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d.lgs. n. 165 del 2001, art. 1, comma 2

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Servizio ASL punteggio ATA: la ASL non è Stato
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 13688/2024, ha stabilito che il servizio prestato presso un'Azienda Sanitaria Locale (ASL) non può essere equiparato a quello svolto presso un'amministrazione statale. Di conseguenza, tale servizio non dà diritto al punteggio aggiuntivo nelle graduatorie del personale ATA. La Corte ha chiarito che, ai sensi del D.Lgs. 165/2001, le ASL rientrano negli enti del Servizio Sanitario Nazionale, una categoria distinta dalle amministrazioni dello Stato. La decisione riforma le precedenti sentenze di merito che avevano dato ragione a una lavoratrice.
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Giurisdizione graduatorie ATA: è del giudice ordinario
Un membro del personale ATA, escluso dalle graduatorie di istituto con conseguente risoluzione del contratto, ha avviato un contenzioso sulla competenza giurisdizionale. Le Sezioni Unite della Cassazione hanno risolto il conflitto, affermando che la giurisdizione sulle graduatorie ATA, per quanto riguarda la gestione della posizione individuale (punteggi, esclusioni), spetta al giudice ordinario del lavoro. La Corte ha chiarito che tali atti non sono espressione di potere amministrativo discrezionale, ma atti di gestione di un rapporto di lavoro privatizzato, configurando diritti soggettivi tutelabili davanti al giudice ordinario.
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Tassazione canoni portuali: la Cassazione fa chiarezza
La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 7693/2024, ha rigettato il ricorso dell'Agenzia delle Entrate, confermando la non imponibilità ai fini IRES dei canoni percepiti da un'Autorità Portuale per la concessione di beni demaniali marittimi per gli anni d'imposta 2009, 2010 e 2011. La Corte ha stabilito che, per il periodo in esame, la tassazione dei canoni portuali era esclusa in virtù della natura di ente pubblico non economico dell'Autorità, che agiva nell'esercizio di funzioni statali. La successiva normativa, introdotta per conformarsi alle decisioni UE sugli aiuti di Stato, non ha efficacia retroattiva e si applica solo dal 2022.
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Tassazione Autorità Portuali: no IRES sui canoni
La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 7381 del 19 marzo 2024, ha stabilito che i canoni percepiti da un'Autorità Portuale per la concessione di beni demaniali marittimi non sono soggetti a IRES per l'anno d'imposta 2007. La Corte ha rigettato il ricorso dell'Agenzia delle Entrate, confermando la natura di ente pubblico non economico dell'Autorità e la riconducibilità dei canoni all'esercizio di funzioni istituzionali. La decisione chiarisce che le successive normative, introdotte per adeguarsi alle direttive UE sugli aiuti di Stato, non hanno efficacia retroattiva, salvaguardando così la non imponibilità per i periodi precedenti al 2022.
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Ripetizione indebito pubblico impiego: la Cassazione
Un dipendente pubblico ha ricevuto uno stipendio maggiorato a seguito di una promozione economica successivamente revocata. La Corte di Cassazione ha confermato il diritto e dovere della Pubblica Amministrazione di procedere alla ripetizione indebito, ossia di richiedere la restituzione delle somme versate in eccesso. La Corte ha stabilito che né la buona fede del dipendente né il principio del lavoro di fatto possono impedire il recupero di pagamenti effettuati senza una valida base legale (sine titulo).
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Ripetizione indebito pubblico impiego: la PA può chiedere?
Una dipendente pubblica ottiene una progressione economica poi rivelatasi illegittima. L'Amministrazione agisce per la restituzione delle maggiori somme versate. La Cassazione conferma il diritto alla ripetizione indebito pubblico impiego, affermando che la P.A. è tenuta a ripristinare la legalità violata e che la buona fede del dipendente non è sufficiente a bloccare la restituzione di somme corrisposte senza un valido titolo giuridico (sine titulo).
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Legittimo affidamento: no se la legge è incostituzionale
Una dipendente pubblica ha richiesto un adeguamento retributivo basato su una legge regionale, successivamente dichiarata incostituzionale. La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso, affermando che non può sorgere un legittimo affidamento su una norma anticostituzionale, specialmente quando il beneficio economico non è mai stato effettivamente erogato.
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Retribuzione dirigente: no all’assegno ad personam
La Corte di Cassazione ha stabilito che un dirigente pubblico non ha diritto a mantenere un assegno ad personam, concesso per conservare una precedente e più alta retribuzione, al momento del rinnovo di un nuovo incarico di valore economico inferiore. Tale assegno, legato al precedente ruolo poi soppresso, non può essere considerato parte integrante della retribuzione del nuovo incarico. La decisione riforma le sentenze dei giudici di merito che avevano dato ragione al dirigente, affermando un principio di coerenza tra incarico e retribuzione dirigente nel pubblico impiego, specialmente nel contesto di riorganizzazioni aziendali.
