Una società italiana pagava interessi a una subholding, anch'essa italiana, credendo di essere esente dalla ritenuta fiscale. L'Agenzia delle Entrate ha contestato l'operazione, sostenendo che la subholding fosse una mera 'società conduit' e che il vero destinatario dei fondi fosse una consociata lussemburghese. La Corte di Cassazione ha dato ragione al Fisco, stabilendo un principio fondamentale: per ottenere l'esenzione, non basta essere il destinatario formale del pagamento. La società deve dimostrare di essere il 'beneficiario effettivo interessi infragruppo', cioè di avere il pieno controllo economico dei fondi. In questo caso, la sostanza dell'operazione ha prevalso sulla forma, con la conseguente conferma dell'accertamento fiscale a carico della società contribuente.
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