LexCED: l'assistente legale basato sull'intelligenza artificiale AI. Chiedigli un parere, provalo adesso!

d.lgs. 6 settembre 2011, n. 159, art. 10, comma 3

13 provvedimenti

Pericolosità Sociale Attuale: Buona Condotta in Carcere non Basta
La Corte di Cassazione ha stabilito un principio fondamentale sulla valutazione della pericolosità sociale attuale. Un soggetto, ritenuto affiliato a un'organizzazione criminale e sottoposto a sorveglianza speciale, aveva fatto ricorso sostenendo che la sua pericolosità non fosse più attuale, data la lunga detenzione e la buona condotta in carcere. La Corte ha respinto il ricorso, affermando che per chi appartiene stabilmente a un'associazione mafiosa, la pericolosità si presume persistente. La buona condotta carceraria, da sola, non basta a vincere questa presunzione se non è accompagnata da elementi concreti che dimostrino una reale volontà di allontanarsi dal contesto criminale. Di conseguenza, la misura di prevenzione è stata confermata.
Continua »
Pericolosità sociale e lungo carcere: la Cassazione
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un individuo, ex-organizzatore di un clan criminale, contro la misura di sorveglianza speciale. La Corte ha stabilito che, nonostante una lunga detenzione, la persistenza della pericolosità sociale può essere confermata sulla base di elementi concreti, come il ruolo di vertice ricoperto in passato e il ritorno nel territorio d'influenza del clan, ritenendo tali indici prevalenti rispetto al reperimento di un'attività lavorativa.
Continua »
Pericolosità sociale: la Cassazione sulla sorveglianza
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso contro una misura di sorveglianza speciale. La Corte ha confermato che la pericolosità sociale di un individuo con un ruolo apicale in un'associazione mafiosa si presume attuale anche in caso di detenzione o precarie condizioni di salute, se non vi è una chiara dissociazione. Inoltre, ha ribadito il principio secondo cui l'imposizione di una cauzione non è un provvedimento autonomamente impugnabile.
Continua »
Confisca di prevenzione: la decisione della Cassazione
La Corte di Cassazione si pronuncia su un complesso caso di confisca di prevenzione. La Corte annulla con rinvio la decisione per una terza interessata a causa di un vizio di notifica, garantendo il diritto di difesa. Conferma invece l'inammissibilità dei ricorsi per il proposto principale e altri due familiari, ribadendo la legittimità della misura ablatoria basata su una comprovata pericolosità sociale e una palese sproporzione tra i beni posseduti e i redditi dichiarati. La sentenza chiarisce inoltre che la perdita di efficacia del sequestro per decorso dei termini non impedisce la successiva confisca definitiva.
Continua »
Pericolosità generica: requisiti per la sorveglianza
La Corte di Cassazione ha annullato un provvedimento di sorveglianza speciale, chiarendo i requisiti per la pericolosità generica. Due condanne non definitive per spaccio, distanziate nel tempo, non bastano a provare l'abitualità nel vivere di proventi illeciti, specialmente senza un'analisi del tenore di vita. La Corte ha censurato la motivazione della Corte d'Appello, ritenendola carente sia sulla prova dell'abitualità dei reati-fonte di reddito, sia sulla concreta idoneità delle condotte a minacciare la sicurezza pubblica.
Continua »
Vizio di motivazione: i limiti nel ricorso in Cassazione
La Corte di Cassazione chiarisce i limiti del ricorso per vizio di motivazione nei procedimenti di prevenzione. Un ricorso contro una misura di sorveglianza speciale è stato dichiarato inammissibile perché contestava la valutazione dei fatti del giudice di merito, anziché una reale violazione di legge o una motivazione totalmente assente.
Continua »
Confisca beni: la pericolosità sociale passata basta
La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso di una donna contro la confisca dei suoi beni. La sentenza stabilisce un principio chiave in materia di misure di prevenzione patrimoniale: per la confisca beni è sufficiente dimostrare la sproporzione tra il patrimonio accumulato e il reddito dichiarato durante un periodo di accertata pericolosità sociale, anche se tale pericolosità non è più attuale al momento della decisione. La Corte ha ritenuto irrilevanti le giustificazioni sui redditi agricoli, considerate generiche e non documentate, confermando la legittimità del provvedimento basato sulla passata appartenenza della ricorrente e del coniuge a un clan criminale.
Continua »
Sorveglianza speciale: quando il ricorso è inammissibile
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un soggetto sottoposto a sorveglianza speciale per pericolosità sociale. La Corte ha ribadito che, in materia di misure di prevenzione, il ricorso è ammesso solo per violazione di legge e non per contestare nel merito la valutazione dei fatti o la logicità della motivazione del giudice, a meno che non sia totalmente assente o apparente.
Continua »
Pericolosità sociale: nuova misura e ne bis in idem
La Corte di Cassazione ha stabilito che è legittimo applicare una nuova misura di prevenzione per pericolosità sociale a un soggetto già sottoposto a una misura precedente, qualora emergano nuovi elementi di prova. In questo caso, la Corte ha respinto il ricorso di un individuo, confermando che il principio del 'ne bis in idem' opera 'rebus sic stantibus' e non impedisce una nuova valutazione della pericolosità sociale basata su fatti recenti, come la partecipazione a un'associazione mafiosa emersa da nuove indagini.
Continua »
Pericolosità sociale confisca: limiti temporali
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso del Procuratore Generale che mirava a estendere il periodo di pericolosità sociale di un imprenditore per giustificare la confisca dei suoi beni. La sentenza conferma che la valutazione sulla pericolosità sociale e la confisca deve essere ancorata a un preciso arco temporale, la cui determinazione è una valutazione di merito non sindacabile in sede di legittimità se adeguatamente motivata. In questo caso, la Corte d'Appello aveva correttamente limitato il periodo, escludendo dalla confisca i beni acquisiti in epoca precedente, data la disponibilità di risorse lecite sufficienti a giustificarne l'acquisto.
Continua »
Sorveglianza speciale: obbligo di motivazione
La Corte di Cassazione ha esaminato i ricorsi di due soggetti sottoposti a sorveglianza speciale. Per il primo, ha annullato la decisione limitatamente alla durata della misura (quattro anni), ritenendo insufficiente la motivazione della Corte d'Appello, che si era limitata a una formula di stile. La Corte ha ribadito che la durata di una misura così afflittiva deve essere specificamente giustificata. Il ricorso del secondo soggetto è stato invece dichiarato inammissibile perché mirava a una rivalutazione dei fatti, non consentita in sede di legittimità per le misure di prevenzione.
Continua »
Pericolosità sociale: la valutazione della Cassazione
La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso di un soggetto sottoposto a sorveglianza speciale, il quale sosteneva che la sua prolungata custodia cautelare avesse fatto venir meno la sua pericolosità sociale attuale. La Corte ha chiarito che, a differenza dell'espiazione di una pena definitiva, la custodia cautelare conferma la persistenza delle esigenze che giustificano la misura di prevenzione. I motivi di ricorso basati su una diversa interpretazione dei fatti sono stati giudicati inammissibili.
Continua »
Revoca confisca: prova nuova non decisiva
La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso per la revoca confisca di alcuni immobili. La richiesta si basava su nuove prove (foto aeree) che avrebbero dovuto dimostrare la preesistenza dei beni al periodo di pericolosità sociale del proposto. La Corte ha ritenuto le prove non "decisive", in quanto mostravano solo la sagoma degli edifici e non il loro completamento, confermando così la legittimità della misura di prevenzione patrimoniale.
Continua »