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d.lgs. 18 dicembre 1997, n. 472, art. 16

7 provvedimenti

Raddoppio dei termini: Cassazione esclude l’IRAP
Un contribuente, socio di una società, ha impugnato un avviso di accertamento per IRPEF basato su una rettifica del reddito societario per costi indeducibili legati a un'interposizione fittizia di manodopera. La Corte di Cassazione ha confermato la legittimità dell'accertamento per quanto riguarda l'IRPEF, ma ha annullato la ripresa relativa all'IRAP. La decisione chiave si fonda sul principio che il raddoppio dei termini di accertamento, previsto in presenza di indizi di reato, non è applicabile all'IRAP, poiché le violazioni relative a tale imposta non sono presidiate da sanzioni penali.
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Contratto verbale cessione azienda: limiti del Fisco
La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 17642/2024, ha accolto il ricorso di due società contro l'Agenzia delle Entrate in un caso di accertamento per un contratto verbale cessione azienda. La Corte ha stabilito che la prova di un contratto verbale non può basarsi su elementi esterni o atti collegati (come avviene per gli atti scritti), ma deve fondarsi sulle presunzioni legali specifiche previste dalla legge, come i cambiamenti di ditta o insegna. Ha inoltre censurato l'illegittima imposizione di nuove sanzioni dopo che le prime erano state definite in via agevolata.
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Accertamento fiscale: quando gli allegati sono obbligatori
Un'esercente di un'attività di monopolio riceveva un avviso di accertamento fiscale per maggiori redditi derivanti da commissioni su giochi e scommesse. L'accertamento si basava su dati forniti da società terze, documenti che non erano stati allegati all'avviso. La Corte di Cassazione ha stabilito che la mancata allegazione di documenti essenziali, non noti al contribuente, su cui si fonda la pretesa, viola il diritto di difesa e rende l'atto nullo. Il principio del contraddittorio preventivo, invece, non è stato ritenuto applicabile in questo caso trattandosi di tributi non armonizzati.
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Frode IVA: presunzioni sufficienti per l’accertamento
Una società è stata accusata di aver effettuato operazioni intracomunitarie fittizie per evadere l'imposta. La Corte di Cassazione ha confermato l'accertamento fiscale, stabilendo che in caso di sospetta frode IVA, un quadro di presunzioni gravi, precise e concordanti fornite dall'Amministrazione finanziaria è sufficiente a sostenere l'accusa e a invertire l'onere della prova a carico del contribuente.
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Costi operazioni inesistenti: quando sono deducibili?
La Cassazione conferma l'indeducibilità dei costi operazioni inesistenti quando l'Agenzia delle Entrate prova la natura fittizia delle transazioni. Il contribuente non aveva contestato le prove sulla natura di 'cartiera' delle società fornitrici. Il ricorso è stato rigettato, stabilendo un principio chiave sull'onere della prova in caso di frodi fiscali.
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Onere della prova tributario: ricorso inammissibile
Una contribuente ha impugnato un avviso di accertamento IMU/ICI, sollevando questioni sulla legittimità della società di riscossione e sull'onere della prova tributario. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile, sottolineando che i motivi erano generici, non pertinenti alla ratio decidendi della sentenza impugnata e miravano a una rivalutazione dei fatti non consentita in sede di legittimità. La decisione ribadisce i rigorosi requisiti di specificità per i ricorsi in Cassazione.
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Pagamento imposta non è acquiescenza: la Cassazione
Una società agricola ha effettuato il pagamento di un'imposta di registro dopo la revoca di un'agevolazione. La Corte di Cassazione ha stabilito che tale pagamento dell'imposta, sebbene tempestivo, non costituisce acquiescenza alla pretesa fiscale se l'atto viene contemporaneamente impugnato. Il pagamento è finalizzato solo a evitare sanzioni, preservando il diritto di ricorso.
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