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d.P.R. n. 917 del 1986 Art. 53

8 provvedimenti

Iscrizione Gestione Separata: Reddito basso non esclude l’obbligo
La Corte di Cassazione ha chiarito i criteri per l'Iscrizione Gestione Separata INPS dei professionisti. Un Avvocato non aveva versato i contributi, sostenendo che la sua attività fosse occasionale per via del reddito inferiore a 5.000 euro. La Corte ha stabilito che l'obbligo di Iscrizione Gestione Separata dipende dalla natura abituale dell'attività, non solo dal reddito. Inoltre, il termine di prescrizione per i contributi decorre dalla scadenza prorogata, non da quella ordinaria. L'INPS ha vinto il ricorso e la causa tornerà in appello per una nuova valutazione.
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Base imponibile contributiva: INPS perde contro il socio
L'INPS pretendeva di includere nella base imponibile contributiva di un lavoratore autonomo gli utili derivanti dalla sua partecipazione, come socio fondatore, in una società a responsabilità limitata. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso dell'ente previdenziale, confermando che i proventi derivanti dalla mera partecipazione a società di capitali costituiscono redditi di capitale. Di conseguenza, tali somme non rientrano nella base imponibile contributiva per la gestione commercianti, la quale si calcola esclusivamente sui redditi d'impresa derivanti da un'effettiva attività lavorativa. La distinzione fiscale che qualifica i proventi del socio fondatore come lavoro autonomo costituisce una finzione giuridica non applicabile in ambito previdenziale.
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Gestione Separata INPS: Avvocato vince con reddito sotto 5.000€
Un avvocato, iscritto all'albo ma non alla Cassa Forense, ha ricevuto dall'INPS una richiesta di pagamento per la Gestione Separata INPS, nonostante un reddito annuo inferiore a 5.000 euro. La Corte di Cassazione ha chiarito un principio fondamentale: per i professionisti iscritti a un albo, l'obbligo di versare i contributi non dipende dal superamento di una soglia di reddito, ma dal carattere 'abituale' dell'attività. Il reddito basso è solo un indizio, non una prova decisiva. In questo caso, l'INPS non è riuscita a dimostrare che l'attività del professionista fosse abituale. Di conseguenza, la richiesta di pagamento è stata annullata e l'avvocato ha vinto la causa.
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Omissioni contributive spettacolo: la Cassazione decide
Una società di promozione eventi è stata sanzionata dall'ente previdenziale per omissioni contributive spettacolo relative a vari artisti e tecnici. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso della società, confermando che i pagamenti effettuati a una società riconducibile all'artista principale erano simulati e che i rimborsi spese per altri musicisti costituivano retribuzione. La Corte ha inoltre stabilito che l'onere di provare i presupposti per le agevolazioni sui diritti d'immagine incombe sul datore di lavoro, confermando il regime sanzionatorio più grave dell'evasione.
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Obbligo iscrizione gestione separata: la Cassazione
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 28729/2024, ha stabilito che gli avvocati non iscritti alla propria cassa di previdenza hanno l'obbligo di iscrizione alla Gestione Separata. La Corte ha anche chiarito importanti principi sul calcolo della prescrizione dei contributi, specificando che il termine decorre dalla scadenza del versamento, tenendo conto di eventuali proroghe, e non dalla data della dichiarazione dei redditi. Il caso è stato rinviato alla Corte d'Appello per una nuova valutazione.
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Gestione separata avvocati: obbligo sotto i 5000 euro
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 24192/2024, ha stabilito che un avvocato iscritto all'albo, ma non alla Cassa Forense per reddito inferiore a 5.000 euro, non è automaticamente esonerato dall'iscrizione alla gestione separata. Il criterio determinante non è il reddito, ma l'abitualità dell'attività professionale, che il giudice di merito deve accertare. Un reddito basso è solo uno degli indizi, non la prova decisiva per qualificare l'attività come occasionale. La Corte ha quindi cassato la decisione d'appello che escludeva l'obbligo contributivo basandosi unicamente sulla soglia di reddito.
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Gestione Separata e professionisti: quando l’obbligo?
Un professionista con un reddito annuo molto basso è stato citato in giudizio dall'ente previdenziale per la mancata iscrizione alla Gestione Separata. La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso dell'ente, stabilendo che non era stata fornita la prova dell'esercizio abituale della professione, requisito indispensabile per l'obbligo contributivo. Il reddito esiguo è stato considerato un forte indizio a sfavore della presunta abitualità dell'attività lavorativa.
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Valore imposta di registro: non fa prova per i redditi
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza in esame, ha stabilito un importante principio in materia di accertamento fiscale. Ha chiarito che il valore di un immobile definito ai fini dell'imposta di registro non può essere automaticamente utilizzato per provare un maggior reddito ai fini delle imposte dirette. Tale valore costituisce solo un semplice indizio e l'Agenzia delle Entrate ha l'onere di fornire ulteriori prove gravi, precise e concordanti. La Corte ha inoltre censurato la decisione dei giudici di merito per aver erroneamente qualificato la natura dell'accertamento, violando il principio di corrispondenza tra il chiesto e il pronunciato.
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