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D.Lgs. n. 181 del 2015

5 provvedimenti

Insinuazione tardiva: termini e regole in Cassazione
La Corte di Cassazione ha confermato l'inammissibilità di una domanda di insinuazione tardiva presentata da un gruppo di investitori contro una banca in liquidazione coatta amministrativa. Il ricorso è stato respinto poiché la domanda è stata depositata oltre il termine di sei mesi previsto dalla riforma del 2015, senza che i ricorrenti fornissero prova di una causa non imputabile per il ritardo. La sentenza chiarisce che anche i crediti accertati con sentenza definitiva devono sottostare alle rigide tempistiche del concorso formale per essere ammessi al passivo della procedura.
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Insinuazione tardiva: termini e regole in banca LCA
La Corte di Cassazione ha confermato l'inammissibilità di una domanda di insinuazione tardiva presentata da un gruppo di investitori contro un istituto bancario in liquidazione coatta amministrativa. Nonostante i ricorrenti avessero ottenuto una sentenza definitiva di risoluzione contrattuale e condanna alla restituzione di somme, la domanda è stata depositata oltre il termine di sei mesi previsto dal D.Lgs. 181/2015. La Corte ha ribadito che l'esistenza di un titolo giudiziale non esonera dal rispetto delle procedure di accertamento del passivo e che il ritardo di oltre un anno dal passaggio in giudicato della sentenza, senza prova di causa non imputabile, rende l'istanza ultratardiva e inammissibile.
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Insinuazione tardiva: termini e scadenze legali
La Corte di Cassazione ha confermato l'inammissibilità di una domanda di insinuazione tardiva presentata oltre i termini previsti dalla riforma del 2015 per le liquidazioni coatte amministrative bancarie. I creditori, pur vantando un titolo accertato con sentenza definitiva, hanno atteso oltre un anno dal passaggio in giudicato prima di richiedere l'ammissione al passivo. La Corte ha stabilito che il termine di sei mesi introdotto dal D.Lgs. 181/2015 è perentorio e che l'onere di provare la non imputabilità del ritardo spetta interamente al creditore, il quale deve dimostrare di essersi attivato con estrema tempestività una volta rimosso l'eventuale impedimento.
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Opposizione stato passivo: il termine è perentorio
Un creditore ha proposto opposizione allo stato passivo di una banca in liquidazione coatta amministrativa. Il Tribunale ha dichiarato l'opposizione inammissibile per il mancato deposito della copia notificata del ricorso entro il termine perentorio di cinque giorni prima dell'udienza. La Corte di Cassazione ha confermato la decisione, rigettando il ricorso. Ha stabilito che la norma speciale del Testo Unico Bancario, all'epoca vigente, non era stata implicitamente abrogata dalla riforma della legge fallimentare. Pertanto, il termine per la costituzione nell'opposizione stato passivo era da considerarsi perentorio e la sua violazione, insanabile, comportava l'abbandono del giudizio.
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Costituzione in giudizio: il termine è perentorio
La Corte di Cassazione ha confermato l'inammissibilità dell'opposizione allo stato passivo presentata da alcuni creditori. La decisione si fonda sulla mancata tempestiva costituzione in giudizio, non avendo depositato la prova della notifica del ricorso entro il termine perentorio di cinque giorni prima dell'udienza, come previsto dalla normativa bancaria applicabile all'epoca dei fatti. La Corte ha ribadito che, nelle procedure concorsuali, le norme procedurali speciali prevalgono su quelle ordinarie per esigenze di celerità e certezza.
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