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d.lgs. 31 dicembre 1992, n. 546, art. 18

7 provvedimenti

Motivi nuovi in appello: limiti nel processo tributario
La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 23070/2024, ha ribadito l'inammissibilità dei motivi nuovi in appello nel processo tributario. Nel caso specifico, una contribuente aveva inizialmente contestato una cartella di pagamento per omessa notifica, per poi introdurre in appello specifiche censure sul vizio del procedimento notificatorio. La Corte ha confermato la decisione dei giudici di merito, stabilendo che tali censure costituiscono una mutazione della causa petendi, vietata dalla legge. Questo principio sottolinea l'importanza di articolare tutte le eccezioni fin dal ricorso introduttivo, poiché una contestazione generica non consente di ampliare il tema della controversia nei gradi successivi.
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Motivi di impugnazione: vietati nuovi profili in appello
Un contribuente ha introdotto nuovi profili di nullità della notifica solo in appello. La Cassazione ha cassato la sentenza, ribadendo che i motivi di impugnazione devono essere specificati nell'atto introduttivo e non possono essere ampliati successivamente, pena la violazione del contraddittorio e del divieto di jus novorum.
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Impugnazione tardiva: motivi da proporre subito
Un contribuente ottiene l'annullamento di un atto in appello sollevando nuove eccezioni solo in una memoria tardiva. La Cassazione cassa la sentenza, ribadendo che l'impugnazione tardiva di nuovi motivi è inammissibile. Tutti i vizi dell'atto devono essere contestati fin dal ricorso iniziale, poiché il processo tributario non ammette l'introduzione di nuove censure in corso di causa.
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Motivi di impugnazione: i limiti nel processo tributario
Un contribuente ha contestato un atto della riscossione sostenendo la mancata notifica dell'avviso di accertamento presupposto. La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 22035/2024, ha annullato la decisione di secondo grado che aveva accolto motivi di impugnazione nuovi, sollevati dal contribuente solo in corso di causa. Il principio ribadito è che nel processo tributario le ragioni del ricorso devono essere cristallizzate nell'atto introduttivo, non potendo essere ampliate successivamente.
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Nullità contratto e IVA: la Cassazione fa chiarezza
La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 16279/2024, ha stabilito un importante principio in materia di nullità contratto e detrazione IVA. Un contratto di compravendita, nullo secondo il diritto civile a causa di un palese conflitto di interessi del notaio rogante, non comporta automaticamente l'indetraibilità dell'IVA. La Corte, richiamando la giurisprudenza europea, ha chiarito che il diritto alla detrazione viene meno solo se l'Amministrazione Finanziaria dimostra che l'operazione era fittizia, parte di un'evasione fiscale o costituiva un abuso del diritto. La sentenza di merito è stata cassata perché non aveva svolto queste necessarie verifiche sulla sostanza dell'operazione.
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Divisione con conguaglio: quando si paga più imposta
La Corte di Cassazione ha stabilito che, in caso di scioglimento di una comunione ereditaria, se un solo erede riceve tutti i beni e versa un conguaglio in denaro agli altri, l'operazione non è una semplice divisione. Per la parte eccedente la sua quota, l'atto è assimilato a una compravendita e soggetto a un'imposta di registro superiore, non all'aliquota agevolata dell'1%. L'amministrazione finanziaria aveva contestato l'applicazione dell'aliquota ridotta, e la Suprema Corte le ha dato ragione, annullando la decisione favorevole ai contribuenti dei giudici di merito.
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Rimborso imposte: no se l’avviso non è impugnato
Una società, dopo aver pagato maggiori imposte di registro a seguito di un avviso di liquidazione, ne chiedeva la restituzione. La Corte di Cassazione ha negato il diritto al rimborso, stabilendo un principio cruciale: la mancata impugnazione dell'atto impositivo lo rende definitivo e inattaccabile. Di conseguenza, la richiesta di rimborso imposte diventa inammissibile. La Corte ha inoltre chiarito che la notifica dell'avviso al notaio rogante è sufficiente a rendere l'atto efficace per tutte le parti coinvolte, consolidando così la pretesa del Fisco.
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