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d.lgs. 2 settembre 1997, n. 314

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Indennità di preavviso rinunciata? I contributi INPS restano dovuti
Un'azienda, dopo aver licenziato alcuni dipendenti riconoscendo il loro diritto all'indennità di preavviso, stipula con loro un accordo successivo. Questo accordo trasforma il licenziamento in una risoluzione consensuale e i lavoratori rinunciano all'indennità in cambio di un incentivo all'esodo. Nonostante la rinuncia e il mancato pagamento, l'INPS richiede i relativi versamenti. La Cassazione conferma che i **contributi su indennità di mancato preavviso** sono sempre dovuti. L'obbligo contributivo, di natura pubblica, sorge nel momento in cui nasce il diritto del lavoratore a ricevere l'indennità, non quando questa viene effettivamente pagata. Un accordo privato successivo tra le parti non può annullare un'obbligazione preesistente verso l'ente previdenziale.
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Rimborso ritenute indebite: la Cassazione chiarisce
La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 7936/2024, ha stabilito un principio fondamentale in materia di rimborso delle ritenute indebite. Il caso riguardava una contribuente che, dopo aver percepito somme a titolo di pensione e aver pagato le relative imposte, era stata obbligata a restituirle all'ente previdenziale. La Corte ha chiarito che il termine di 48 mesi per chiedere il rimborso delle tasse non decorre dalla data del versamento originario, ma dal momento successivo in cui è sorto l'obbligo di restituzione delle somme. Viene così tutelato il diritto del contribuente a recuperare le imposte su redditi che, di fatto, non sono mai stati consolidati nel suo patrimonio.
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Rimborso spese medico: quando è tassabile secondo la Legge
Un medico specialista ha richiesto un rimborso IRPEF per le somme ricevute per i viaggi verso ambulatori situati fuori dal suo comune di residenza, sostenendo che fossero rimborsi non tassabili. Dopo due sentenze favorevoli al professionista, l'Agenzia delle Entrate ha fatto ricorso in Cassazione. La Suprema Corte ha accolto il ricorso, stabilendo che il rimborso spese medico per il tragitto casa-lavoro non è una trasferta, ma reddito da lavoro dipendente e, pertanto, è pienamente soggetto a tassazione.
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Rimborso spese di viaggio: quando è tassabile?
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 31299/2024, ha stabilito che il rimborso spese di viaggio corrisposto a un medico specialista per gli spostamenti dal proprio comune di residenza alle diverse sedi ambulatoriali costituisce reddito imponibile. La Corte ha chiarito che tale emolumento non rientra nella categoria delle indennità di trasferta esenti da tassazione, ma rappresenta un rimborso per le spese di accesso al luogo di lavoro, pienamente soggetto al principio di onnicomprensività della retribuzione e quindi tassabile ai fini IRPEF.
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Rimborso spese di accesso: tassabile o esente?
Un medico riceveva un'indennità per recarsi al lavoro in un comune diverso dalla sua residenza, considerandola esente. L'Agenzia delle Entrate la riteneva tassabile. La Corte di Cassazione ha stabilito che il cosiddetto 'rimborso spese di accesso' non è assimilabile a un'indennità di trasferta esente, ma costituisce reddito da lavoro dipendente e, pertanto, è pienamente soggetto a tassazione in base al principio di onnicomprensività.
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Rimborso spese di viaggio: tassabile per i medici
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 31260/2024, ha stabilito che il cosiddetto 'rimborso spese di viaggio' corrisposto a un medico specialista per gli spostamenti dalla propria residenza alle diverse sedi ambulatoriali non è una trasferta esentasse. Tale importo, secondo i giudici, costituisce a tutti gli effetti reddito da lavoro dipendente e, pertanto, deve essere assoggettato a tassazione IRPEF in base al principio di onnicomprensività. La Corte ha così respinto la richiesta di rimborso del professionista, chiarendo la distinzione tra le spese per raggiungere la sede di lavoro e le indennità per missioni temporanee.
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Obbligo contributivo socio: il reddito d’impresa conta
Una socia, già iscritta alla Gestione Artigiani per la sua attività lavorativa in una società, ha contestato una richiesta di contributi basata sui redditi percepiti da un'altra società di persone in cui era socia non lavorante. Il Tribunale di Brescia ha respinto il ricorso, stabilendo che l'obbligo contributivo del socio si estende alla totalità dei redditi d'impresa percepiti, inclusi quelli derivanti da partecipazioni societarie, indipendentemente dallo svolgimento di un'attività lavorativa diretta in quella specifica società. La decisione si fonda sull'interpretazione estensiva della base imponibile previdenziale, allineata alla nozione fiscale di reddito d'impresa.
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