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d.P.R. 26 ottobre 1972, n. 633, art. 21

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Operazioni soggettivamente inesistenti: bonifici inutili
L'Agenzia delle Entrate ha contestato a una società edile la detrazione IVA per fatture relative a fornitori privi di mezzi e dipendenti, qualificando le transazioni come operazioni soggettivamente inesistenti. L'Amministrazione ha inoltre recuperato costi per schede carburante e ricavi non dichiarati. Dopo l'annullamento dell'atto nei primi due gradi di giudizio, la Corte di Cassazione ha ribaltato l'esito accogliendo il ricorso del Fisco. La Suprema Corte ha chiarito che non bastano contratti formali e bonifici bancari per smentire la frode quando i fornitori sono meri soggetti fittizi. L'imprenditore deve provare la massima diligenza per salvare la detrazione d'imposta.
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Operazioni inesistenti: la Cassazione rinvia il caso
Una società del settore metalmeccanico ha ricevuto un avviso di accertamento milionario per operazioni inesistenti, contestando sia la deducibilità dei costi che la gestione dell'IVA in reverse charge. Le commissioni tributarie di merito hanno parzialmente accolto le ragioni della società. L'Agenzia delle Entrate ha fatto ricorso in Cassazione. La Suprema Corte, data la complessità e l'importanza della questione, nonché una parziale definizione agevolata della lite, ha deciso di non pronunciarsi immediatamente, rinviando la causa a una pubblica udienza per un esame più approfondito.
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Detrazione IVA tartufi: illegittimo il divieto
Una società operante nel settore dei tartufi si è vista negare la detrazione IVA versata tramite autofattura per acquisti da raccoglitori occasionali. La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 10396/2024, ha stabilito l'illegittimità di tale divieto. La normativa nazionale che impediva la detrazione IVA tartufi è stata giudicata in palese contrasto con il principio di neutralità dell'IVA sancito dal diritto dell'Unione Europea e, pertanto, deve essere disapplicata, garantendo all'impresa il diritto al rimborso.
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Cessione intracomunitaria: la prova del trasporto
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 19607/2024, ha chiarito l'onere della prova in capo al cedente in una cessione intracomunitaria ai fini dell'esenzione IVA. Analizzando il caso di una società automobilistica, la Corte ha stabilito che, per beneficiare dell'esenzione, il venditore deve dimostrare l'effettivo trasferimento fisico dei beni in un altro Stato membro, soprattutto in presenza di indizi di frode. La sentenza impugnata è stata cassata con rinvio per non aver adeguatamente valutato la prova del trasporto.
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Motivazione apparente: Cassazione annulla sentenza
Una società tecnologica e una sua socia erano state coinvolte in contenziosi fiscali per presunte fatture fittizie. La Corte di Cassazione ha annullato le sentenze di merito a causa di una motivazione apparente, giudicando il ragionamento dei giudici di secondo grado generico, tautologico e privo di un'analisi concreta delle prove. I casi sono stati rinviati per un nuovo esame.
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Regolarizzazione fattura: i limiti del cliente
Un istituto bancario, conduttore di un immobile, è stato sanzionato per non aver regolarizzato l'omessa fatturazione da parte del locatore, un fondo pensioni. Quest'ultimo riteneva l'operazione esente IVA. La Corte di Cassazione ha annullato la sanzione, stabilendo che l'obbligo di regolarizzazione fattura in capo al cliente (cessionario/committente) non si estende a una complessa verifica di merito sulla corretta qualificazione fiscale dell'operazione. Tale compito spetta all'Amministrazione Finanziaria, mentre il cliente è tenuto solo a un controllo formale.
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Onere della prova frode IVA: la Cassazione decide
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 22217/2024, ha rigettato il ricorso di una società contro un accertamento per IVA. La Corte ha confermato che in tema di onere della prova frode IVA, spetta all'Amministrazione Finanziaria fornire indizi sulla consapevolezza del contribuente. Una volta forniti, l'onere si inverte e il contribuente deve provare di aver agito con la massima diligenza per non essere coinvolto. La presenza di 'campanelli d'allarme', come un fornitore di recente costituzione e con ricarichi irrisori, è stata ritenuta sufficiente a invertire tale onere.
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Raddoppio termini per reati fiscali: la Cassazione
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 29304/2025, ha chiarito le condizioni di applicabilità del raddoppio dei termini di accertamento in presenza di reati fiscali. In un caso di fatture per operazioni inesistenti, la Corte ha stabilito che il raddoppio dei termini si applica a IRES e IVA anche se la denuncia penale è tardiva o archiviata, poiché è sufficiente la presenza di seri indizi di reato. Ha tuttavia escluso l'applicazione di tale principio all'IRAP, in quanto le violazioni relative a questa imposta non sono penalmente sanzionate. La Corte ha inoltre respinto la tesi della doppia imposizione sollevata dal contribuente.
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