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Decreto Legge 28 gennaio 2019, n. 4

7 provvedimenti

Reddito di cittadinanza: omessa info non è reato
Un cittadino era stato condannato per non aver dichiarato lo stato di detenzione domiciliare nella domanda per il Reddito di Cittadinanza. La Corte di Cassazione ha annullato la condanna, stabilendo che la detenzione domiciliare per un reato non incluso nell'elenco di quelli ostativi previsti dalla legge (nel caso specifico, un reato in materia di armi) è un'informazione irrilevante ai fini della concessione del beneficio. Di conseguenza, la sua omissione non costituisce reato.
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Abolitio Criminis RdC: Cassazione chiarisce
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un imputato condannato per indebita percezione del Reddito di Cittadinanza. Il ricorrente sosteneva l'intervenuta abolitio criminis a seguito della soppressione del beneficio. La Corte ha chiarito che le sanzioni penali continuano ad applicarsi per i fatti commessi fino al 31 dicembre 2023, respingendo la tesi dell'abolizione del reato. L'inammissibilità è stata estesa anche al secondo motivo, ritenuto una mera riproposizione di doglianze già respinte in appello.
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Reddito di cittadinanza reato: la Cassazione decide
Un cittadino è stato condannato per non aver dichiarato una precedente condanna per associazione di tipo mafioso nella domanda per il reddito di cittadinanza. La Corte di Cassazione ha rigettato il suo ricorso, stabilendo che il reato non era stato abrogato al momento della decisione di appello e che l'ignoranza dei requisiti di legge, anche a fronte di una modulistica non esplicita, non costituisce una scusante. La sentenza ribadisce il principio che l'onere di conoscere la legge grava sul cittadino che richiede il beneficio.
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Reddito di cittadinanza: reato anche dopo l’abolizione
La Corte di Cassazione ha stabilito che l'indebita percezione del reddito di cittadinanza resta reato per i fatti commessi fino al 31 dicembre 2023, nonostante la successiva abrogazione della misura. Una norma transitoria ha salvaguardato l'applicazione delle sanzioni penali, derogando al principio della legge più favorevole e garantendo la continuità della tutela penale. L'abrogazione della norma incriminatrice non ha quindi comportato una 'abolitio criminis' per le condotte passate.
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Visto di conformità infedele: competenza territoriale
In un caso di visto di conformità infedele, la Corte di Cassazione ha annullato una cartella di pagamento perché emessa da un ufficio territorialmente incompetente. La Corte ha stabilito che la competenza a sanzionare il professionista spetta esclusivamente alla Direzione Regionale dell'Agenzia delle Entrate del luogo di domicilio fiscale del professionista stesso, e non a quella del contribuente assistito.
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Visto di conformità infedele: l’ufficio competente
Un professionista ha impugnato una cartella di pagamento per visto di conformità infedele. La Cassazione ha annullato l'atto, stabilendo la competenza esclusiva della direzione regionale basata sul domicilio fiscale del professionista e non del contribuente, rendendo nullo l'atto emesso dall'ufficio provinciale.
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Visto di conformità infedele: competenza territoriale
Un professionista ha ricevuto una cartella di pagamento per un visto di conformità infedele. Ha impugnato l'atto sostenendo l'incompetenza territoriale dell'ufficio fiscale emittente. La Corte di Cassazione ha accolto la sua tesi, stabilendo che la competenza per tali violazioni spetta alla direzione regionale dell'Agenzia delle Entrate del domicilio fiscale del professionista, non di quello del contribuente. Di conseguenza, l'atto impositivo è stato annullato.
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