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D.Lgs. 14/06/2024, n. 87

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Esterovestizione: la Cassazione sui criteri di prova
Una holding estera, interamente posseduta da residenti italiani, è stata accusata di esterovestizione dall'Amministrazione Finanziaria. La Corte di Cassazione ha confermato le decisioni dei gradi inferiori, respingendo il ricorso del Fisco. Secondo la Corte, l'Amministrazione non ha fornito prove sufficienti a dimostrare che la sede di direzione effettiva della società fosse in Italia. La sentenza chiarisce che il semplice controllo da parte di un'entità italiana non è, di per sé, sufficiente a configurare una residenza fiscale fittizia, ribadendo la necessità di prove concrete e non mere presunzioni.
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Esterovestizione: la sede di direzione effettiva
La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 32438/2025, ha rigettato il ricorso dell'Agenzia delle Entrate, chiarendo i principi in materia di esterovestizione. La Corte ha stabilito che l'onere di provare la fittizia localizzazione estera di una società spetta all'Amministrazione finanziaria. Non è sufficiente dimostrare l'esistenza di una direzione e coordinamento da parte di una capogruppo italiana, ma è necessario provare che la società estera è una costruzione di puro artificio, priva di reale sostanza economica. La sentenza sottolinea l'importanza di un'analisi basata su elementi sostanziali per determinare la sede di direzione effettiva, in linea con i principi europei sulla libertà di stabilimento.
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Esterovestizione: la Cassazione chiarisce i criteri
La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso dell'Agenzia delle Entrate in un caso di presunta esterovestizione di una società con sede in Lussemburgo ma controllata da soci italiani. La sentenza chiarisce che per dimostrare l'esterovestizione non è sufficiente provare l'attività di direzione e coordinamento da parte della controllante italiana. L'Amministrazione Finanziaria ha l'onere di provare che la società estera è una costruzione di puro artificio, priva di reale sostanza economica. La Corte ha ritenuto che la società avesse fornito prove adeguate della sua effettiva operatività in Lussemburgo, confermando così la decisione dei giudici di secondo grado.
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Esterovestizione: la Cassazione sui criteri di prova
La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso dell'Amministrazione Finanziaria in un caso di presunta esterovestizione di una società lussemburghese. La sentenza conferma che l'onere di provare la fittizia localizzazione all'estero della sede spetta all'Agenzia Fiscale. Per determinare la residenza effettiva non basta il controllo da parte di soci italiani, ma occorre una valutazione complessiva di elementi sostanziali che dimostrino la reale operatività e autonomia decisionale della società estera.
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Sentenza penale irrevocabile: effetti sul processo
Un contribuente, assolto in sede penale con la formula "perché il fatto non sussiste" dall'accusa di evasione fiscale, ha presentato tale decisione nel relativo processo tributario. La Corte di Cassazione, di fronte a una nuova normativa (art. 21-bis D.Lgs. 74/2000) sull'efficacia vincolante della sentenza penale irrevocabile e a contrasti giurisprudenziali, ha sospeso il giudizio in attesa di una pronuncia chiarificatrice delle Sezioni Unite sulla medesima questione.
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Valore in dogana: commissioni, royalties e sanzioni
La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 33021/2024, ha stabilito importanti principi sul calcolo del valore in dogana. Ha accolto il ricorso di un'azienda riguardo l'esclusione delle commissioni d'acquisto, rinviando alla corte di merito per una nuova valutazione. Ha inoltre affermato la necessità di applicare il principio di proporzionalità per le sanzioni, anche disapplicando la norma nazionale se in contrasto con il diritto UE. I motivi relativi a costi di assistenza tecnica e royalties sono stati invece rigettati.
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Valore in dogana: la Cassazione su royalties e sanzioni
Una società internazionale del settore moda ha impugnato un avviso di accertamento che aumentava il valore in dogana dei beni importati, includendovi commissioni d'acquisto, costi di assistenza tecnica e royalties. La Corte di Cassazione ha parzialmente accolto il ricorso. Ha stabilito che le commissioni d'acquisto possono essere escluse dal valore in dogana se derivano da un autentico mandato di rappresentanza, demandando al giudice di merito la verifica. Ha inoltre giudicato sproporzionata la sanzione di 20.000 euro per un'imposta evasa di 3.586 euro, imponendone la rideterminazione in base al diritto europeo. È stata invece confermata l'inclusione delle royalties nel calcolo.
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Valore doganale: commissioni, royalties e sanzioni
La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 33017/2024, ha chiarito aspetti cruciali sul calcolo del valore doganale delle merci importate. La Corte ha accolto il ricorso di un'azienda riguardo l'inclusione delle commissioni d'acquisto, rinviando al giudice di merito per una nuova valutazione. Ha invece respinto le doglianze su costi di assistenza tecnica e royalties, confermando che queste ultime sono incluse se il loro pagamento è una condizione di vendita, anche di fatto. Di fondamentale importanza, la Corte ha accolto il motivo sulla sproporzione delle sanzioni, stabilendo che il giudice deve disapplicare la norma nazionale se contrasta con il principio di proporzionalità UE, anche in assenza di una specifica norma comunitaria.
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