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D.Lgs. 13 luglio 2017, n. 116, art. 32

5 provvedimenti

Obblighi informativi banca: la firma non basta
Una coppia di risparmiatori ha acquistato dei titoli finanziari rischiosi. Pur essendo stati avvertiti dalla banca dell'inadeguatezza dell'operazione, hanno deciso di procedere firmando un ordine scritto. A seguito della perdita dell'investimento, hanno citato in giudizio l'istituto di credito. La Corte di Cassazione ha rigettato il loro ricorso, chiarendo che la firma del cliente, dopo aver ricevuto un'avvertenza, crea una forte presunzione che gli obblighi informativi della banca siano stati adempiuti. Il ricorso è stato giudicato inammissibile in quanto mirava a una nuova valutazione dei fatti, già accertati dalla Corte d'Appello.
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Motivazione Apparente: Cassazione annulla sentenza
La Corte di Cassazione ha annullato una sentenza d'appello per motivazione apparente. La corte territoriale aveva accolto l'appello dei debitori basandosi unicamente sul difetto di legittimazione della società cessionaria del credito, intervenuta in causa, senza esaminare il merito della controversia. La Cassazione ha stabilito che il giudice deve sempre decidere nel merito, anche se l'intervenuto non prova la sua titolarità, poiché la parte originaria resta in giudizio.
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Lavoro subordinato: quando si applica a professionisti?
Un collaboratore tecnico ha citato in giudizio un architetto per ottenere il riconoscimento del suo rapporto come lavoro subordinato. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, confermando le decisioni dei gradi precedenti. La sentenza chiarisce che, per le prestazioni intellettuali, la prova della subordinazione richiede la dimostrazione di un effettivo potere direttivo del datore di lavoro, non essendo sufficiente una semplice collaborazione continuativa. La Corte ha inoltre validato la legittimità della nomina di un giudice ausiliario come relatore nel processo d'appello.
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Decorrenza prescrizione: quando inizia a decorrere?
Un imprenditore agricolo ha citato in giudizio un direttore di banca e una cassiera per un presunto illecito legato a un mutuo. Le corti di merito hanno respinto la richiesta di risarcimento danni perché prescritta. La Corte di Cassazione, con l'ordinanza in esame, ha confermato la decisione, specificando che la decorrenza della prescrizione per un fatto illecito istantaneo con effetti permanenti inizia dal momento della prima manifestazione del danno e della consapevolezza della sua causa, non dalla conclusione di eventuali altri giudizi collegati.
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Subappalto pubblico: la forma scritta è essenziale
Una società di servizi informatici ha citato in giudizio la sua subappaltatrice per inadempimento contrattuale, sostenendo la mancata fornitura di banche dati nell'ambito di un progetto pubblico. La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso, stabilendo un principio fondamentale: poiché il contratto principale era un appalto pubblico che richiedeva la forma scritta per la sua validità, tale requisito si estende anche al contratto derivato. Di conseguenza, qualsiasi presunto accordo verbale relativo al subappalto è nullo e non può essere provato in giudizio, rendendo la richiesta infondata. La decisione sottolinea l'importanza della forma scritta del subappalto nei contratti collegati ad appalti pubblici.
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