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d.P.R. n. 633/72, art. 19

5 provvedimenti

Rimborso IVA tardivo: la Cassazione chiarisce i termini
Una società sanitaria ha richiesto un rimborso IVA a causa di un errore di calcolo nella dichiarazione del 2006, presentata più di due anni dopo. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il rimborso IVA tardivo, specificando che il termine biennale previsto dall'art. 21 del D.Lgs. 546/92 inizia dalla data del versamento (cioè dalla presentazione della dichiarazione) e non dal termine ultimo per la presentazione. La decisione del tribunale di grado inferiore è stata annullata e la richiesta della società respinta.
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Operazioni inesistenti: prova e onere del contribuente
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza 12261/2024, ha chiarito la ripartizione dell'onere della prova in caso di contestazioni per operazioni inesistenti. Spetta all'Amministrazione Finanziaria fornire elementi, anche presuntivi, che facciano dubitare della veridicità delle fatture. Una volta forniti indizi gravi, precisi e concordanti, l'onere di dimostrare l'effettività dell'operazione si sposta sul contribuente. Nel caso di specie, la Corte ha ritenuto legittima la contestazione basata su un quadro indiziario solido, respingendo il ricorso della società.
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Rimborso IVA e prescrizione: la Cassazione decide
La Corte di Cassazione ha stabilito che il diritto al rimborso IVA per un'impresa che ha cessato l'attività è soggetto alla prescrizione ordinaria di dieci anni, e non al termine di decadenza biennale. Il caso riguardava una contribuente che, dopo la cessazione dell'attività, aveva richiesto il rimborso di un credito IVA maturato anni prima. L'Agenzia delle Entrate aveva negato il rimborso invocando la decadenza, ma la Suprema Corte ha rigettato il ricorso, confermando che la cessazione dell'attività fa sorgere il diritto al rimborso soggetto al termine decennale, indipendentemente dalla scelta originaria indicata in dichiarazione.
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Inerenza costo: IVA indetraibile per la controllante
Una società che produce grassi animali si è vista negare la detrazione IVA per l'acquisto di un impianto di cogenerazione. La Corte di Cassazione ha confermato la decisione, stabilendo che il bene non era inerente all'attività della società acquirente (la controllante), ma a quella della sua controllata, che lo utilizzava per produrre energia. La sentenza ribadisce che il principio di inerenza costo richiede un legame funzionale e diretto tra la spesa e l'attività specifica del soggetto che richiede la detrazione.
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Frode carosello: la buona fede del contribuente
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza in esame, ha chiarito i principi relativi all'onere della prova in caso di frode carosello. L'Amministrazione Finanziaria deve dimostrare la fittizietà del fornitore e la consapevolezza del cessionario, anche per presunzioni. Il contribuente, per provare la propria buona fede, non può limitarsi a dimostrare la regolarità formale delle operazioni, ma deve provare di aver usato la massima diligenza per non essere coinvolto nella frode. La Corte ha cassato la sentenza di merito che aveva annullato l'avviso di accertamento basandosi su una valutazione insufficiente degli indizi di frode e della buona fede del contribuente, rinviando la causa per un nuovo esame.
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