Un Creditore avvia una procedura di pignoramento contro una Banca Debitore. Il giudice, al termine della procedura, emette un'ordinanza di assegnazione riconoscendo al Creditore solo 100 euro di compensi e 92,98 euro di spese. Il Creditore si oppone, ritenendo la liquidazione spese legali ingiusta e lesiva del decoro professionale. La Corte di Cassazione, però, respinge il ricorso. La decisione del giudice era fondata su una doppia motivazione: la condotta del Creditore era contraria a buona fede e, in ogni caso, l'importo era congruo. Poiché il Creditore non ha contestato l'accusa di malafede, la sua impugnazione è stata dichiarata inammissibile. Di conseguenza, il Creditore ha perso e ha dovuto pagare ulteriori spese legali.
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