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Perequazione stipendio: No a leggi incostituzionali
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un dipendente pubblico che chiedeva una perequazione dello stipendio basata su una legge regionale. La Corte ha stabilito che una norma dichiarata incostituzionale non può generare diritti soggettivi perfetti né un legittimo affidamento, in quanto invade la competenza esclusiva dello Stato in materia di ordinamento civile e trattamento economico dei dipendenti.
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Legittimo affidamento: nessun diritto da legge incostituzionale
Una dipendente pubblica ha richiesto un adeguamento retributivo basato su una legge regionale, successivamente dichiarata incostituzionale. La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso, stabilendo che non può sorgere alcun diritto, né invocarsi il principio di legittimo affidamento, da una norma incostituzionale, soprattutto in presenza di un precedente giudicato sfavorevole.
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Legge regionale incostituzionale: No ad aumenti di stipendio
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di una dipendente pubblica che chiedeva un adeguamento di stipendio basato su una legge regionale incostituzionale. La Corte ha stabilito che una norma dichiarata illegittima dalla Corte Costituzionale non può creare diritti soggettivi né fondare un legittimo affidamento, specialmente se la questione era già stata decisa con una precedente sentenza passata in giudicato.
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Perequazione retributiva: no a norma incostituzionale
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di una dipendente pubblica che chiedeva la perequazione retributiva sulla base di una legge regionale. Tale legge, che mirava a parificare il trattamento economico di anzianità, era stata in seguito dichiarata incostituzionale. La Corte ha stabilito che da una norma incostituzionale non può sorgere alcun diritto soggettivo, né può essere invocato un legittimo affidamento, soprattutto in presenza di un precedente giudicato sfavorevole alla stessa ricorrente sulla medesima questione.
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Legge incostituzionale: nessun diritto acquisito
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un dipendente pubblico che chiedeva un adeguamento retributivo basato su una legge regionale successivamente dichiarata incostituzionale. La Corte ha ribadito che da una legge incostituzionale non può sorgere alcun diritto soggettivo e che il principio del legittimo affidamento non è invocabile, soprattutto in presenza di un precedente giudicato sfavorevole sulla medesima questione.
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Legittimo affidamento e legge incostituzionale: il caso
Una dipendente pubblica ha richiesto un adeguamento retributivo basato su una legge regionale, successivamente dichiarata incostituzionale. La Corte di Cassazione ha dichiarato il suo ricorso inammissibile, negando la sussistenza di un legittimo affidamento su una norma illegittima, soprattutto in assenza di un precedente riconoscimento del diritto e a fronte di un precedente giudicato sfavorevole.
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Punteggio graduatorie ATA: il servizio in ASL non vale
La Corte di Cassazione ha stabilito che il servizio prestato presso Aziende Sanitarie Locali (ASL) e Istituti Pubblici di Assistenza e Beneficenza (IPAB) non può essere equiparato a quello svolto nelle amministrazioni statali. Di conseguenza, tale servizio non è valido ai fini dell'attribuzione del punteggio nelle graduatorie di III fascia del personale ATA. La decisione chiarisce la distinzione tra la nozione ampia di 'amministrazione pubblica' e quella più ristretta di 'amministrazione statale', rilevante per la normativa di settore.
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Punteggio aggiuntivo ASL: non vale per la scuola
La Corte di Cassazione ha stabilito che il servizio prestato alle dipendenze di un'Azienda Sanitaria Locale (ASL) non dà diritto al punteggio aggiuntivo previsto per il personale scolastico. L'ordinanza chiarisce che le ASL, secondo il D.Lgs. 165/2001, non rientrano nella categoria delle 'amministrazioni statali', ma costituiscono un'entità distinta. Pertanto, la richiesta di una lavoratrice di vedersi riconosciuto tale punteggio è stata definitivamente respinta, confermando le decisioni dei gradi di giudizio precedenti.
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Ripetizione indebito PA: stipendi da restituire
La Corte di Cassazione ha stabilito che i dipendenti pubblici devono restituire gli aumenti di stipendio ricevuti a seguito di una promozione poi rivelatasi illegittima. La sentenza chiarisce che la Pubblica Amministrazione ha il dovere di agire per la ripetizione indebito, e la buona fede del lavoratore non è sufficiente a impedire la restituzione delle somme. Il principio si applica anche se il dipendente ha percepito gli emolumenti per anni, poiché l'atto di promozione nullo non può creare una posizione giuridica consolidata.
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