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d.P.R. n. 380 del 2001, art. 44

5 provvedimenti

Reato edilizio: cantiere fermo non basta a fermare la condanna
Una proprietaria, condannata per aver costruito un immobile abusivo in zona sismica e con vincolo paesaggistico, ricorre in Cassazione sostenendo che il reato fosse prescritto, dato che i lavori erano sospesi da tempo. La Corte Suprema ha respinto il ricorso, stabilendo un principio fondamentale sulla **cessazione della permanenza del reato edilizio**. La semplice interruzione dei lavori non è sufficiente a fermare il reato. La permanenza cessa solo con l'ultimazione completa dell'opera (incluse le rifiniture), con un provvedimento di sequestro o con la dimostrazione di una volontà definitiva di abbandonare la costruzione. Poiché l'immobile era ancora al rustico e l'intenzione di proseguire era evidente, la condanna è stata confermata.
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Lottizzazione abusiva: confisca anche con prescrizione
La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 40784/2024, ha dichiarato inammissibile il ricorso di alcuni imputati, confermando la confisca di un vasto complesso immobiliare sorto su un'area agricola a seguito di una lottizzazione abusiva. La Corte ha stabilito che la confisca è legittima anche se il reato è prescritto, a condizione che l'accertamento della responsabilità sia avvenuto nel pieno contraddittorio prima della maturazione del termine di prescrizione. Nel caso specifico, la trasformazione del territorio era talmente radicale da integrare il reato, a prescindere dalla parziale urbanizzazione preesistente.
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Abuso edilizio prescritto: la demolizione è totale
La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 37245/2024, ha stabilito che l'ordine di demolizione per nuove opere abusive deve estendersi all'intero immobile, anche se il reato per la costruzione originaria è stato dichiarato estinto. La Corte chiarisce che un abuso edilizio prescritto non equivale a un condono o a una sanatoria, e qualsiasi intervento successivo, anche di manutenzione, costituisce una ripresa dell'attività illecita, giustificando la demolizione totale come misura ripristinatoria dello stato dei luoghi.
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Permesso in sanatoria: quando il giudice può annullarlo
La Corte di Cassazione conferma che il giudice penale ha il potere di disapplicare un permesso in sanatoria se lo ritiene illegittimo, anche se rilasciato dalla Pubblica Amministrazione. Nel caso specifico, un ampliamento alberghiero di 2210 mc aveva ottenuto una sanatoria nonostante superasse il limite legale di 750 mc. La Corte ha stabilito che tale limite si applica a tutti gli immobili, residenziali e non, e che un permesso rilasciato in violazione di legge non estingue il reato edilizio né l'ordine di demolizione.
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Ordine di demolizione: l’acquirente in buona fede paga
La Corte di Cassazione ha annullato un'ordinanza che revocava un ordine di demolizione per un grande edificio abusivo, successivamente frazionato e venduto a terzi. La Corte ha stabilito che l'ordine di demolizione ha natura "reale", cioè segue l'immobile e non la persona, ed è quindi esecutivo anche nei confronti dell'acquirente in buona fede. Inoltre, ha ritenuto illegittimo il condono edilizio ottenuto tramite un artificioso frazionamento dell'immobile, sottolineando il dovere del giudice dell'esecuzione di verificare la legittimità sostanziale del titolo sanante.
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