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D.M. 2 settembre 2006, n. 265

6 provvedimenti

Compenso al custode giudiziario: no a tagli forfettari
Una società ha custodito un trattore stradale e un rimorchio sottoposti a sequestro penale per diversi mesi. La Procura ha liquidato il compenso al custode giudiziario in via equitativa per una somma irrisoria, discostandosi dai parametri normativi. Il Tribunale ha confermato tale decisione, sostenendo la piena legittimità della valutazione discrezionale. La Corte di Cassazione ha ribaltato l'esito, accogliendo il ricorso della società custode. I giudici hanno chiarito che la liquidazione dei compensi per veicoli a motore deve seguire obbligatoriamente le tariffe ministeriali vigenti e non criteri equitativi generici.
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Indennità di custodia giudiziaria: vasellame non è un’auto
Una società di custodia, nominata custode di oltre 1500 cartoni di vasellame sequestrati, ha contestato la liquidazione del proprio compenso effettuata dal Tribunale. I giudici di merito avevano calcolato l'indennità applicando per analogia le tariffe previste per la custodia dei veicoli, equiparando i beni a otto autovetture. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso della società, stabilendo che per i beni diversi da veicoli e natanti non si può applicare l'analogia. Il calcolo dell'indennità di custodia giudiziaria deve basarsi in via residuale sugli usi locali, come le tariffe dei depositi doganali, senza necessità di dimostrare l'obbligatorietà giuridica di tali prassi. La decisione è stata cassata con rinvio.
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Indennità di custodia giudiziaria: tariffe private ko in Cassazione
Un'azienda di servizi ha svolto l'attività di custode giudiziario di nove serbatoi di gasolio sequestrati. Al termine, ha richiesto oltre 75.000 euro per l'attività svolta, ma il giudice ha liquidato solo circa 28.000 euro. L'azienda ha impugnato la decisione, lamentando l'errata determinazione del compenso e chiedendo l'applicazione delle tariffe della propria associazione di categoria. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, confermando che, in mancanza di tariffe ministeriali specifiche per i beni sequestrati e di prova sugli usi locali, il giudice deve calcolare l'indennità di custodia giudiziaria basandosi su criteri oggettivi ed equitativi, come l'ingombro e la natura dei beni. Di conseguenza, l'importo già liquidato è stato confermato e l'azienda ha perso la causa.
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Liquidazione indennità di custodia: no alla discrezionalità
Un'azienda custode di beni sequestrati si è opposta alla decisione del Tribunale che aveva calcolato il suo compenso usando un criterio equitativo anziché le tariffe di legge. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso, stabilendo che per la liquidazione indennità di custodia di beni sequestrati non è consentito l'uso dell'equità. Il giudice deve applicare le tariffe ministeriali per i veicoli o, in via residuale, gli usi locali. Se i beni non rientrano in queste categorie, si deve procedere per analogia con beni simili, escludendo sempre valutazioni discrezionali. La sentenza è stata cassata con rinvio.
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Indennità di custodia: no all’equità per i beni sequestrati
L'Azienda custode impugna la liquidazione di soli 258,98 euro decisa dal Tribunale per la conservazione di CD e DVD sequestrati. Il Tribunale aveva applicato il criterio dell'equità, escludendo tariffe prefettizie e usi locali. La Cassazione accoglie il ricorso, stabilendo che per calcolare l'indennità di custodia di beni non previsti dal D.M. 265/2006, in assenza di usi locali, il giudice non può ricorrere all'equità. Deve invece applicare in via analogica le tariffe previste per beni simili.
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Indennità di custodia: no al calcolo equitativo
Una società di servizi ha impugnato la decisione di un tribunale che aveva liquidato l'indennità di custodia per materiali ferrosi sequestrati utilizzando il criterio dell'equità. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso, stabilendo che per determinare l'indennità di custodia non è ammesso il ricorso a valutazioni equitative soggettive. Il giudice deve invece applicare rigorosamente le tariffe ministeriali, gli usi locali o, in mancanza, procedere per analogia con categorie di beni simili.
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