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d.lgs. n. 159 del 2011, art. 20

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Confisca di prevenzione: beni illeciti e pericolosità sociale
Un individuo, sottoposto a misure di prevenzione per presunta appartenenza a un'associazione mafiosa, ha visto confermata la confisca di prevenzione di ingenti somme di denaro, di un'impresa individuale e di altri beni. L'individuo ha presentato ricorso in Cassazione, contestando la valutazione della sua pericolosità sociale e l'illogicità della motivazione sulla provenienza illecita dei beni. La Suprema Corte ha rigettato il ricorso, ritenendo inammissibili alcune censure e infondate quelle sulla pericolosità sociale e sulla sproporzione tra i redditi dichiarati e la somma confiscata. La decisione ha confermato la validità della confisca di prevenzione.
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Confisca di prevenzione tra denaro e titoli: limiti probatori
La Corte d'Appello confermava la confisca di prevenzione su somme di denaro e su un consistente dossier titoli cointestato a un ex funzionario pubblico e alla moglie. I giudici di merito ritenevano il soggetto socialmente pericoloso per aver percepito tangenti, malgrado i reati fossero estinti per prescrizione nel procedimento penale. La Suprema Corte ha chiarito che il denaro contante e i titoli finanziari seguono regole probatorie diverse. Mentre il denaro è bene fungibile e direttamente confiscabile, i titoli di investimento sono beni infungibili e tracciabili nel tempo. Per i titoli serve un'indagine specifica sul nesso di derivazione illecita o sulla sproporzione reddituale. La Cassazione ha dunque annullato il decreto limitatamente al deposito titoli di oltre 410.000 euro.
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Sequestro per equivalente: leciti i blocchi su beni del passato
La Corte d'Appello ha ordinato il sequestro di oltre 600.000 euro contro un imprenditore ritenuto socialmente pericoloso per reati tributari e associazione a delinquere. In mancanza del denaro, i giudici hanno disposto il sequestro per equivalente su immobili intestati all'uomo e a una terza interessata. L'imprenditore ha contestato il provvedimento sostenendo che gli immobili erano stati comprati prima dei reati contestati. La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso confermando la legittimità del blocco preventivo. I giudici hanno chiarito che il sequestro per equivalente ha natura sanzionatoria e può colpire qualsiasi bene lecito disponibile, indipendentemente dalla data di acquisto.
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Confisca eredi: diritti e onere della prova
La Corte di Cassazione annulla un decreto di confisca, stabilendo una netta distinzione tra la posizione processuale degli eredi e quella dei terzi intestatari fittizi. Nella confisca eredi, i successori possono contestare la pericolosità sociale del defunto, a differenza dei terzi, il cui onere probatorio è limitato a dimostrare la genuinità del loro titolo. La Corte ha rinviato il caso per un nuovo esame che applichi correttamente questi principi.
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Occupazione abusiva IMU: chi paga l’imposta?
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza interlocutoria n. 16687/2024, esamina il caso di un proprietario tenuto a pagare l'IMU (precedentemente ICI) su terreni oggetto di occupazione abusiva da parte della Pubblica Amministrazione. A seguito di una procedura espropriativa illegittima, il proprietario ha perso la disponibilità materiale del bene. La Corte non decide nel merito ma, riconoscendo l'importanza della questione, rinvia la causa a pubblica udienza per chiarire se, in caso di occupazione abusiva IMU, il presupposto impositivo sussista anche quando viene meno la capacità contributiva del proprietario, come sancito dall'art. 53 della Costituzione.
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Perimetrazione temporale e confisca: il caso in esame
La Corte di Cassazione annulla un decreto di confisca contro i familiari di un soggetto ritenuto socialmente pericoloso. Il motivo principale è l'errata applicazione di una norma per definire la perimetrazione temporale della pericolosità, in quanto la legge utilizzata non era in vigore al momento della proposta di prevenzione. La Corte ribadisce che il terzo intestatario può contestare tale perimetrazione e ha solo un onere di allegazione, non di prova piena, sulla lecita provenienza dei beni.
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Revoca sequestro: quando è impugnabile il rigetto?
Un'ordinanza della Corte di Cassazione affronta il caso di un terzo imprenditore che si è visto rigettare la richiesta di revoca del sequestro sulla propria azienda. A causa di un profondo contrasto giurisprudenziale sull'ammissibilità di un'impugnazione contro tale rigetto, la questione è stata rimessa alle Sezioni Unite per una decisione definitiva, fondamentale per la tutela dei diritti dei terzi nei procedimenti di prevenzione.
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Terzo interessato: diritto alla partecipazione nel processo
La Corte di Cassazione ha annullato un provvedimento della Corte d'Appello che aveva dichiarato inammissibile l'appello di un terzo interessato in un procedimento di confisca di prevenzione. La Suprema Corte ha stabilito che il terzo interessato, una volta ammesso a partecipare al procedimento, non può essere estromesso in una fase successiva, come l'appello. Il procedimento deve rimanere unitario, garantendo il pieno diritto al contraddittorio e alla difesa a tutte le parti coinvolte, in linea con i principi fondamentali del giusto processo.
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IMU su immobili sequestrati: la Cassazione decide
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 1898/2024, ha stabilito principi fondamentali in materia di IMU su immobili sequestrati e validità delle notifiche. Una società aveva impugnato un avviso di accertamento IMU per il 2012, lamentando l'irregolarità della notifica via PEC e la non debenza del tributo a causa di un sequestro preventivo sull'immobile. La Corte ha rigettato il ricorso, affermando che la notifica, sebbene irregolare, è sanata dalla conoscenza dell'atto da parte del destinatario che lo impugna. Sul punto cruciale, ha chiarito che il regime speciale di sospensione del pagamento per gli immobili sequestrati non era in vigore nel 2012, pertanto l'IMU restava dovuta, poiché il sequestro non estingue la titolarità del bene.
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Ricusazione giudice: sì se ha già valutato i fatti
La Corte di Cassazione ha annullato l'ordinanza di una Corte d'Appello che aveva respinto una richiesta di ricusazione giudice. La Suprema Corte ha stabilito che un magistrato che, in un precedente procedimento di prevenzione, ha espresso una valutazione di merito sugli stessi fatti, anche in modo implicito, non può giudicare nel successivo processo penale, poiché la sua imparzialità potrebbe essere compromessa. Questa decisione rafforza il principio del giusto processo, sottolineando che anche la sola apparenza di un pre-giudizio è sufficiente per giustificare la ricusazione.
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Confisca di prevenzione: la Cassazione chiarisce
La Corte di Cassazione ha annullato un provvedimento di confisca di prevenzione per oltre 80.000 euro, originariamente confermato dalla Corte d'Appello di Milano. La decisione è stata motivata da un'errata valutazione della 'pericolosità sociale' del soggetto, basata su fatti datati e su un procedimento archiviato non adeguatamente analizzato. Inoltre, la Suprema Corte ha censurato l'inversione dell'onere della prova, ribadendo che spetta all'accusa dimostrare la provenienza illecita dei beni e non al proposto fornire una prova 'diabolica' della loro origine lecita. Il caso è stato rinviato alla Corte d'Appello per un nuovo esame.
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