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d.P.R. 30 maggio 2002 n. 115, art. 13 comma 1quater

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Indennità di espropriazione: no tasse con ritardo P.A.
La Corte di Cassazione ha stabilito un principio fondamentale riguardo la tassazione dell'indennità di espropriazione. Se la Pubblica Amministrazione paga l'indennità con un ritardo ingiustificato di decenni, non può essere applicata la ritenuta d'acconto introdotta da una legge successiva all'esproprio. La Corte ha ritenuto che l'ineffienza dello Stato non può penalizzare il cittadino, violando il giusto equilibrio tra l'interesse pubblico e i diritti fondamentali dell'individuo, inclusa la protezione della proprietà.
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Agevolazioni fiscali associazioni: quando sono negate
La Corte di Cassazione ha analizzato un caso relativo alla revoca delle agevolazioni fiscali per un'associazione. L'Agenzia delle Entrate sosteneva che l'ente svolgesse attività commerciale. La Corte ha dichiarato inammissibile il ricorso dell'Agenzia, non entrando nel merito, ma evidenziando un vizio procedurale: l'appello chiedeva un riesame dei fatti, compito precluso alla Corte di legittimità. La decisione sottolinea i limiti del ricorso in Cassazione e l'importanza di contestare errori di diritto, non di fatto.
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Prescrizione sanzioni: 5 anni è la regola ferrea
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 23522/2024, ha confermato che la prescrizione sanzioni e interessi sui debiti tributari è quinquennale. La Corte ha rigettato il ricorso dell'Agenzia delle Entrate Riscossione, che sosteneva l'applicazione del termine decennale. È stato chiarito che le sanzioni seguono una disciplina speciale (D.Lgs. 472/1997) e gli interessi una norma autonoma del codice civile (art. 2948, n. 4), entrambe con un termine di cinque anni, indipendentemente dalla prescrizione del tributo principale.
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Rimborso IRES: la Cassazione rigetta il ricorso
Una società operante nel settore energetico ha richiesto un rimborso IRES per investimenti in impianti fotovoltaici, avvalendosi di agevolazioni fiscali. L'Agenzia delle Entrate si è opposta, ma i giudici di primo e secondo grado hanno dato ragione alla società. La Corte di Cassazione ha confermato le decisioni precedenti, rigettando definitivamente il ricorso dell'Agenzia. La Corte ha chiarito che le motivazioni del Fisco si basavano su presupposti di fatto errati, in particolare sulla presunta richiesta di riporto di perdite fiscali mai avvenuta, confermando così il pieno diritto della società al rimborso IRES.
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Società in house: legittima la detrazione della ritenuta
La Corte di Cassazione ha stabilito che una società in house, pur essendo controllata da un ente pubblico, possiede un'autonoma soggettività tributaria. Di conseguenza, ha il diritto di considerare la ritenuta subita sugli interessi bancari, maturati su fondi pubblici gestiti, come un acconto d'imposta (IRES) e non come un'imposta definitiva. La Corte ha chiarito che il 'possesso del reddito', ai fini fiscali, consiste nella disponibilità giuridica e materiale delle somme, e la natura di 'in house providing' non annulla la distinzione soggettiva tra la società e l'ente controllante.
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Rimborso sisma: limite 50% non si applica al giudizio
La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso dell'Agenzia delle Entrate, stabilendo che la normativa sopravvenuta (ius superveniens) che limita il rimborso sisma al 50% in caso di esaurimento dei fondi, non si applica al giudizio di cognizione che accerta il diritto del contribuente, ma solo alla successiva fase esecutiva del pagamento. La Corte ha confermato il diritto integrale al rimborso, come deciso nei gradi di merito, chiarendo la distinzione tra l'accertamento del diritto e le modalità della sua successiva attuazione.
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Rimborso sisma: legittimo anche per i dipendenti
Un lavoratore dipendente, vittima del sisma che ha colpito la Sicilia nel 1990, ha richiesto un rimborso per le imposte IRPEF versate dal suo datore di lavoro. L'Agenzia delle Entrate si è opposta, ma la Corte di Cassazione ha confermato il diritto del lavoratore a ricevere il rimborso sisma. La sentenza chiarisce che il beneficio spetta anche a chi ha già pagato le imposte e che il legittimo richiedente è il dipendente (soggetto passivo sostanziale dell'imposta), non il datore di lavoro. Inoltre, la Corte ha validato la tempestività della domanda, calcolando il termine di decadenza a partire dalle proroghe legislative successive.
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