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d.lgs. n. 81 del 2000

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Abuso contratti a termine LSU: il Comune perde, vince l’Europa
Una lavoratrice, proveniente dal bacino dei Lavori Socialmente Utili (LSU), denunciava l'illegittima successione di contratti a termine con un Comune. L'ente si difendeva sostenendo che tali contratti rientravano in una speciale legge regionale di stabilizzazione, esente dalle norme ordinarie. La Corte di Cassazione ha dato ragione alla lavoratrice, stabilendo un principio fondamentale: nessuna legge regionale può creare una deroga alla direttiva europea che vieta l'abuso contratti a termine LSU. Se il rapporto di lavoro è nei fatti subordinato, le tutele europee devono essere applicate. La Corte ha quindi annullato la precedente decisione, rinviando il caso per una nuova valutazione.
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Abuso contratti a termine: Comune battuto, la legge UE prevale
Una lavoratrice, prima impiegata in lavori socialmente utili e poi assunta da un Comune con una serie di contratti a termine, ha denunciato un abuso contrattuale. Il Comune si è difeso sostenendo l'applicazione di una legge regionale speciale per la stabilizzazione dei precari, che escludeva le tutele generali. La Corte di Cassazione ha dato ragione alla lavoratrice, stabilendo un principio fondamentale: una legge regionale non può mai derogare alle norme dell'Unione Europea che vietano l'abuso dei contratti a termine. La tutela del lavoratore contro la precarizzazione ingiustificata prevale. La Corte ha quindi annullato la precedente decisione e ha rinviato il caso ai giudici di merito per una nuova valutazione, tenendo conto del primato del diritto europeo.
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Legge Regionale vs UE: No all’abuso di contratti a termine
Un lavoratore, precedentemente impiegato in lavori socialmente utili, denuncia un Comune per avergli fatto sottoscrivere una serie di contratti a tempo determinato. L'Ente si difendeva sostenendo che tali contratti rientravano in una speciale legge regionale per la stabilizzazione dei precari, escludendo così le norme generali. La Corte di Cassazione ha dato ragione al lavoratore, stabilendo che una legge regionale non può creare una 'zona franca' per eludere la normativa nazionale ed europea sull'abuso di contratti a termine. I giudici devono valutare la natura reale del rapporto di lavoro, non la sua qualifica formale. Se il lavoro soddisfa esigenze stabili e ordinarie, si applicano le tutele contro la precarizzazione. La sentenza precedente è stata annullata.
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Particolare tenuità del fatto: rimediare conta, ma la prescrizione vince
Un datore di lavoro, condannato per una violazione sulla sicurezza, aveva subito il diniego della non punibilità per particolare tenuità del fatto. La Corte di Cassazione ha ribaltato la logica dei giudici precedenti, stabilendo un principio innovativo: la condotta tenuta dopo il reato, come l'immediata eliminazione del pericolo, deve essere considerata un fattore chiave per valutare la lieve entità del fatto. Tuttavia, nonostante l'accoglimento delle ragioni del datore di lavoro, la Corte ha annullato la condanna non per la tenuità, ma per l'intervenuta prescrizione del reato, un esito ancora più favorevole che estingue completamente l'illecito.
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Contratti a termine LSU: la Cassazione e il diritto UE
Un lavoratore, precedentemente impiegato in lavori socialmente utili (LSU), ha impugnato la legittimità di una serie di contratti a termine stipulati con un Comune. La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 9560/2023, ha annullato la decisione della Corte d'Appello, la quale aveva escluso l'applicabilità delle tutele contro l'abuso dei contratti a termine previste dalla normativa nazionale ed europea. La Suprema Corte ha stabilito che le leggi regionali speciali per la stabilizzazione degli LSU non possono derogare ai principi fondamentali dell'Unione Europea, affermando che il giudice deve valutare la natura effettiva del rapporto di lavoro e riconoscere il diritto al risarcimento del danno (cd. danno comunitario) in caso di reiterazione abusiva, anche se il lavoratore è stato successivamente stabilizzato.
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Stabilizzazione LSU: abuso e risarcimento del danno
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 9408/2023, ha stabilito un principio cruciale per i lavoratori provenienti dai Lavori Socialmente Utili (LSU). Ha chiarito che la successione di contratti a termine, anche se finalizzata alla stabilizzazione LSU, deve rispettare la normativa europea contro l'abuso. La successiva assunzione a tempo indeterminato non sana automaticamente l'eventuale illecito pregresso, lasciando aperta la via al risarcimento del danno per il lavoratore.
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Lavori socialmente utili: onere della prova del lavoratore
Un lavoratore impiegato per anni in un progetto di lavori socialmente utili per un ente comunale ha richiesto il riconoscimento di un rapporto di lavoro subordinato. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile, confermando le decisioni dei gradi precedenti. La Corte ha ribadito che l'onere della prova grava sul lavoratore, il quale deve dimostrare una radicale difformità tra le mansioni effettivamente svolte e quelle previste dal progetto, non essendo sufficiente la mera durata del rapporto.
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