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D.Lgs. n. 30 giugno 2003 n. 196 art. 53

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Provvigione mediatore: il nesso causale è decisivo
La Corte d'Appello di Genova ha riformato una sentenza di primo grado, riconoscendo il diritto alla provvigione di un mediatore immobiliare. La decisione si fonda sul principio del nesso causale: l'attività dell'agenzia è stata considerata l'antecedente necessario alla conclusione dell'affare, nonostante alcune lievi discrepanze tra l'immobile visionato e quello poi acquistato. La Corte ha stabilito che spetta al cliente dimostrare l'interruzione di tale nesso, prova che in questo caso non è stata fornita.
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Imputazione pagamento: la prova spetta al debitore
Una software house ottiene un'ingiunzione di pagamento contro un cliente per fatture insolute. Il cliente si oppone, sostenendo di aver già pagato e chiedendo un risarcimento per disservizi. La Corte d'Appello conferma la decisione di primo grado, respingendo le richieste del cliente. La sentenza chiarisce che, in presenza di più debiti, l'onere di provare la specifica imputazione di pagamento ricade sul debitore. Causali di pagamento generiche sono state ritenute insufficienti a tale scopo. Anche la domanda di risarcimento è stata respinta perché relativa a un periodo antecedente a quello delle fatture contestate e non adeguatamente provata.
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Azione revocatoria: vendita tra parenti è inefficace
La Corte d'Appello conferma la sentenza di primo grado che dichiara inefficace, tramite azione revocatoria, la vendita della nuda proprietà di un immobile tra cognate. La Corte ha ritenuto provata la consapevolezza (participatio fraudis) dell'acquirente del pregiudizio arrecato ai creditori, basandosi su presunzioni quali lo stretto legame di parentela, la vicinanza delle abitazioni e la conoscenza delle difficoltà economiche del debitore.
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Caparra confirmatoria: recesso per inadempimento
La Corte d'Appello di Genova ha riformato una sentenza di primo grado, riconoscendo il diritto di un acquirente a ottenere la restituzione del doppio della caparra confirmatoria versata per l'acquisto di un camper. La decisione si fonda sull'inadempimento del venditore, che ha offerto un veicolo con caratteristiche difformi da quelle pattuite nel contratto, legittimando il recesso dell'acquirente. La Corte ha stabilito che la consegna di un bene diverso ('aliud pro alio') costituisce un grave inadempimento contrattuale.
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Provvigione mediatore: diritto al compenso e concause
Una recente sentenza della Corte di Appello analizza il diritto alla provvigione del mediatore quando più agenzie immobiliari contribuiscono a una vendita. La Corte ha confermato che la provvigione spetta all'agenzia la cui attività, pur non essendo l'unica, si è rivelata una concausa necessaria per la conclusione dell'affare, rigettando l'appello del venditore che contestava il pagamento.
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Azione revocatoria: quando si valuta la malafede?
La Corte d'Appello di Genova ha respinto un'azione revocatoria promossa da un istituto di credito contro la vendita di un immobile. La sentenza stabilisce che la consapevolezza del terzo acquirente del pregiudizio al creditore (scientia damni) deve essere valutata al momento della stipula del contratto preliminare. Poiché a quella data il debitore non era ancora inadempiente, l'azione è stata rigettata, confermando che le successive modifiche al contratto definitivo erano giustificate e non indice di frode.
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Onere della prova: pagamento a terzo e compravendita
Una venditrice appella una sentenza che riconosceva un pagamento di 30.000 €, effettuato dagli acquirenti a un terzo, come valido acconto sul prezzo. La Corte d'Appello respinge l'appello, confermando la decisione di primo grado. Si è ritenuto che la venditrice non abbia assolto al proprio onere della prova per superare le forti presunzioni e le prove testimoniali che indicavano come il pagamento fosse stato eseguito su sue precise istruzioni, liberando così gli acquirenti.
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Condizione sospensiva: quando scade il termine?
Una recente sentenza della Corte d'Appello analizza il caso di una compravendita immobiliare con un'obbligazione sottoposta a condizione sospensiva senza un termine esplicito. La Corte ha stabilito che la condizione non si considera fallita per il solo decorso del tempo, se questo è 'ragionevole' in relazione alla complessità della pratica, come l'ottenimento di un'autorizzazione edilizia. La parte obbligata è stata condannata a sostenere i costi dei lavori, anche se superiori al previsto a causa di normative tecniche sopravvenute.
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