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d.lgs. n. 472 del 1997 art. 3

14 provvedimenti

Giudizio di rinvio: il giudice non può azzerare le sanzioni
L'Agenzia delle Entrate ha contestato a una società un'operazione elusiva di compravendita azionaria. La Cassazione, con una prima sentenza, ha confermato il debito d'imposta ma ha rinviato la causa alla Commissione Tributaria Regionale solo per ricalcolare le sanzioni applicando una legge successiva più favorevole. Tuttavia, nel successivo giudizio di rinvio, i giudici di merito hanno annullato del tutto le sanzioni per presunta incertezza della norma. L'Agenzia delle Entrate ha impugnato questa decisione. La Suprema Corte ha accolto il ricorso, stabilendo che il giudice di rinvio non può riesaminare l'intera controversia o annullare le sanzioni, ma deve limitarsi a ricalcolarle secondo le precise istruzioni ricevute. La sentenza è stata cassata con nuovo rinvio.
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Rottamazione cartelle: estinzione del giudizio fiscale
Una società, coinvolta in un lungo contenzioso con l'Agenzia delle Entrate per un avviso di accertamento, ha aderito alla definizione agevolata, la cosiddetta "Rottamazione cartelle". Avendo presentato rinuncia al giudizio pendente in Cassazione, la Corte ha dichiarato l'estinzione del processo. La decisione chiarisce che tale esito, pur non facendo passare in giudicato la sentenza impugnata, sostituisce la controversia con la nuova disciplina derivante dall'adesione alla sanatoria.
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Contraddittorio preventivo: nullo l’avviso senza dialogo
Due soci hanno realizzato una plusvalenza immobiliare pagando un'imposta sostitutiva. L'Agenzia delle Entrate ha riqualificato l'operazione come attività d'impresa, emettendo avvisi di accertamento per maggiori imposte. La Corte di Cassazione ha stabilito che tali accertamenti, fondati su una presunta elusione fiscale, sono nulli se non preceduti da un formale contraddittorio preventivo con il contribuente, rinviando il caso per la verifica di tale adempimento procedurale.
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Lista Falciani: legittimo l’uso per accertamenti
Un contribuente ha impugnato le sanzioni irrogate dall'Agenzia delle Entrate per la mancata dichiarazione di capitali detenuti in Svizzera, emersa grazie alla cosiddetta Lista Falciani. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, confermando la piena legittimità dell'utilizzo di tali dati nel processo tributario. L'ordinanza ha inoltre stabilito che la norma sul raddoppio dei termini di accertamento ha natura procedurale e, pertanto, si applica retroattivamente anche ai periodi d'imposta precedenti alla sua entrata in vigore.
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Società di comodo: Cassazione su IVA e sanzioni
Una recente ordinanza della Corte di Cassazione affronta il tema della società di comodo, stabilendo un'importante distinzione tra imposte dirette e IVA. La Corte ha confermato la legittimità dell'accertamento per IRES e IRAP, ritenendo non sufficientemente provata l'impossibilità oggettiva di produrre reddito. Tuttavia, ha accolto il ricorso riguardo all'IVA, affermando che la normativa nazionale che nega la detrazione è in contrasto con il diritto dell'Unione Europea e va disapplicata. Infine, ha ordinato la rideterminazione delle sanzioni in base al principio del favor rei.
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Sanzioni dichiarazione d’intento: la Cassazione decide
Una società è stata sanzionata per l'omessa comunicazione telematica delle dichiarazioni d'intento ricevute da esportatori abituali. La Corte di Cassazione ha stabilito che, a seguito delle modifiche normative, deve essere applicata la sanzione più favorevole sopravvenuta (ius superveniens), basata su un importo fisso anziché proporzionale all'imposta. Pertanto, ha annullato la decisione precedente e ha rinviato il caso alla Corte di Giustizia Tributaria per la rideterminazione della sanzione in base al principio del favor rei.
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Sanzioni dichiarazione infedele: quando non si applicano
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 26107/2025, ha annullato le sanzioni per dichiarazione infedele a una società che aveva commesso un errore contabile. L'errore, puramente patrimoniale e neutralizzato da una posta compensativa, non aveva inciso sul reddito imponibile né generato un risparmio d'imposta. La Corte ha stabilito che, in assenza di un'effettiva infedeltà nella determinazione del reddito, le relative sanzioni non possono essere applicate, in ossequio al principio di legalità.
