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d.P.R. 633/72, art. 19

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Operazioni inesistenti: onere della prova e sanzioni
La Corte di Cassazione respinge il ricorso di un imprenditore contro un avviso di accertamento per operazioni inesistenti. La Corte ribadisce che spetta all'Agenzia delle Entrate fornire indizi sulla fittizietà delle operazioni, dopodiché l'onere di provare l'effettiva esistenza delle prestazioni passa al contribuente. La sola esibizione di fatture e documenti contabili non è sufficiente. Il ricorso, giudicato inammissibile per vizi formali, ha comportato per il ricorrente anche la condanna a sanzioni per lite temeraria.
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Operazioni inesistenti: onere della prova per l’Agenzia
In un caso di presunte operazioni inesistenti, la Corte di Cassazione, prima di pronunciarsi sui motivi di ricorso dell'Agenzia delle Entrate relativi all'onere della prova, ha disposto un rinvio per accertare se il debito tributario sia stato estinto tramite un'adesione agevolata. L'Agenzia lamentava la superficialità con cui i giudici di merito avevano respinto le prove fornite a sostegno della non deducibilità dei costi e della detrazione IVA.
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Operazioni inesistenti: l’onere della prova
Una società di pulizie si è vista contestare le detrazioni IVA e la deducibilità dei costi IRAP per fatture ricevute da una presunta società 'cartiera'. I giudici di merito avevano dato ragione al contribuente, ma la Corte di Cassazione ha annullato la decisione. Con l'Ordinanza n. 3739/2024, la Suprema Corte ha ribadito che in caso di operazioni soggettivamente inesistenti, spetta all'Amministrazione Finanziaria dimostrare non solo la natura fittizia del fornitore, ma anche la consapevolezza o la colpevole negligenza del cliente. La sentenza di secondo grado è stata cassata per non aver applicato correttamente questo principio, demandando a un nuovo giudizio la valutazione dei fatti.
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Fatture inesistenti: onere della prova e motivazione
In un caso di IVA evasa tramite fatture inesistenti, la Corte di Cassazione ha stabilito che un avviso di accertamento è valido anche se non allega i verbali di verifica relativi ai fornitori (società 'cartiere'), a condizione che ne riproduca il contenuto essenziale. La Corte ha ribadito che spetta all'Amministrazione Finanziaria fornire indizi gravi, precisi e concordanti sulla consapevolezza della frode da parte del contribuente, il quale dovrà poi dimostrare di aver agito con la massima diligenza per non essere coinvolto.
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Bonus quantitativi e IVA: la Cassazione decide
Una recente ordinanza della Corte di Cassazione ha risolto una controversia tra l'Agenzia delle Entrate e una concessionaria di autoveicoli riguardo al corretto trattamento IVA dei cosiddetti 'bonus quantitativi'. La Corte ha stabilito che tali bonus, erogati al raggiungimento di obiettivi di vendita, costituiscono sconti contrattuali e devono essere gestiti tramite l'emissione di una nota di credito con IVA, in conformità all'art. 26 del d.P.R. 633/72. Questa decisione ribalta la sentenza di merito, che aveva erroneamente escluso l'applicazione dell'IVA, e fissa un importante principio di diritto per garantire la neutralità dell'imposta.
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