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D.P.R. n. 600 del 1973, art. 43

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41 provvedimenti

Onere probatorio tributario: la Cassazione decide
Una società impugna un avviso di accertamento per IRES sollevando molteplici questioni, tra cui il diniego di ammortamenti per mancata esibizione di documentazione ultradecennale e la legittimità di una ripresa a tassazione basata su un accertamento dell'anno precedente non ancora definitivo. La Corte di Cassazione, pur rigettando la maggior parte dei motivi e ribadendo il rigoroso onere probatorio tributario a carico del contribuente per i benefici fiscali, accoglie il ricorso sulla ripresa a tassazione. Viene stabilito che è illegittima una pretesa fiscale fondata su un atto presupposto la cui legittimità è ancora sub iudice, cassando con rinvio la sentenza su questo specifico punto.
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Operazioni inesistenti: onere della prova e sanzioni
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 30917/2024, ha affrontato un caso di operazioni soggettivamente inesistenti contestate a una società di commercio all'ingrosso. L'Agenzia delle Entrate aveva recuperato Ires, Irap e Iva per il 2013, sostenendo che la società avesse utilizzato fatture emesse da una 'cartiera'. La Corte ha rigettato quasi tutti i motivi di ricorso del contribuente, confermando che spetta a quest'ultimo provare la propria buona fede e diligenza, non essendo sufficiente la regolarità formale delle scritture contabili. Tuttavia, ha accolto il motivo relativo all'applicazione della sanzione per recidiva, chiarendo che essa presuppone un accertamento definitivo della violazione precedente. La sentenza è stata cassata con rinvio su questo specifico punto.
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Raddoppio termini IRAP: non si applica senza reati
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 32325/2024, ha stabilito un principio fondamentale in materia di accertamento fiscale. Il caso riguardava una società immobiliare a cui l'Agenzia delle Entrate aveva contestato un'operazione di leasing ritenuta elusiva, applicando il raddoppio dei termini di accertamento per Ires, Iva e Irap. La Corte ha accolto il ricorso della società su un punto cruciale: il raddoppio termini IRAP è illegittimo. Poiché le violazioni relative all'IRAP non sono presidiate da sanzioni penali, non può trovare applicazione l'estensione dei termini prevista per i reati tributari. La sentenza è stata cassata con rinvio su questo specifico punto.
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Notifica cartella di pagamento: quando è valida la copia
Un contribuente ha impugnato una cartella di pagamento sostenendo, tra le altre cose, l'invalidità della notifica avvenuta tramite la produzione di una semplice copia fotostatica dell'avviso di ricevimento. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, affermando che la notifica è valida e che le contestazioni del contribuente erano generiche e tardive. La Corte ha ribadito che la proposizione del ricorso sana eventuali vizi della notifica e che la contestazione di una copia richiede una negazione chiara e specifica della sua conformità all'originale.
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Raddoppio dei termini: Cassazione chiarisce le regole
Una società di costruzioni ha impugnato avvisi di accertamento basati sull'applicazione del raddoppio dei termini per reati fiscali. La Corte di Cassazione ha chiarito che, in caso di successione di leggi, si applica la normativa in vigore al momento della notifica dell'avviso. Di conseguenza, ha ritenuto legittimo il raddoppio dei termini per gli avvisi notificati prima delle riforme del 2015, che lo avevano limitato. Ha inoltre confermato che il raddoppio non si applica all'IRAP e che la violazione del termine dilatorio di 60 giorni post-verifica causa la nullità dell'atto.
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Raddoppio termini accertamento: la Cassazione decide
La Corte di Cassazione ha stabilito che il raddoppio dei termini di accertamento per investimenti detenuti in paradisi fiscali si applica anche se l'Agenzia delle Entrate non utilizza la presunzione legale specifica di evasione. La ratio della norma è fornire strumenti più efficaci per contrastare l'allocazione di capitali all'estero, indipendentemente dal metodo probatorio usato dall'Ufficio. La Corte ha quindi cassato la sentenza di merito che aveva dichiarato decaduta l'Amministrazione finanziaria dal potere impositivo.
