La Corte di Cassazione a Sezioni Unite stabilisce che un dipendente delle Poste che gestisce il risparmio postale riveste la qualifica di incaricato di pubblico servizio. Di conseguenza, la sottrazione di somme dai buoni fruttiferi dei clienti configura il reato di peculato e non di appropriazione indebita. La sentenza risolve un contrasto giurisprudenziale, affermando la natura pubblicistica dell'attività di raccolta del risparmio postale, data la sua finalità di interesse generale e la specifica disciplina normativa che la distingue dall'attività bancaria privata.
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