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d.P.R. n. 115 del 2002, art. 13 comma quater

15 provvedimenti

Trasformazione part-time full-time: la Cassazione decide
La Corte di Cassazione conferma che un rapporto di lavoro part-time può essere trasformato in full-time se il dipendente lavora costantemente un numero di ore pari o superiore a quelle di un tempo pieno. La sentenza sottolinea che la realtà effettiva del rapporto di lavoro prevale sul contratto scritto, configurando una modifica dell'accordo per fatti concludenti, senza necessità di un atto formale. La chiave è la continuità e stabilità della prestazione eccedente, che indica la copertura di esigenze aziendali permanenti, rendendo irrilevante la ricerca di una esplicita volontà novativa. Questo principio guida la trasformazione part-time full-time.
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Nullità contratto somministrazione: la Cassazione decide
La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso di una lavoratrice che contestava la nullità di numerosi contratti di somministrazione per difetto di forma scritta. La decisione si fonda sull'inammissibilità dei motivi di ricorso, ritenuti generici e confusi, e ribadisce un principio fondamentale: anche la nullità del contratto di somministrazione è soggetta ai termini di decadenza per l'impugnazione, che devono essere rispettati a pena di improcedibilità dell'azione.
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CCNL Pubblico Impiego: No a contratti privati
La Cassazione ha stabilito che per il personale di un ente pubblico non economico non è applicabile un CCNL del settore privato, anche se applicato in passato. La disciplina del rapporto di lavoro, inclusa la retribuzione, è regolata esclusivamente dal CCNL Pubblico Impiego di comparto e dalle leggi specifiche, come il D.Lgs. 165/2001 e le leggi regionali. L'applicazione di fatto di un contratto diverso non genera diritti acquisiti.
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CCNL Pubblico Impiego: no a contratti privati
La Corte di Cassazione ha stabilito che il rapporto di lavoro con un ente pubblico è regolato esclusivamente dal CCNL Pubblico Impiego di riferimento. È stata respinta la richiesta di alcuni dipendenti di un consorzio pubblico di ottenere aumenti salariali previsti da un contratto del settore privato, nonostante l'ente lo avesse parzialmente applicato in passato. La Corte ha chiarito che il 'comportamento concludente' di un ente pubblico non può prevalere sulla normativa specifica del pubblico impiego.
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Retribuzione convenzionale: legittima per i dipendenti
Un dipendente pubblico in servizio all'estero ha contestato l'uso di una retribuzione convenzionale, inferiore a quella reale, per il calcolo dei contributi. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile, confermando la piena legittimità della normativa speciale che prevede tale metodo di calcolo, in quanto la condizione dei lavoratori all'estero è ritenuta non paragonabile a quella di chi opera in Italia.
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Prassi aziendale tollerata: giustifica l’ammanco?
La Corte di Cassazione conferma il licenziamento di un capo negozio per un ammanco di cassa di oltre 38.000 euro. La Corte ha stabilito che la presenza di una prassi aziendale tollerata, che consentiva una certa flessibilità nelle procedure di versamento, non può giustificare un ammanco finale. Tale evento costituisce una grave violazione del vincolo fiduciario e rende legittima la sanzione espulsiva, respingendo così il ricorso del lavoratore.
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Tempo di lavoro: il tragitto casa-cliente è pagato?
Un tecnico di rete ha contestato la clausola aziendale ('franchigia') che escludeva dalla retribuzione il tempo di viaggio casa-primo cliente. La Corte di Cassazione ha confermato che tale spostamento, se effettuato con auto aziendale e sotto il controllo del datore tramite dispositivi, costituisce a tutti gli effetti tempo di lavoro e deve essere retribuito, in quanto il dipendente è a disposizione dell'azienda.
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Passaggio diretto lavoratori: onere della prova
La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso di una lavoratrice che chiedeva il riconoscimento del suo diritto al passaggio diretto a una nuova società gestrice di un servizio pubblico. La Corte ha stabilito che l'onere della prova dei requisiti necessari, come l'esclusiva adibizione a determinati servizi, spetta interamente al lavoratore. L'inserimento del suo nominativo in elenchi di personale da trasferire non è stato ritenuto prova sufficiente, avendo questi una natura meramente ricognitiva.
