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d.P.R. n. 211 del 1981

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Distacco del lavoratore o trasferimento? La Cassazione rinvia
Una dipendente pubblica ha ottenuto un decreto ingiuntivo contro il Fondo di Previdenza del Ministero dell'Economia per riscuotere un'indennità di servizio. Il Fondo si è opposto, sostenendo che la lavoratrice fosse stata trasferita definitivamente a un altro ente, perdendo così il diritto al compenso. La Corte d'Appello ha dato ragione alla donna, ritenendo che si trattasse di un semplice distacco del lavoratore e che il rapporto originario fosse rimasto attivo. Il Fondo ha proposto ricorso in Cassazione. La Suprema Corte, valutando la complessità e l'importanza della distinzione tra trasferimento e distacco, ha deciso di non emettere una decisione immediata. Con un'ordinanza interlocutoria, i giudici hanno rinviato la causa alla pubblica udienza per una discussione approfondita.
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Indennità aggiuntiva: servizio valido senza trasferimento
La Corte di Cassazione ha stabilito che un ex dipendente dell'amministrazione pubblica ha diritto al calcolo dell'indennità aggiuntiva anche per il periodo di servizio svolto presso un altro ente, a condizione che non vi sia stato un trasferimento definitivo. La Corte ha chiarito che la semplice assegnazione temporanea non interrompe il rapporto con l'amministrazione di appartenenza, che rimane responsabile per le conseguenze economiche, inclusa l'indennità di fine servizio. La decisione si fonda sulla distinzione cruciale tra assegnazione provvisoria e trasferimento definitivo.
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Indennità aggiuntiva: spetta per servizio in ETI
La Corte di Cassazione ha confermato il diritto di un ex dipendente pubblico a ricevere l'indennità aggiuntiva di fine servizio anche per il periodo in cui ha lavorato presso un altro ente, l'Ente Tabacchi Italiani (ETI). La Corte ha stabilito che, non essendoci stato un trasferimento definitivo ma solo un'assegnazione temporanea, il rapporto di lavoro con l'amministrazione originaria e l'iscrizione al relativo fondo di previdenza non si sono mai interrotti. Di conseguenza, quel periodo di servizio deve essere computato ai fini del calcolo dell'indennità.
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Indennità aggiuntiva: sì a ex AAMS assegnati a ETI
La Corte di Cassazione ha confermato il diritto all'indennità aggiuntiva di fine servizio per un ex dipendente dell'Amministrazione Autonoma dei Monopoli di Stato (AAMS) che era stato temporaneamente assegnato all'Ente Tabacchi Italiani (ETI) senza mai essere trasferito in via definitiva. La Corte ha chiarito che, a differenza dei colleghi transitati stabilmente in ETI, il lavoratore rimasto nel ruolo provvisorio del Ministero ha diritto al computo di tale periodo per il calcolo del beneficio, poiché il rapporto di lavoro con l'amministrazione di origine non si è mai interrotto.
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Indennità aggiuntiva: spetta al dipendente distaccato
Un ex dipendente statale, assegnato temporaneamente a un ente poi privatizzato senza un trasferimento definitivo, ha diritto a vedersi riconosciuta l'indennità aggiuntiva di fine servizio per quel periodo. La Cassazione ha rigettato il ricorso del Fondo di Previdenza, confermando che il rapporto di lavoro resta in capo all'amministrazione di origine, rendendo computabile ai fini del beneficio anche il servizio prestato presso l'altro ente.
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Indennità aggiuntiva: vale il servizio in distacco?
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 14139/2024, ha chiarito che un dipendente pubblico ha diritto all'indennità aggiuntiva anche per il periodo di servizio svolto in assegnazione temporanea presso un altro ente, a condizione che non vi sia stato un trasferimento definitivo. La sentenza sottolinea che, in assenza di un passaggio formale nei ruoli del nuovo ente, il rapporto di lavoro con l'amministrazione di origine persiste, garantendo così la continuità dei diritti previdenziali.
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Indennità aggiuntiva: sì per il personale distaccato
Un ex dipendente di un'amministrazione autonoma statale, assegnato temporaneamente a un ente pubblico economico, ha diritto all'indennità aggiuntiva di fine servizio per quel periodo. La Cassazione ha stabilito che, non essendoci stato un trasferimento definitivo, il rapporto di lavoro ai fini previdenziali è rimasto con l'amministrazione di origine, rendendo valido il servizio prestato presso l'ente esterno.
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Indennità aggiuntiva: sì al servizio presso altro ente
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 14140/2024, ha stabilito che un dipendente pubblico, inserito in un ruolo provvisorio e assegnato a un altro ente senza un trasferimento definitivo, ha diritto al calcolo dell'indennità aggiuntiva di fine servizio anche per il periodo lavorato presso tale ente. Il rapporto di lavoro con l'amministrazione di origine, infatti, non si interrompe. Il ricorso del Fondo di Previdenza è stato rigettato, confermando il diritto del lavoratore a percepire l'intera indennità.
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