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Eccezione di decadenza: quando va sollevata?
La Cassazione ha stabilito che l'eccezione di decadenza del potere di accertamento fiscale è un'eccezione in senso proprio. Pertanto, il contribuente deve sollevarla nel ricorso introduttivo di primo grado e non può proporla per la prima volta in appello. La sentenza della Commissione Tributaria Regionale, che aveva accolto un'eccezione tardiva, è stata cassata con rinvio.
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Decadenza accertamento tributi: la Cassazione decide
La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso di un Comune, confermando l'illegittimità di un avviso di accertamento per la tassa sui rifiuti (TARES) relativo al 2013. Il punto centrale della decisione è la decadenza accertamento tributi locali. La Corte ha stabilito che l'atto, notificato nel 2019, era tardivo, poiché il termine quinquennale previsto dalla legge scadeva il 31 dicembre 2018. Per le occupazioni preesistenti all'inizio dell'anno d'imposta, il calcolo del termine di cinque anni decorre dall'anno stesso, rendendo nullo ogni accertamento notificato oltre tale scadenza.
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Giudicato penale assolutorio: effetti nel Fisco
La Corte di Cassazione, con ordinanza interlocutoria, ha sospeso un giudizio tributario relativo ad avvisi di accertamento per operazioni inesistenti. La decisione è motivata dalla necessità di attendere la pronuncia delle Sezioni Unite sull'interpretazione del nuovo art. 21-bis d.lgs. 74/2000, che disciplina l'efficacia del giudicato penale assolutorio nel processo fiscale, una questione sollevata dal contribuente che era stato assolto in sede penale per i medesimi fatti.
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Decadenza accertamento TARI: i termini per il Comune
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza in esame, ha confermato la decadenza accertamento TARI per un Comune che aveva notificato un avviso per l'anno 2013 solo nel 2019. La Corte ha ribadito che il termine di cinque anni per la notifica scade il 31 dicembre del quinto anno successivo a quello in cui la dichiarazione o il versamento avrebbero dovuto essere effettuati. In questo caso, il termine era scaduto il 31 dicembre 2018, rendendo l'atto successivo nullo.
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Raddoppio termini accertamento: la Cassazione decide
Un contribuente, sanzionato per false fatturazioni, aveva ottenuto l'annullamento dell'atto in secondo grado. La Corte di giustizia tributaria riteneva illegittimo il raddoppio dei termini di accertamento perché la denuncia penale era successiva alla scadenza ordinaria. La Cassazione ha ribaltato la decisione, chiarendo che per gli atti notificati prima del 2016, il raddoppio termini accertamento è valido se esistono gravi indizi di reato, a prescindere da quando la denuncia viene formalizzata. Il caso è stato rinviato per un nuovo esame.
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Avviso di accertamento: no a un doppio atto fiscale
Un contribuente ha impugnato un avviso di accertamento basato su indagini finanziarie, sostenendo che fosse un illegittimo secondo atto impositivo per lo stesso anno e che fosse privo di adeguata motivazione. La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso, chiarendo che il primo atto era una mera contestazione di sanzioni per irregolarità contabili, distinto dal successivo avviso di accertamento reddituale. La Corte ha inoltre confermato la validità della motivazione che rinviava ai verbali della Guardia di Finanza, in quanto già noti al contribuente e sufficienti a garantire il suo diritto di difesa.
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Indagini finanziarie: limiti e poteri del Fisco
Un contribuente ha impugnato un avviso di accertamento derivante da indagini finanziarie, sostenendo che fosse illegittimo a causa di una verifica precedente per lo stesso anno. La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso, chiarendo che le nuove indagini finanziarie si basavano su dati più ampi e approfonditi (incluse operazioni extraconto) non disponibili nella prima verifica, giustificando così il nuovo accertamento.
