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d.lgs. n. 108 del 2017

11 provvedimenti

Chat criptate e omicidio: la prova dall’estero è utilizzabile
Un indagato per concorso in omicidio premeditato ha contestato la misura cautelare basata su messaggi ottenuti da piattaforme criptate. Tali dati erano stati acquisiti dalle autorità francesi e trasmessi all'Italia tramite un Ordine Europeo di Indagine. La difesa sosteneva l'illegittimità della procedura, paragonandola a un'intercettazione di massa non autorizzata. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, stabilendo un principio chiave sull'utilizzabilità chat criptate. Ha chiarito che non si tratta di un'intercettazione di flussi in tempo reale, ma dell'acquisizione di 'documenti informatici' già esistenti. Tale procedura è regolata dall'art. 234-bis c.p.p. e si basa sul consenso del legittimo titolare dei dati (l'autorità giudiziaria francese) e sul principio di mutuo riconoscimento tra Stati UE, rendendo le prove pienamente valide.
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Acquisizione chat: Sezioni Unite sulla prova digitale
Un'ordinanza della Corte di Cassazione ha rimesso alle Sezioni Unite la questione sulla corretta procedura per l'acquisizione di chat criptate da server esteri. Il caso riguarda un'indagine per traffico di stupefacenti basata su dati ottenuti da autorità straniere tramite Ordine Europeo di Indagine (OEI). Il punto cruciale è stabilire se tale acquisizione chat sia qualificabile come mera ricezione di documenti informatici, esperibile dal solo Pubblico Ministero, o se richieda un controllo e un'autorizzazione preventiva da parte di un giudice, assimilabile a un sequestro di corrispondenza, per garantire i diritti fondamentali dell'indagato.
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Ordine Indagine Europeo: Cassazione su chat criptate
La Corte di Cassazione annulla un'ordinanza di custodia cautelare basata su chat criptate ottenute dalla Francia tramite un Ordine di Indagine Europeo. La sentenza stabilisce che l'acquisizione di comunicazioni memorizzate, anche se non in corso, lede la segretezza della corrispondenza e richiede la preventiva autorizzazione del giudice, non essendo sufficiente il solo decreto del pubblico ministero. La Corte sottolinea la necessità di una corretta qualificazione giuridica dell'atto investigativo e rinvia al Tribunale per una nuova valutazione sulla base dei principi enunciati.
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Profitto del reato: sequestro e cash pooling
Una holding estera contesta un sequestro preventivo su fondi ritenuti il profitto del reato di bancarotta fraudolenta a danno di una sua controllata italiana. La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso, confermando che una complessa serie di transazioni, incluso un finanziamento infragruppo e pagamenti attraverso un sistema di cash pooling, costituiva un'operazione unitaria finalizzata a spogliare la controllata dei suoi beni. I fondi, pur rientrati nella tesoreria centralizzata del gruppo, sono stati correttamente qualificati come profitto illecito e quindi soggetti a sequestro.
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Prove da comunicazioni criptate: la Cassazione decide
Le Sezioni Unite Penali della Corte di Cassazione, con la sentenza n. 23756/2024, hanno risolto un importante contrasto giurisprudenziale sull'utilizzabilità delle prove da comunicazioni criptate, acquisite tramite Ordine Europeo di Indagine (OEI) da un'autorità giudiziaria straniera. Il caso riguardava messaggi provenienti da una nota piattaforma criptata, usati come prova in un procedimento per traffico internazionale di stupefacenti. La Corte ha stabilito che l'acquisizione di tali dati, in quanto prove già esistenti e a disposizione dell'autorità estera, non richiede una preventiva autorizzazione del giudice italiano. La disciplina di riferimento è l'art. 270 c.p.p. (uso di intercettazioni in altri procedimenti) e non l'art. 234-bis c.p.p. L'utilizzabilità è ammessa, salvo che la difesa fornisca prova concreta della violazione di diritti fondamentali.
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Cessione di stupefacenti: quando il reato è consumato?
La Corte di Cassazione conferma la condanna per due soggetti accusati di aver organizzato l'importazione di un ingente carico di cocaina. La sentenza stabilisce un principio chiave sulla cessione di stupefacenti: il reato è da considerarsi consumato con il solo accordo tra le parti, anche se la droga non viene materialmente consegnata e le prove si basano principalmente su intercettazioni (cd. 'droga parlata').
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Ordine Europeo di Indagine: la Cassazione decide
Le Sezioni Unite della Cassazione hanno stabilito che l'acquisizione di comunicazioni da chat criptate, già in possesso di un'autorità giudiziaria straniera, tramite un Ordine Europeo di Indagine non richiede una preventiva autorizzazione del giudice italiano. Tale atto rientra nella disciplina della circolazione della prova tra procedimenti, e spetta al pubblico ministero richiederla. Resta fermo il potere del giudice del procedimento di valutare l'utilizzabilità della prova e il rispetto dei diritti fondamentali.
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Ordine europeo di indagine: prova valida senza giudice?
La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 33878/2024, ha respinto il ricorso di un indagato in custodia cautelare per reati di droga, le cui prove principali consistevano in messaggi da chat criptate. Tali prove erano state ottenute dalle autorità francesi e trasmesse all'Italia tramite un Ordine europeo di indagine. La Corte ha stabilito che per l'acquisizione di prove già in possesso di un'autorità giudiziaria di un altro Stato UE, non è necessaria una preventiva autorizzazione del giudice italiano. Si applica la disciplina sulla circolazione della prova e vige una presunzione di legittimità dell'operato dell'autorità straniera, salvo che la difesa fornisca prova concreta di una violazione dei diritti fondamentali.
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Ordine Europeo di Indagine: la Cassazione decide
La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 33876/2024, ha rigettato il ricorso di un'indagata per reati legati agli stupefacenti, confermando la legittimità dell'acquisizione di chat criptate tramite un Ordine Europeo di Indagine (OEI). La Corte ha stabilito che l'OEI per ottenere prove già in possesso di un'autorità giudiziaria straniera segue le regole sulla circolazione della prova e non quelle sulla sua formazione. Pertanto, il pubblico ministero può emettere l'OEI senza preventiva autorizzazione del giudice. Vige una presunzione di legittimità dell'operato dell'autorità estera, e spetta alla difesa l'onere di provare specifiche violazioni dei diritti fondamentali.
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Prove dall’estero: la Cassazione sui criptofonini
La Cassazione ha confermato la custodia cautelare per un indagato per traffico di stupefacenti, respingendo il ricorso sull'inutilizzabilità delle prove dall'estero. Le chat da criptofonini, acquisite tramite Ordine di Indagine Europeo, sono state ritenute utilizzabili. La Corte ha stabilito che spetta alla difesa l'onere di provare la violazione di diritti fondamentali nel Paese di origine, non potendo il giudice italiano riesaminare la procedura estera.
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Sequestro assistenza giudiziaria: limiti e rimedi
La Corte di Cassazione dichiara inammissibili i ricorsi di due società contro un provvedimento di sequestro emesso su richiesta di uno Stato estero non-UE. Il caso riguarda un'indagine per corruzione e riciclaggio, con profitti illeciti reinvestiti in Italia. La Suprema Corte chiarisce che il rimedio corretto contro un sequestro su assistenza giudiziaria non è il riesame, ma l'incidente di esecuzione. Inoltre, ribadisce che il giudice italiano non può sindacare il merito della richiesta straniera, ma solo verificare il rispetto dei principi fondamentali e delle convenzioni internazionali.
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