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Lista Falciani: Cassazione sulla prova illecita
L'ordinanza analizza il caso di un contribuente, consulente finanziario, destinatario di avvisi di accertamento per IRPEF, IVA e IRAP basati su dati provenienti dalla cosiddetta 'Lista Falciani', relativi a capitali non dichiarati detenuti in Svizzera. La Corte di Cassazione ha rigettato quasi tutti i motivi di ricorso, confermando la piena utilizzabilità della Lista Falciani come prova nel processo tributario e la legittimità del raddoppio dei termini di accertamento. Tuttavia, ha accolto il motivo relativo all'IRAP, cassando con rinvio la sentenza d'appello perché i giudici di merito non avevano verificato la sussistenza del requisito dell'autonoma organizzazione, limitandosi a osservare che il contribuente aveva sempre pagato il tributo in passato.
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Agevolazioni fiscali ASD: la Cassazione e i pagamenti
Un'associazione sportiva dilettantistica perde le agevolazioni fiscali ASD a causa del superamento della soglia di ricavi e dell'utilizzo di pagamenti non tracciabili, effettuati tramite assegni intestati a sé stessa e poi convertiti in contanti per pagare i collaboratori. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, confermando che tali pratiche violano l'obbligo di tracciabilità e giustificano la revoca del regime speciale. Inoltre, ha negato la detrazione dell'IVA sugli acquisti, in quanto incompatibile con il regime forfettario scelto dall'associazione.
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Fatture false: onere della prova e buona fede
Una società della grande distribuzione è stata accusata di aver emesso fatture false per operazioni di esportazione non imponibili, basate su dichiarazioni d'intento ideologicamente false. La Corte di Cassazione ha confermato che, in caso di coinvolgimento in una frode fiscale, l'onere della prova della propria buona fede ricade sul contribuente. L'Amministrazione Finanziaria deve fornire elementi presuntivi gravi, precisi e concordanti sulla consapevolezza della frode. La Corte ha però annullato la sentenza sulle sanzioni, rinviando alla corte d'appello per l'applicazione dei principi di 'continuazione' e 'favor rei' (norma più favorevole).
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Buona fede contribuente: onere della prova in frode IVA
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 198/2025, ha ribadito i principi sull'onere della prova in materia di frodi IVA. Quando l'Amministrazione Finanziaria fornisce indizi gravi, precisi e concordanti sull'esistenza di operazioni soggettivamente inesistenti, spetta al contribuente dimostrare la propria buona fede e di aver adottato la massima diligenza per non essere coinvolto. La Corte ha accolto il ricorso di una società solo su alcuni vizi procedurali della sentenza di secondo grado, confermando però il principio cardine sulla ripartizione dell'onere probatorio.
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Agevolazione prima casa: quando si applica il limite dei mq
La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso di un contribuente che si era visto revocare l'agevolazione prima casa per il superamento del limite di 240 mq. La Corte ha chiarito che, per un acquisto soggetto a IVA avvenuto nel marzo 2014, si applicavano ancora le vecchie regole basate sulla superficie e non quelle nuove basate sulla categoria catastale, entrate in vigore per l'IVA solo a dicembre 2014. È stato inoltre confermato che i muri perimetrali rientrano nel calcolo della superficie utile.
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Presunzione evasione estero: irretroattività della norma
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 17222/2025, ha stabilito un principio cruciale in materia di capitali detenuti all'estero. Il caso riguarda una contribuente a cui l'Agenzia delle Entrate contestava redditi non dichiarati per gli anni 2005-2008, applicando la presunzione di evasione introdotta nel 2009. La Corte ha chiarito che tale presunzione ha natura sostanziale e non può essere applicata retroattivamente. Di conseguenza, per i periodi d'imposta antecedenti al 1° luglio 2009, l'onere di provare l'evasione non si inverte automaticamente, ma spetta all'Amministrazione Finanziaria dimostrarla tramite presunzioni semplici. È stato invece confermato il carattere retroattivo delle norme procedurali che raddoppiano i termini per l'accertamento. La sentenza d'appello è stata cassata con rinvio.
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Ius superveniens tributario: sanzioni annullate?
Una società impugnava una cartella esattoriale per sanzioni fiscali. Sebbene l'accertamento originario fosse stato confermato in via definitiva, una nuova legge (ius superveniens tributario) ha modificato i criteri di interpretazione, rendendo di fatto lecito il comportamento precedentemente sanzionato. La Corte di Cassazione, con ordinanza interlocutoria, non decide nel merito ma rinvia la causa a pubblica udienza per approfondire il complesso rapporto tra la nuova legge più favorevole e l'intangibilità di un atto impositivo divenuto definitivo, sollevando una questione cruciale sull'applicabilità del principio di retroattività della legge più mite.
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