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d.P.R. n. 380 del 2001, art. 36

8 provvedimenti

Condono Edilizio e Abusi Successivi: Demolizione Inevitabile
Una proprietaria di un immobile, già oggetto di una richiesta di sanatoria, ha realizzato ulteriori opere abusive. A seguito di ciò, le è stato notificato un ordine di demolizione. La Corte di Cassazione ha respinto il suo ricorso, stabilendo un principio chiaro: il condono edilizio e abusi successivi sono incompatibili. Proseguire i lavori su un immobile in attesa di sanatoria non solo costituisce un nuovo reato, ma impedisce la concessione del condono stesso, rendendo l'ordine di demolizione definitivo e inevitabile. La proprietaria ha quindi perso la causa e l'immobile dovrà essere demolito.
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Demolizione Abuso Edilizio: Quando è Inevitabile?
La Cassazione Penale ripristina un ordine di demolizione di un abuso edilizio. La richiesta di sanatoria, presentata dopo l'acquisizione del bene al patrimonio comunale per inadempienza, è stata ritenuta illegittima. Il giudice penale ha il dovere di disapplicare il permesso illegittimo, a prescindere da decisioni amministrative su vizi formali.
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Frazionamento sanatoria: illegittimo per eludere limiti
La Cassazione dichiara inammissibile il ricorso contro un ordine di demolizione. Il caso riguarda un tentativo di frazionamento sanatoria per un immobile abusivo, presentando più istanze per superare i limiti di cubatura. La Corte ha confermato che tale pratica è illegittima quando l'immobile è unico e non vi sono titoli distinti, condannando il ricorrente al pagamento delle spese.
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Abusi edilizi gravi: no a sanatoria e tenuità del fatto
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna per abusi edilizi gravi, chiarendo che la nuova sanatoria "Salva Casa" non si applica a violazioni sostanziali come la creazione di nuove unità abitative o l'aumento di volume. La Corte ha inoltre escluso la non punibilità per particolare tenuità del fatto, data la gravità e la pluralità delle infrazioni commesse.
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Sanatoria condizionata: perché è illegittima per la legge
La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 5486/2024, ha dichiarato inammissibile il ricorso contro un'ordinanza di demolizione. Il caso verteva su una richiesta di 'sanatoria condizionata', ovvero la legalizzazione di un immobile abusivo subordinata a futuri lavori di demolizione parziale. La Corte ha stabilito che tale pratica è illegittima, poiché la sanatoria richiede che l'opera sia già pienamente conforme alla normativa urbanistica al momento della richiesta, non che lo diventi in futuro. La decisione si fonda sul principio che la sanatoria è una verifica di conformità ex post, non un permesso a costruire condizionato.
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Ordine di demolizione: quando si perde l’immobile
Un uomo ha impugnato l'ordine di demolizione di un immobile abusivo, originariamente intestato alla moglie defunta. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile. La motivazione principale è la carenza di interesse ad agire: una volta che l'immobile, a seguito dell'inottemperanza, è stato acquisito al patrimonio del Comune, l'ex proprietario non ha più titolo per chiederne la revoca. La speranza di una futura riassegnazione da parte del Comune non costituisce un interesse giuridicamente rilevante.
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Ordine di demolizione: l’acquirente in buona fede paga
La Corte di Cassazione ha annullato un'ordinanza che revocava un ordine di demolizione per un grande edificio abusivo, successivamente frazionato e venduto a terzi. La Corte ha stabilito che l'ordine di demolizione ha natura "reale", cioè segue l'immobile e non la persona, ed è quindi esecutivo anche nei confronti dell'acquirente in buona fede. Inoltre, ha ritenuto illegittimo il condono edilizio ottenuto tramite un artificioso frazionamento dell'immobile, sottolineando il dovere del giudice dell'esecuzione di verificare la legittimità sostanziale del titolo sanante.
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Permesso di costruire in sanatoria: non sana l’abuso
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un cittadino condannato per abusi edilizi. La sentenza chiarisce che la semplice presentazione di una domanda di permesso di costruire in sanatoria non è sufficiente a estinguere il reato, specialmente se le opere non rispettano il principio della "doppia conformità", ovvero la conformità alle norme edilizie e urbanistiche sia al momento della costruzione che della richiesta.
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