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Direttiva 2006/112/CE, art. 167

16 provvedimenti

Detrazione IVA Società di Comodo: la Cassazione segue l’Europa
L'Agenzia delle Entrate aveva negato a un'azienda la possibilità di utilizzare un credito IVA, classificandola come 'società di comodo'. La Corte di Cassazione, però, ha ribaltato la decisione. Seguendo una recente sentenza della Corte di Giustizia dell'Unione Europea, ha stabilito che la normativa italiana è incompatibile con il diritto comunitario. Il principio affermato è che la detrazione IVA per società di comodo non può essere negata in modo automatico. Tale limitazione è illegittima se non è strettamente necessaria a combattere frodi o abusi, che devono essere provati dall'amministrazione finanziaria. La causa è stata quindi rinviata per un nuovo esame basato su questi principi europei.
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Società non operativa: spetta il rimborso IVA?
La Corte di Cassazione ha analizzato il caso di una società a cui era stato negato un rimborso IVA perché considerata 'non operativa'. La Corte ha annullato la decisione di merito per motivazione illogica, cogliendo l'occasione per ribadire due principi fondamentali: 1) il rimborso IVA è ammissibile per costi sostenuti su beni di terzi, purché strumentali all'attività d'impresa; 2) lo status di società non operativa non può basarsi solo sul mancato raggiungimento di ricavi minimi, ma richiede una valutazione sull'effettiva esistenza di un'attività economica, escludendo frodi o abusi.
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Detrazione IVA: la Cassazione sulle operazioni fittizie
La Corte di Cassazione ha esaminato un caso di indebita detrazione IVA contestata dall'Amministrazione Finanziaria a una società energetica. La contestazione riguardava sia operazioni soggettivamente inesistenti (una vendita circolare di energia elettrica tra società del gruppo) sia operazioni oggettivamente inesistenti (servizi di consulenza fatturati da una società 'cartiera'). La Corte ha cassato la sentenza di appello, che aveva dato ragione al contribuente, stabilendo due principi chiave. Primo, il giudice di secondo grado aveva omesso di pronunciarsi sulla questione delle fatture per operazioni oggettivamente inesistenti. Secondo, e più importante, ha ribadito che il diritto alla detrazione IVA non sorge per operazioni simulate, anche se non vi è un danno diretto per l'Erario. La semplice finzione soggettiva dell'operazione è sufficiente per escludere la detrazione.
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Detrazione IVA: a chi spetta se cambia il committente?
Una società subentrava in un contratto per la realizzazione di un impianto fotovoltaico, pagando le fatture emesse a suo nome. Tuttavia, l'impianto era già stato completato prima del subentro. La Corte di Cassazione ha negato il diritto alla detrazione IVA alla nuova società, stabilendo che il soggetto legittimato è il committente originario, ovvero colui che era parte del contratto al momento della conclusione dei lavori. Il pagamento da parte della nuova società è stato qualificato come adempimento del terzo, irrilevante ai fini fiscali.
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Retribuzione amministratori: la Cassazione decide
La Cassazione ha respinto il ricorso di una società contro un avviso di accertamento. Confermato il principio per cui la retribuzione amministratori, per essere deducibile, deve essere deliberata dall'assemblea dei soci. I costi per contratti di consulenza fittizi, che mascherano tale retribuzione, sono indeducibili, così come l'IVA su prestazioni derivanti da interposizione illecita di manodopera.
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Nullità contratto e IVA: la Cassazione fa chiarezza
La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 16279/2024, ha stabilito un importante principio in materia di nullità contratto e detrazione IVA. Un contratto di compravendita, nullo secondo il diritto civile a causa di un palese conflitto di interessi del notaio rogante, non comporta automaticamente l'indetraibilità dell'IVA. La Corte, richiamando la giurisprudenza europea, ha chiarito che il diritto alla detrazione viene meno solo se l'Amministrazione Finanziaria dimostra che l'operazione era fittizia, parte di un'evasione fiscale o costituiva un abuso del diritto. La sentenza di merito è stata cassata perché non aveva svolto queste necessarie verifiche sulla sostanza dell'operazione.
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Società non operativa: rimborso IVA sempre legittimo
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 33443/2024, ha stabilito che a una società non operativa non può essere negato il rimborso del credito IVA basandosi unicamente sul mancato raggiungimento di soglie di ricavo predeterminate dalla legge. Conformemente al diritto europeo, il fattore decisivo è l'effettivo svolgimento di un'attività economica, anche se in fase preparatoria. Il diritto al rimborso può essere negato solo in presenza di frode o abuso, la cui prova spetta all'Amministrazione finanziaria.
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Società di comodo: no a diniego rimborso IVA
Una società immobiliare si è vista negare un ingente rimborso IVA perché considerata fiscalmente una "società di comodo" a causa di ricavi insufficienti. La Corte di Cassazione, applicando una recente sentenza della Corte di Giustizia UE, ha cassato la decisione. Ha stabilito che il diritto alla detrazione IVA non può essere negato solo sulla base del mancato superamento di una soglia di ricavi presunta, a condizione che l'impresa svolga un'effettiva attività economica e non vi siano frodi o abusi.