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Contratto a termine in società pubblica: no conversione
La Corte di Cassazione ha stabilito che un contratto a termine, anche se illegittimo per assenza di causale, stipulato con una società a controllo pubblico non può essere convertito in un rapporto di lavoro a tempo indeterminato. Questa regola serve a non eludere l'obbligo costituzionale di accesso al pubblico impiego tramite concorso. Al lavoratore spetta unicamente un'indennità risarcitoria per il danno subito.
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Divieto di conversione: No a ruolo fisso nel pubblico
La Cassazione conferma il divieto di conversione dei contratti a termine in contratti a tempo indeterminato nel pubblico impiego. Un lavoratore forestale, assunto per anni con contratti precari, si è visto negare la stabilizzazione a causa del principio del concorso pubblico. La Corte ha ribadito che, nonostante l'abuso, la sanzione non è l'assunzione ma il risarcimento del danno, se richiesto correttamente.
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Mansioni superiori: quando il ricorso è inammissibile
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 31547/2024, ha rigettato il ricorso di una lavoratrice, ex LSU, impiegata presso un'azienda di trasporti. La lavoratrice chiedeva il riconoscimento di mansioni superiori e il risarcimento per l'illegittima proroga di contratti a termine. La Corte ha dichiarato i motivi inammissibili, chiarendo che il giudizio di legittimità non può riesaminare le valutazioni di fatto dei giudici di merito, come la corrispondenza tra le mansioni pattuite e quelle svolte, né può sindacare l'interpretazione degli atti difensivi.
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Contrattazione collettiva pubblico impiego: quale si applica?
La Corte di Cassazione ha stabilito che per i dipendenti di un ente pubblico, come un consorzio autostradale, si applica esclusivamente la contrattazione collettiva pubblico impiego prevista dalla legge, anche se l'ente ha di fatto applicato per anni un contratto collettivo del settore privato. L'applicazione di un contratto errato non genera diritti acquisiti per i lavoratori, i quali non possono pretendere aumenti retributivi basati su tale contratto inapplicabile.
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Onere della prova: no differenze retributive senza prova
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza in esame, ha respinto il ricorso di alcuni lavoratori che chiedevano differenze retributive a un'azienda di servizi postali. Sebbene un precedente giudizio avesse accertato l'esistenza di un rapporto di lavoro subordinato, la Suprema Corte ha stabilito che ciò non è sufficiente. Spetta infatti al lavoratore l'onere della prova riguardo le specifiche modalità della prestazione, come l'orario di lavoro, per poter quantificare le somme richieste. In assenza di tale prova, la domanda deve essere rigettata.
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Retribuzione dirigente scolastico estero: la Cassazione
Una dirigente scolastica in servizio all'estero ha richiesto il pagamento della componente variabile della sua retribuzione di posizione. La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso, stabilendo che la retribuzione del dirigente scolastico estero è regolata da una norma speciale del CCNL che esclude esplicitamente tale componente. Secondo i giudici, questa norma prevale su quelle generali e costituisce una deroga legittima alla legislazione primaria, la quale permette alla contrattazione collettiva di disporre diversamente su specifici assegni.
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Decadenza dalla nomina: cosa succede se non si inizia
La Corte di Cassazione ha confermato la decadenza dalla nomina di un docente che non aveva preso servizio entro i termini stabiliti a causa di un impegno formativo all'estero. La Corte ha stabilito che un impegno preesistente non costituisce un 'giustificato motivo' sufficiente a ottenere un rinvio e che l'aspettativa non può essere richiesta prima dell'effettiva instaurazione del rapporto di lavoro. Viene ribadita la natura privatistica della gestione del rapporto di impiego pubblico dopo la sua costituzione e la rigidità delle scadenze per l'assunzione in servizio, poste a tutela dell'efficienza amministrativa.
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