LexCED: l'assistente legale basato sull'intelligenza artificiale AI. Chiedigli un parere, provalo adesso!

D.Lgs. n. 150 del 2009

Pagina 2 di 2

34 provvedimenti

Incarichi dirigenziali a termine: limiti e tutele
La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 27189/2025, si è pronunciata sul tema degli incarichi dirigenziali a termine nel pubblico impiego. Il caso riguardava alcuni dirigenti assunti da un ente previdenziale con contratti a tempo determinato rinnovati per oltre un decennio. La Corte ha stabilito che la disciplina speciale dell'art. 19, comma 6, del D.Lgs. 165/2001 non autorizza un uso illimitato di tali contratti per soddisfare esigenze stabili e permanenti. Superati i limiti massimi di durata (triennali o quinquennali), la reiterazione dei contratti è abusiva e dà diritto al lavoratore a un risarcimento del danno, pur non comportando la conversione del rapporto a tempo indeterminato. La Corte ha invece escluso l'esistenza di una durata minima triennale per questi incarichi.
Continua »
Riduzione fondi contrattuali: No ai tagli lineari
La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 1836/2024, ha dichiarato illegittima la riduzione fondi contrattuali operata da un'azienda sanitaria tramite un taglio forfettario del 30% sulla retribuzione variabile dei dirigenti medici. La Corte ha stabilito che la normativa sulla spesa pubblica impone di 'cristallizzare' i fondi al livello del 2010 e di ridurli in misura proporzionale alla diminuzione del personale, non attraverso tagli lineari e discrezionali.
Continua »
Normativa anticorruzione: obblighi per le ex IPAB
L'Autorità Anticorruzione ha sanzionato un'Azienda di Servizi alla Persona per non aver rispettato la normativa anticorruzione. I tribunali di merito hanno annullato la sanzione, ritenendo che la normativa, prima della riforma del 2014, non si applicasse a tali enti. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso dell'Autorità perché non contestava specificamente le motivazioni della Corte d'Appello, ma si limitava a riproporre le stesse tesi.
Continua »
Demansionamento PA: limiti allo ius variandi
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 1669/2024, ha chiarito i contorni del demansionamento PA. Ha stabilito che non sussiste demansionamento se a un dipendente pubblico vengono assegnate mansioni che, pur appartenendo anche a un profilo inferiore, sono ricomprese nella medesima Area contrattuale del suo inquadramento. La Corte ha valorizzato il criterio dell'equivalenza formale, confermando l'ampia flessibilità gestionale (ius variandi) del datore di lavoro pubblico all'interno della stessa Area di classificazione.
Continua »
Demansionamento pubblico impiego: quando è legittimo?
Due dipendenti di un museo lamentavano un demansionamento pubblico impiego per essere state adibite prevalentemente a compiti di vigilanza, inferiori alla loro qualifica di 'assistenti'. La Corte di Cassazione ha ribaltato le decisioni precedenti, stabilendo che non sussiste demansionamento se le mansioni assegnate, sebbene meno qualificanti, rientrano nel profilo professionale e nell'Area di inquadramento del lavoratore. La scelta rientra nel legittimo potere organizzativo (ius variandi) del datore di lavoro pubblico.
Continua »
Riduzione fondi contrattuali: illegittimo il taglio del 30%
La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 277/2024, ha dichiarato illegittima la decisione di un'Azienda Sanitaria Locale di operare un taglio forfettario del 30% sulla retribuzione variabile dei dirigenti medici. La Corte ha chiarito che la normativa sulla riduzione fondi contrattuali impone di 'cristallizzare' le risorse al livello del 2010 e di ridurle in misura proporzionale solo in caso di diminuzione del personale, non attraverso tagli percentuali arbitrari. Il caso è stato rinviato alla Corte d'Appello per un corretto ricalcolo delle somme.
Continua »
Recupero indebito PA: sì alla trattenuta in busta paga
La Corte di Cassazione ha stabilito che una Pubblica Amministrazione può procedere al recupero indebito di somme erogate ai dipendenti direttamente tramite trattenuta in busta paga. Il caso riguardava un Comune che aveva recuperato un premio accessorio pagato a degli agenti di polizia locale, dopo aver accertato la violazione dei vincoli finanziari. La Suprema Corte ha chiarito che le procedure speciali di riassorbimento dei fondi, previste da norme come l'art. 4 del d.l. 16/2014, si aggiungono e non sostituiscono il diritto generale dell'ente di ripetere le somme non dovute (art. 2033 c.c.) direttamente dal lavoratore. Pertanto, il recupero indebito PA tramite azione diretta è legittimo.