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Società di comodo: Cassazione su IVA e sanzioni
Una recente ordinanza della Corte di Cassazione affronta il tema della società di comodo, stabilendo un'importante distinzione tra imposte dirette e IVA. La Corte ha confermato la legittimità dell'accertamento per IRES e IRAP, ritenendo non sufficientemente provata l'impossibilità oggettiva di produrre reddito. Tuttavia, ha accolto il ricorso riguardo all'IVA, affermando che la normativa nazionale che nega la detrazione è in contrasto con il diritto dell'Unione Europea e va disapplicata. Infine, ha ordinato la rideterminazione delle sanzioni in base al principio del favor rei.
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Rimborso IVA: no se l’attività non è mai iniziata
Una società in liquidazione ha richiesto un rimborso IVA per l'anno 2019, che l'Agenzia delle Entrate ha negato considerandola "non operativa". Dopo due decisioni favorevoli alla società nei gradi di merito, la Corte di Cassazione ha ribaltato la situazione. La Suprema Corte ha chiarito che il diritto al rimborso IVA è strettamente legato all'esistenza di un'"attività economica" effettiva o, quantomeno, all'intenzione di avviarla. La messa in liquidazione volontaria, dovuta all'impossibilità di raggiungere lo scopo sociale, rappresenta una rinuncia definitiva a tale attività, facendo venir meno il presupposto per la detrazione e il conseguente rimborso dell'imposta. Il caso è stato rinviato alla corte di secondo grado per un nuovo esame.
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Rimborso IVA tardivo: la Cassazione sui termini
Una società di infrastrutture ha richiesto un rimborso per l'IVA versata in eccesso, ma l'istanza è stata considerata un rimborso IVA tardivo. La Corte di Cassazione ha confermato la decisione, stabilendo che il termine di decadenza applicabile è quello biennale previsto dall'art. 21 del D.Lgs. 546/1992. Il termine decorre dal momento in cui il contribuente ha la possibilità di accertare l'errore, ovvero dalla ricezione delle fatture del subappaltatore con l'aliquota corretta, e non da scadenze successive legate alla rendicontazione del progetto.
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Società di comodo: stop al diniego del rimborso IVA
La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso dell'Amministrazione Finanziaria, confermando il diritto di una società al rimborso IVA. La qualifica di società di comodo, secondo la Corte, non è sufficiente per negare il rimborso, in linea con i principi della Corte di Giustizia UE. La normativa nazionale che presume l'assenza di operatività basandosi solo su ricavi insufficienti deve essere disapplicata in materia IVA.
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Società di comodo: no al blocco della detrazione IVA
Una società era stata qualificata come "società di comodo" dall'Amministrazione Finanziaria, con conseguente negazione del diritto a detrarre il credito IVA. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso dell'azienda, stabilendo un principio fondamentale: la normativa nazionale che si basa su criteri meramente presuntivi per identificare una società di comodo e negare la detrazione IVA è in contrasto con il diritto europeo. Citando una sentenza della Corte di Giustizia UE, la Cassazione ha chiarito che per negare tale diritto, l'autorità fiscale deve fornire la prova concreta di un'operazione fraudolenta o abusiva, non potendosi basare solo su un reddito insufficiente.
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Società non operative: la Cassazione e il credito IVA
Una società è stata oggetto di accertamenti fiscali per Ires, Irap e Iva, venendo classificata come 'società non operativa' a causa di una prolungata inattività e di un'unica fattura ritenuta inesistente. La Corte di Cassazione, accogliendo parzialmente il ricorso della società, ha stabilito, in linea con una recente sentenza della Corte di Giustizia UE, che la qualifica di società non operativa, basata sul mancato raggiungimento di soglie di ricavi, non può comportare l'automatica perdita del diritto alla detrazione del credito IVA. Tale diritto può essere negato solo in presenza di frode o abuso, che devono essere provati dall'amministrazione finanziaria. La sentenza è stata quindi cassata con rinvio per un nuovo esame sulla questione IVA.
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Interposizione fittizia: no detrazione IVA
L'Agenzia delle Entrate ha contestato la detrazione IVA a una società, sostenendo che fosse coinvolta in uno schema di interposizione fittizia per aggirare i limiti sulle importazioni di energia. La Corte di Cassazione, ribaltando la decisione del giudice di merito, ha riaffermato il principio della prevalenza della sostanza sulla forma. Se un'entità viene utilizzata come intermediario fittizio per scopi fraudolenti, l'IVA correlata non è detraibile, a prescindere dalla regolarità formale di fatture e pagamenti.
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Rimborso IVA società non operative: la Cassazione chiarisce
L'Agenzia Fiscale negava un rimborso IVA a una società S.a.s. ritenendola non operativa. La Corte di Giustizia di secondo grado accoglieva il ricorso della società, ma la Cassazione ha cassato la sentenza. La Suprema Corte ha chiarito che, sebbene le soglie di operatività non possano da sole negare il rimborso IVA per contrasto con il diritto UE, spetta sempre al contribuente dimostrare di aver svolto un'effettiva attività economica. La Corte ha anche censurato l'errata interpretazione dei documenti da parte del giudice d'appello.
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