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d.P.R. n. 761 del 1979, art. 31

5 provvedimenti

Indennità di perequazione: no rinuncia senza accordo
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un'università, confermando il diritto dei suoi dipendenti distaccati presso un ente di ricerca a mantenere un'indennità di perequazione. La Corte ha stabilito che l'accettazione di un nuovo inquadramento contrattuale non costituisce una novazione del rapporto né una rinuncia implicita a un trattamento economico più favorevole precedentemente acquisito, in assenza di una chiara ed esplicita volontà delle parti in tal senso.
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Indennità De Maria: esclusa la posizione dirigenziale
Un dipendente universitario ha richiesto l'inclusione dell'indennità di posizione dirigenziale nel calcolo dell'indennità De Maria. La Corte di Cassazione, con l'ordinanza 5056/2024, ha respinto il ricorso, stabilendo che tale emolumento è legato all'effettivo conferimento di un incarico direttivo, che nel caso di specie mancava. La sentenza ribadisce che la perequazione salariale non si estende automaticamente a tutte le voci retributive del personale ospedaliero.
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Indennità di equiparazione: ricorso inammissibile
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di una dipendente universitaria relativo al calcolo della sua indennità di equiparazione. La controversia verteva su quali voci retributive dovessero essere incluse nel confronto con il trattamento economico del personale del Servizio Sanitario Nazionale. La Corte ha respinto il ricorso per vizi procedurali, tra cui la genericità dei motivi, la mancata contestazione specifica delle motivazioni della sentenza d'appello e il richiamo non corretto a documenti di parte. La decisione sottolinea l'importanza di formulare censure precise e tecnicamente corrette nel giudizio di legittimità.
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Indennità perequativa: CCNL protegge lo stipendio
Una università ha contestato il diritto di due suoi dipendenti a mantenere una indennità perequativa a seguito di un nuovo inquadramento contrattuale. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, stabilendo che la clausola di salvaguardia presente nel Contratto Collettivo Nazionale di Lavoro (CCNL) protegge i diritti economici già acquisiti dai lavoratori. La Corte ha chiarito che, anche in presenza di un nuovo accordo sull'inquadramento, l'indennità non viene meno ma si trasforma in un assegno personale riassorbibile, garantendo così la stabilità retributiva.
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Recupero indebito TFS: i termini per la P.A.
La Corte di Cassazione chiarisce i termini per il recupero indebito TFS da parte dell'ente previdenziale. Se l'errore di calcolo deriva da dati errati forniti dall'amministrazione datrice di lavoro, il termine per la richiesta di restituzione non è di un anno, ma di 60 giorni decorrenti dalla ricezione della comunicazione di rettifica. La sentenza sottolinea la distinzione tra errori interni all'ente ed errori esterni, proteggendo l'azione di recupero quando l'ente non ha colpa.
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