Continua »
Restituzione stipendio: la P.A. può chiedere i soldi?
La Corte di Cassazione ha confermato l'obbligo per alcuni dipendenti comunali alla restituzione dello stipendio accessorio percepito sulla base di contratti decentrati nulli. La sentenza chiarisce che la P.A. deve recuperare le somme pagate senza titolo, anche se il dipendente era in buona fede, poiché il principio di legalità prevale sul legittimo affidamento.
Continua »
Scorrimento graduatorie interne: illegittimo dopo il 2009
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 9240/2025, ha stabilito che lo scorrimento di graduatorie interne, derivanti da selezioni riservate esclusivamente al personale di un ente, è illegittimo a seguito della riforma introdotta dal D.Lgs. 150/2009. Tale normativa ha imposto il principio dell'adeguato accesso dall'esterno alle pubbliche amministrazioni, rendendo di fatto illegale l'utilizzo di graduatorie puramente interne per coprire nuovi posti, anche se antecedenti alla riforma stessa. La Corte ha respinto il ricorso di alcuni dipendenti, chiarendo che né le delibere amministrative locali né le leggi di proroga delle graduatorie pubbliche possono derogare a questo principio fondamentale.
Continua »
Incarico dirigenziale pubblico: legge statale prevale
Una dirigente pubblica regionale, dopo la conclusione di un incarico di vertice, ha richiesto il mantenimento di un trattamento economico di favore previsto dalla contrattazione regionale. La Corte di Cassazione ha respinto la sua richiesta, stabilendo che una successiva legge statale, considerata norma fondamentale di riforma economico-sociale, prevale sulle disposizioni locali più vantaggiose. L'incarico dirigenziale pubblico è quindi soggetto alla normativa nazionale che permette l'assegnazione di ruoli con retribuzione inferiore.
Continua »
Ricorso inammissibile: errori formali e procedurali
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di alcuni dipendenti pubblici contro un Comune per la restituzione di indennità percepite. La decisione si fonda su un vizio formale insuperabile: il ricorso depositato era incompleto, mancando di numerose pagine e risultando quindi incomprensibile. Anche nel merito, i motivi sono stati giudicati troppo generici. La Corte ha inoltre dichiarato inammissibile il controricorso del Comune, depositato tardivamente a causa di un errore nella compilazione del file telematico, ritenuto imputabile alla parte e non a un malfunzionamento del sistema.
Continua »
Demansionamento pubblico impiego: quando è legittimo?
Un dipendente pubblico, assunto come "Assistente", ha citato in giudizio il Ministero per demansionamento, sostenendo di svolgere esclusivamente compiti di un "Operatore" di livello inferiore. La Corte di Cassazione ha ribaltato le decisioni dei gradi precedenti, stabilendo che non si configura demansionamento nel pubblico impiego se le mansioni assegnate, sebbene più semplici, rientrano nella stessa area funzionale definita dal contratto collettivo. Tale assegnazione rappresenta un legittimo esercizio dello ius variandi del datore di lavoro pubblico.
Continua »
Retribuzione variabile: quando è dovuta ai dipendenti
La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso di alcuni autisti di una società di trasporto pubblico, confermando che la loro richiesta di una retribuzione variabile non era fondata. Il pagamento era subordinato a due condizioni non soddisfatte: l'effettivo finanziamento da parte della Regione e il raggiungimento di specifici obiettivi di produttività. La Corte ha stabilito che, per le società a partecipazione pubblica, i premi di risultato devono essere sempre legati a performance concrete, in linea con i principi di contenimento della spesa pubblica.
Continua »
Interesse ad agire e performance: la Cassazione decide
Un dipendente pubblico ha impugnato la sua valutazione della performance, pur essendo positiva, chiedendone una migliore. La Corte di Cassazione, con l'ordinanza in esame, ha rigettato il ricorso. Ha chiarito che, sebbene esista un interesse ad agire di natura morale, non sussiste un diritto soggettivo tutelabile per ottenere la revisione di una valutazione già positiva se da ciò non derivano conseguenze economiche o di carriera concrete.
Continua »