Una donna, condannata per omicidio stradale, si vede negare l'affidamento in prova a causa della sua mancata revisione critica del reato commesso. La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 3333/2024, conferma la decisione del Tribunale di Sorveglianza, il quale aveva concesso la meno ampia misura della semilibertà. La Corte sottolinea che, per accedere all'affidamento in prova, è indispensabile che il condannato abbia almeno avviato un percorso di riconsiderazione critica della propria condotta, elemento che nel caso di specie mancava. La sentenza rigetta anche la questione di legittimità costituzionale sollevata riguardo alla differenza tra i limiti di pena previsti per la detenzione domiciliare come misura alternativa (due anni) e come pena sostitutiva (quattro anni), ribadendo la natura distinta dei due istituti.
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