ordine europeo di indagine da un'autorità francese. La sentenza chiarisce che tale acquisizione costituisce circolazione di prove tra procedimenti e non una nuova intercettazione. Pertanto, le prove sono utilizzabili in Italia, presumendone la legittimità, a meno che non sia provata una violazione dei diritti fondamentali della difesa.
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Ordine europeo di indagine: prove da SkyEcc valide
La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso di un indagato per traffico di stupefacenti, confermando la legittimità dell'acquisizione di messaggi da 'criptofonini' ottenuti dall'estero tramite un ordine europeo di indagine. La Corte ha stabilito che tale acquisizione non costituisce una nuova intercettazione, ma una trasmissione di prove già esistenti, la cui inutilizzabilità può essere dichiarata solo in caso di provata violazione dei diritti fondamentali della difesa.
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Dati criptati SkyEcc: prove valide in Italia?
La Corte di Cassazione ha rigettato un ricorso in materia di traffico di stupefacenti, confermando l'utilizzabilità dei dati criptati provenienti dalla piattaforma SkyEcc. La Corte ha stabilito che i dati, già acquisiti e decifrati da autorità giudiziarie francesi e trasmessi tramite Ordine Europeo di Indagine, costituiscono prova documentale e non richiedono l'autorizzazione preventiva tipica delle intercettazioni. La difesa ha l'onere di dimostrare una specifica violazione dei diritti fondamentali, non essendo sufficiente la mera impossibilità di verificare l'algoritmo di cifratura.
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Chat criptate: utilizzabilità prove da server esteri
La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso di due indagati per reati legati alle armi, la cui accusa si basava su chat criptate ottenute da autorità francesi. La difesa contestava l'utilizzabilità di tali prove, sostenendo violazioni procedurali e dei diritti fondamentali. La Corte, richiamando le recenti sentenze delle Sezioni Unite, ha confermato che le chat criptate, acquisite tramite Ordine Europeo di Indagine, sono prove pienamente utilizzabili. Ha inoltre stabilito che spetta alla difesa l'onere di dimostrare una concreta violazione dei diritti fondamentali, applicando un principio di presunzione di legittimità dell'operato delle autorità giudiziarie estere.
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Mandato di Arresto Europeo: Limiti e Annullamento
La Corte di Cassazione annulla una sentenza di consegna basata su un Mandato di Arresto Europeo, evidenziando che non può essere utilizzato per scopi meramente investigativi. La decisione sottolinea l'importanza del principio di proporzionalità e la necessità di valutare alternative meno invasive, come l'Ordine Europeo di Indagine. La Corte ha rinviato il caso al giudice di merito per ottenere chiarimenti indispensabili dallo Stato emittente.
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Mandato di arresto europeo: il ruolo di Eurojust
Un uomo si oppone alla sua consegna temporanea a uno Stato estero in esecuzione di un mandato di arresto europeo, lamentando l'incompatibilità di un giudice e l'illegittima modifica dei termini di consegna. La Corte di Cassazione dichiara il ricorso inammissibile, specificando che l'incompatibilità è motivo di ricusazione e non di nullità, e che Eurojust può legittimamente facilitare l'accordo sulle modalità della consegna, confermando la validità della procedura di cooperazione giudiziaria.
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