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Accertamento parziale: via libera a nuove verifiche fiscali
La Corte di Cassazione chiarisce che, a seguito di un accertamento parziale definito con adesione, l'Amministrazione Finanziaria può legittimamente emettere un ulteriore avviso di accertamento per lo stesso periodo d'imposta, senza la necessità di scoprire nuovi elementi. La sentenza sottolinea la differenza normativa tra la definizione di un accertamento generale e quella di un accertamento parziale, affermando che solo nel primo caso l'azione successiva è vincolata alla sopravvenuta conoscenza di nuovi fatti. Questa pronuncia ribalta la decisione di merito che aveva erroneamente annullato il secondo atto impositivo.
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Impugnazione cartella: i vizi degli atti precedenti
La Corte di Cassazione chiarisce che l'impugnazione di una cartella di pagamento è inammissibile se i motivi del ricorso riguardano vizi di atti prodromici, come gli avvisi di accertamento, che non sono stati impugnati a loro volta. Il contribuente può far valere solo i vizi propri della cartella e non quelli degli atti che la precedono, i quali devono essere contestati nei termini di legge.
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Sospensione giudizio: Rottamazione ferma la Cassazione
Una contribuente ha presentato ricorso in Cassazione contro un accertamento sintetico dell'Agenzia delle Entrate. Prima della decisione nel merito, ha aderito alla "rottamazione" dei debiti fiscali prevista dalla Legge 197/2022. Di conseguenza, la Corte ha ordinato la sospensione del giudizio tributario fino al 30 novembre 2027, data entro la quale il pagamento dilazionato dovrà essere completato. L'estinzione del processo è subordinata al corretto adempimento del piano di pagamento.
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Compensazione crediti inesistenti: la Cassazione decide
La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso di una società sanzionata per compensazione di crediti inesistenti. L'operazione fraudolenta avveniva tramite l'uso di modelli F24 intestati a un'altra azienda per pagare i propri contributi. La Corte ha confermato che la responsabilità ricade sull'effettivo utilizzatore del beneficio e ha chiarito importanti principi procedurali, tra cui l'inammissibilità di diverse eccezioni sollevate dalla ricorrente.
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Presunzione evasione estero: irretroattività della norma
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 17222/2025, ha stabilito un principio cruciale in materia di capitali detenuti all'estero. Il caso riguarda una contribuente a cui l'Agenzia delle Entrate contestava redditi non dichiarati per gli anni 2005-2008, applicando la presunzione di evasione introdotta nel 2009. La Corte ha chiarito che tale presunzione ha natura sostanziale e non può essere applicata retroattivamente. Di conseguenza, per i periodi d'imposta antecedenti al 1° luglio 2009, l'onere di provare l'evasione non si inverte automaticamente, ma spetta all'Amministrazione Finanziaria dimostrarla tramite presunzioni semplici. È stato invece confermato il carattere retroattivo delle norme procedurali che raddoppiano i termini per l'accertamento. La sentenza d'appello è stata cassata con rinvio.
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Responsabilità del liquidatore: onere della prova
La Corte di Cassazione, con una recente ordinanza, ha cassato la decisione di merito che escludeva la responsabilità del liquidatore per i debiti fiscali di una società cancellata. I giudici hanno riaffermato che la responsabilità del liquidatore è di natura civile e personale. L'Amministrazione Finanziaria deve solo provare il debito della società e la disponibilità di attivo durante la liquidazione; spetta poi al liquidatore dimostrare di aver agito con diligenza e di non aver distratto fondi prima di aver saldato i debiti tributari.
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Dichiarazione integrativa: come correggere errori
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza in esame, ha stabilito un importante principio in materia di dichiarazione integrativa. È stato confermato che il contribuente può sempre correggere errori od omissioni a proprio favore presenti nella dichiarazione dei redditi, anche durante il processo tributario, opponendosi alla maggiore pretesa del Fisco. La Corte ha invece rigettato i motivi procedurali sollevati dal contribuente, come il presunto difetto di delega nella firma dell'atto di appello da parte del funzionario dell'Agenzia delle Entrate.
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