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d.lgs. n. 136 del 2024

5 provvedimenti

Cram-down fiscale: stop della Cassazione alla continuità forzata
L'Agenzia delle Entrate ha impugnato l'omologazione del concordato in continuità di un'azienda, approvato dal Tribunale nonostante il voto contrario del fisco. I giudici di merito avevano applicato il cosiddetto cram-down fiscale per superare il dissenso dell'erario, ritenendo la proposta conveniente. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso dell'Agenzia delle Entrate, stabilendo che, nella disciplina previgente alla riforma del 2024, il cram-down fiscale non era applicabile al concordato in continuità, ma solo a quello liquidatorio. Di conseguenza, la Suprema Corte ha cassato la sentenza impugnata con rinvio alla Corte d'appello.
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Appello giudice incompetente: non è inammissibile
Una consumatrice, dopo il rigetto del suo piano di ristrutturazione del debito, ha presentato appello a un giudice non competente. La Corte d'Appello ha dichiarato l'impugnazione inammissibile. La Corte di Cassazione ha ribaltato questa decisione, affermando che un appello al giudice incompetente non è causa di inammissibilità. Grazie al principio della 'translatio iudicii', il processo deve semplicemente proseguire davanti al giudice corretto, in questo caso il Tribunale in composizione collegiale.
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Concordato minore: no alla parità tra creditori
Un debitore ha proposto un piano di concordato minore offrendo un pagamento parziale identico sia ai creditori privilegiati che a quelli chirografari. La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso, stabilendo che la proposta di concordato minore è inammissibile se non rispetta la graduazione legale dei crediti, violando la par condicio creditorum. Il giudice può rilevare tale inammissibilità fin dalla fase iniziale, senza attendere il giudizio di omologazione.
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Rimessione in termini: no se la legge cambia
La Corte di Cassazione ha esaminato un caso relativo alla rimessione in termini a seguito di una modifica legislativa che ha ridotto un termine processuale. Un creditore aveva presentato reclamo tardivamente, e il giudice di merito aveva concesso la rimessione in termini, ritenendo che l'immediata entrata in vigore della nuova legge costituisse una causa non imputabile. La Suprema Corte ha annullato tale decisione, stabilendo che il giudice non può disapplicare una norma chiara e vigente, anche se la sua introduzione è repentina. La rimessione in termini può essere concessa solo per circostanze specifiche e concrete relative alla parte, non sulla base di un giudizio generale di 'incongruità' della legge. Di conseguenza, il reclamo è stato dichiarato inammissibile per tardività.
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Omologazione forzosa: il termine per la domanda
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 34377/2024, ha stabilito un principio cruciale in materia di omologazione forzosa degli accordi di ristrutturazione. Una società aveva richiesto l'omologazione prima che fosse scaduto il termine di 90 giorni concesso all'Amministrazione Finanziaria per aderire alla proposta di transazione fiscale. La Suprema Corte ha dichiarato la domanda inammissibile, chiarendo che il decorso di tale termine è un presupposto necessario per poter adire il tribunale. La richiesta presentata prima di tale scadenza è prematura, poiché la condizione della mancata adesione, che giustifica l'intervento del giudice, non si è ancora verificata.
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