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decreto legislativo 3 febbraio 1993, n. 29

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Contrattazione collettiva pubblico impiego: la Cassazione
Un lavoratore di un consorzio pubblico per le autostrade ha richiesto aumenti salariali basati su un CCNL del settore privato. La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso, riaffermando che i rapporti di lavoro con enti pubblici sono regolati esclusivamente dalla contrattazione collettiva pubblico impiego. L'applicazione di fatto di un contratto privato da parte della P.A. è stata considerata illegittima e non idonea a creare diritti acquisiti.
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Contrattazione collettiva pubblico impiego: no al CCNL
La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso di alcuni dipendenti di un consorzio autostradale, ente pubblico non economico, che chiedevano l'applicazione di aumenti retributivi previsti da un CCNL del settore privato. La Corte ha stabilito che la contrattazione collettiva pubblico impiego è disciplinata da norme specifiche (in questo caso, una legge regionale e il D.Lgs. 165/2001), che escludono l'applicazione di contratti collettivi privati. La precedente applicazione di fatto del CCNL privato da parte dell'ente non crea un diritto acquisito per i lavoratori, poiché la legge successiva impone un regime giuridico inderogabile.
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Mansioni superiori autorità portuali: si applica il CC
Un dipendente di un'Autorità Portuale ha ottenuto il riconoscimento di mansioni superiori con adeguamento retributivo. La Cassazione ha confermato che per le mansioni superiori autorità portuali si applica la disciplina privatistica dell'art. 2103 c.c. e non le regole del pubblico impiego, respingendo il ricorso dell'ente. La sentenza chiarisce la natura speciale del rapporto di lavoro portuale, giustificata dalle esigenze operative e imprenditoriali del settore.
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Qualifica superiore nelle Autorità Portuali: la Cassazione
La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 1920/2024, ha stabilito che ai dipendenti delle Autorità di Sistema Portuale si applicano le norme del diritto privato in materia di riconoscimento della qualifica superiore. Un lavoratore che ha svolto mansioni superiori a quelle del suo inquadramento ha ottenuto il diritto al riconoscimento della qualifica superiore, poiché il suo rapporto è regolato dall'art. 2103 del codice civile e non dalle più restrittive norme sul pubblico impiego (art. 52 D.Lgs. 165/2001). La decisione si fonda sul principio 'lex specialis derogat generali', confermando la specialità della disciplina prevista dalla legge n. 84/1994 per il settore portuale, come già avallato dalla Corte Costituzionale.
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Ricostruzione di carriera ATA: i criteri di calcolo
La Corte di Cassazione si è pronunciata sulla corretta modalità di ricostruzione di carriera per un membro del personale ATA passato a un profilo professionale superiore. La lavoratrice chiedeva il riconoscimento integrale e immediato di tutto il servizio pregresso, sia a tempo determinato che in un ruolo inferiore. La Corte ha rigettato il ricorso, stabilendo che la normativa (d.P.R. n. 399/1988) impone un confronto tra due sistemi alternativi: la 'temporizzazione' e la ricostruzione ordinaria, applicando quello più favorevole al dipendente al momento del passaggio, senza cumulare i benefici.
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