La Corte di Cassazione ha esaminato un caso di danneggiamento beni culturali, stabilendo un importante principio di continuità normativa. Un individuo, condannato per aver danneggiato siti archeologici, ha sostenuto che la nuova legge (art. 518-duodecies c.p.) avesse abrogato il reato precedente. La Corte ha respinto questa tesi, dichiarando il ricorso inammissibile. Ha chiarito che non vi è stata alcuna abolizione del reato, ma solo una sua ricollocazione all'interno del codice penale con pene più severe. Pertanto, le condotte illecite commesse prima della riforma restano punibili secondo la vecchia normativa, garantendo una tutela ininterrotta del patrimonio culturale.
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