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D.Lgs. 231/02

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30 provvedimenti

Recesso contratto agenzia: quando è illegittimo?
Un agente ha citato in giudizio la sua società preponente dopo che questa, dopo aver già comunicato un recesso con preavviso, ha risolto il contratto per una presunta giusta causa (mancato raggiungimento degli obiettivi di fatturato) sorta durante il periodo di preavviso. Il Tribunale di Milano ha dichiarato illegittimo il recesso per giusta causa, ritenendolo contrario al principio di buona fede, poiché la motivazione era già nota o prevedibile al momento della prima comunicazione. Di conseguenza, ha condannato la preponente al pagamento dell'indennità per il preavviso residuo e di altre indennità collegate, ma ha respinto la richiesta di indennità di scioglimento ex art. 1751 c.c. per mancata prova da parte dell'agente.
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Responsabilità ente pubblico: quando paga per il legale
Con la sentenza n. 7673/2019, la Cassazione Civile, Sez. II, ha stabilito la responsabilità ente pubblico per i compensi di un legale incaricato da una società appaltatrice. Decisiva l'interpretazione del mandato e del comportamento successivo dell'ente, che non aveva mai contestato l'operato della società, configurando così una spendita del nome del Comune.
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Inadempimento contrattuale fornitore: guida pratica
Un fornitore non ha consegnato la documentazione essenziale per un'attrezzatura ludica e non ha corretto i vizi presenti. L'acquirente ha quindi sospeso i pagamenti. La Corte d'Appello ha confermato l'inadempimento contrattuale del fornitore, ricalcolando il danno a favore del cliente. Ha però negato il risarcimento per la maggiore IVA versata, ritenendola un costo neutro per l'impresa. La sospensione dei pagamenti da parte del cliente è stata giudicata legittima.
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Risoluzione contratto appalto: l’onere della prova
La Corte d'Appello ha confermato la risoluzione di un contratto d'appalto per la ristorazione scolastica a causa di gravi inadempimenti. La sentenza ribadisce che, a fronte della contestazione dell'inadempimento da parte della stazione appaltante, spetta all'impresa appaltatrice fornire la prova piena e rigorosa di aver eseguito correttamente la prestazione. In assenza di tale prova, la risoluzione del contratto appalto è da considerarsi legittima.
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Opposizione decreto ingiuntivo fornitura: il rigetto
Il Tribunale di Milano ha rigettato l'opposizione a un decreto ingiuntivo per una fornitura di energia elettrica non pagata. La società cliente aveva contestato la competenza territoriale, la validità del contratto firmato elettronicamente e l'eccessività dei consumi. Il giudice ha respinto tutte le eccezioni, ritenendo incompleta quella sulla competenza, pienamente valido il contratto con firma OTP, e generiche le contestazioni sui consumi, poiché l'onere di provare il malfunzionamento del contatore gravava sul cliente. Di conseguenza, il decreto ingiuntivo è stato confermato.
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Impossibilità sopravvenuta: quando non estingue il debito
Una società si oppone a un decreto ingiuntivo per una fornitura, sostenendo l'estinzione del contratto per impossibilità sopravvenuta, avendo perso la disponibilità del sito di consegna. Il Tribunale ha respinto l'opposizione, chiarendo che la causa dell'impossibilità (la scadenza di un altro contratto) era imputabile alla sfera di controllo della società stessa e non un evento esterno e imprevedibile. Di conseguenza, il debito è stato confermato.
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Prova consegna merce: come dimostrarla senza firma
Una società fornitrice di prodotti agricoli ha appellato una sentenza che aveva ridotto il suo credito a causa del disconoscimento delle firme su diverse bolle di consegna da parte del cliente. La Corte d'Appello ha ribaltato la decisione, stabilendo che la prova della consegna della merce non è vincolata alla sola prova documentale. Ammettendo la prova testimoniale, che ha confermato le forniture, la Corte ha affermato il principio della libertà dei mezzi probatori in materia, condannando il debitore al pagamento dell'intero importo.
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Cessione del credito: quando è inefficace senza ok
Una società, cessionaria di crediti per interessi moratori, ha citato in giudizio un ente debitore per ottenerne il pagamento. Il Tribunale ha rigettato la domanda, stabilendo l'inefficacia della cessione del credito. La motivazione si fonda su una clausola del contratto originale che subordinava l'efficacia di qualsiasi cessione all'accettazione espressa da parte dell'ente debitore. Poiché la società attrice non ha fornito la prova di tale accettazione, la cessione è stata ritenuta non opponibile al debitore.
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Denuncia vizi: il messaggio è una prova valida?
Una società produttrice di cosmetici ha perso un appello contro una società acquirente. La controversia riguardava una fornitura di prodotti risultati contaminati. La Corte ha stabilito che la denuncia vizi della cosa venduta, effettuata dall'acquirente tramite un semplice messaggio di testo, era valida e tempestiva. La decisione sottolinea che la prova dei difetti, fornita tramite analisi di un laboratorio terzo e testimonianze, era sufficiente per giustificare la revoca del decreto ingiuntivo di pagamento ottenuto dal produttore.
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Onere della prova: chi deve dimostrare il credito?
Una società cessionaria di crediti ha citato in giudizio un ente pubblico per il pagamento di fatture insolute. Il Tribunale ha respinto la domanda, applicando il principio dell'onere della prova. L'ente convenuto ha dimostrato di aver pagato o estinto la maggior parte dei debiti. Per la restante parte, la società attrice non ha fornito prove sufficienti a dimostrare né l'esistenza del credito né la colpa dell'ente nel ritardo dei pagamenti, vedendosi così rigettare anche le richieste per interessi.
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