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D.Lgs. 18 agosto 2000, n. 267, art. 113

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Giurisdizione Corte dei Conti: società in house
Una società di trasporto pubblico, qualificata come "società in house", ha citato in giudizio l'agente della riscossione per i danni derivanti dalla prescrizione di alcuni crediti non riscossi. Le Sezioni Unite della Cassazione hanno affermato la giurisdizione della Corte dei Conti, poiché il caso riguarda un "agente contabile" che gestisce denaro pubblico, configurando una questione di contabilità pubblica e non una semplice controversia contrattuale.
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Classificazione catastale: impianti di depurazione
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 21277/2025, ha stabilito che un impianto di depurazione delle acque, anche se gestito da una società pubblica per finalità di interesse generale, deve avere una classificazione catastale nel gruppo D (immobili a destinazione speciale) e non nel gruppo E (immobili di interesse pubblico). La decisione si fonda sulla natura intrinsecamente economica e industriale del servizio idrico integrato, che opera secondo criteri di efficienza e copertura dei costi tramite tariffe. Pertanto, ai fini della classificazione catastale, prevalgono le caratteristiche oggettive dell'immobile e la sua destinazione funzionale a un processo produttivo, rendendo irrilevante la forma giuridica del gestore o l'assenza di uno scopo di lucro soggettivo.
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Classamento catastale impianti: quando è categoria D?
La Corte di Cassazione ha stabilito che un impianto di ripartizione idrica deve avere un classamento catastale in categoria D (opifici) e non E (edifici a destinazione particolare). La decisione si basa sulla natura intrinsecamente economica e produttiva del servizio idrico integrato, anche se di pubblica utilità, che genera un reddito autonomo.
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Classificazione catastale impianti idrici: la decisione
La Corte di Cassazione ha stabilito che un impianto di depurazione delle acque, gestito da una società di servizi idrici, deve avere una classificazione catastale nel gruppo D (immobili industriali) e non nel gruppo E (esigenze pubbliche). La gestione economica del servizio, basata su tariffe che coprono i costi, prevale sulla natura di pubblico interesse, rendendo l'immobile assimilabile a un opificio industriale.
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Classificazione catastale impianto: quando è Categoria D?
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 21298/2025, ha stabilito che un impianto di sollevamento e depurazione delle acque reflue deve essere censito nella Categoria catastale D/7 (immobili industriali) e non nella E/3 (immobili per esigenze pubbliche). La Corte ha chiarito che, ai fini della classificazione catastale impianto, è determinante la natura economica e imprenditoriale dell'attività svolta, anche se persegue un fine di pubblico interesse e il gestore è una società pubblica senza scopo di lucro. La gestione del servizio idrico, basata su tariffe che coprono i costi, configura un'attività industriale, rendendo incompatibile la classificazione nella categoria E.
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Classamento catastale: impianto idrico è D/7
La Corte di Cassazione ha stabilito che un impianto di sollevamento acque reflue deve avere un classamento catastale nella categoria D/7 (fabbricato industriale) e non E/9 (edificio a destinazione particolare). La Corte ha chiarito che, ai fini della classificazione, prevalgono le caratteristiche oggettive dell'immobile e la gestione economica del servizio, anche se finalizzato a un interesse pubblico. È stata inoltre confermata la sufficienza della motivazione dell'avviso di accertamento che si limita a indicare la nuova categoria, data la natura partecipativa della procedura DOCFA.
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