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D.M. 30.01.2015

5 provvedimenti

Regolarità contributiva DURC: pagare non basta senza i dati
Un'azienda ha pagato regolarmente tutti i contributi previdenziali ma ha inviato in ritardo le dichiarazioni mensili obbligatorie (Uniemens). L'INPS ha quindi revocato le agevolazioni di cui l'impresa beneficiava. La Corte di Cassazione ha dato ragione all'ente previdenziale, stabilendo che la regolarità contributiva DURC richiede non solo il pagamento delle somme dovute, ma anche la tempestiva e corretta trasmissione dei flussi informativi. Senza questi dati, l'ente non può verificare l'esattezza dei versamenti. Di conseguenza, il ritardo nell'invio dei modelli costituisce un'irregolarità bloccante che comporta la perdita dei benefici contributivi. La Suprema Corte ha quindi annullato la sentenza d'appello favorevole all'azienda, rinviando la causa per una nuova decisione.
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Revoca degli sgravi contributivi: l’INPS vince in Cassazione
L'INPS ha contestato la decisione della Corte d'Appello che vietava il recupero retroattivo delle agevolazioni concesse a un'azienda di trasporti. La Cassazione ha accolto il ricorso dell'ente previdenziale, stabilendo che la revoca degli sgravi contributivi è legittima anche per i periodi precedenti all'accertamento dell'irregolarità. Il DURC ha infatti un valore puramente certativo e non costitutivo. La regolarità contributiva rappresenta un requisito unitario e inscindibile per l'intero periodo di validità del documento. Di conseguenza, l'accertamento di una violazione, anche parziale, comporta la perdita dei benefici per l'intero arco temporale coperto dal certificato, rendendo legittimo il recupero delle somme da parte dell'INPS.
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Revoca Benefici Contributivi: Azienda Perde 77.000€ per un Ritardo
Un'azienda si vede notificare la revoca di benefici contributivi per oltre 77.000 euro a causa di un lieve ritardo nel pagamento di sanzioni e interessi. La Corte di Cassazione ha confermato la decisione, stabilendo un principio molto severo: per mantenere gli sgravi è necessaria una regolarità contributiva assoluta e costante. Qualsiasi irregolarità, anche se di piccolo importo e relativa a somme accessorie, comporta l'automatica perdita dell'intero beneficio. La Corte ha chiarito che questa regola vale per tutti gli incentivi e che il possesso di un DURC positivo non è sufficiente a sanare una situazione di irregolarità sostanziale. L'azienda ha quindi perso il ricorso e dovrà restituire l'intera somma.
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Regolarità contributiva DURC: debito di 50 euro costa 59mila
Una società calzaturiera ha perso il diritto a oltre 59.000 euro di benefici a causa di un debito previdenziale di soli 50 euro. La Corte di Cassazione ha stabilito che la regolarità contributiva DURC deve essere totale e costante per godere degli sgravi. Sebbene un decreto del 2015 preveda una soglia di tolleranza di 150 euro, tale norma non era ancora in vigore al momento della richiesta (maggio 2015). Di conseguenza, si applica la normativa del 2007, che non consentiva scostamenti per la fruizione di benefici contributivi generali. La Suprema Corte ha accolto il ricorso dell'ente previdenziale, confermando che l'onere della prova della regolarità spetta sempre al datore di lavoro, indipendentemente da avvisi preventivi dell'ente.
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Responsabilità consulente del lavoro: doveri e rischi
La Corte di Cassazione conferma la responsabilità professionale di un consulente del lavoro per non aver informato tempestivamente una società cliente di irregolarità contributive che hanno causato la perdita di importanti sgravi. La sentenza chiarisce che il dovere di informazione è diretto e non può essere delegato a terzi intermediari. La negligenza del professionista, consistita nell'omessa verifica preliminare e nella mancata comunicazione di avvisi cruciali, è stata ritenuta la causa diretta del danno subito dall'azienda, quantificato nella perdita dei benefici contributivi.
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