La Corte di Cassazione ha confermato la condanna per il reato di sfruttamento del lavoro nei confronti del proprietario di un'azienda agricola. L'imputato aveva assunto un pastore in condizioni di estrema povertà e con deficit cognitivi, imponendogli turni massacranti di oltre dodici ore al giorno per una paga di appena 1,19 euro all'ora, senza riposi settimanali. Il lavoratore era costretto a vivere in una roulotte fatiscente, priva di acqua, luce e riscaldamento. La Suprema Corte ha dichiarato inammissibile il ricorso del datore di lavoro, stabilendo che le difficoltà economiche dell'azienda non giustificano mai il trattamento degradante dei dipendenti. Il datore di lavoro perde definitivamente la causa ed è condannato anche al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria.
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