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D.Lgs. 1° dicembre 2009, n. 179

8 provvedimenti

Sanzioni azienda ospedaliera: la Cassazione decide
La Corte di Cassazione ha stabilito che le sanzioni per l'azienda ospedaliera sono legittime in caso di mancata regolarizzazione dell'IVA su fatture erroneamente ritenute esenti. Anche se l'ente agisce per scopi istituzionali, quando opera sul mercato come soggetto economico è tenuto al rispetto degli obblighi fiscali. La Corte ha chiarito che l'evoluzione normativa ha eliminato i vecchi privilegi fiscali, equiparando le aziende sanitarie agli altri operatori economici per le attività non svolte in veste di pubblica autorità.
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Sanzioni IVA Azienda Ospedaliera: la Cassazione decide
La Corte di Cassazione ha stabilito che un'Azienda Ospedaliera pubblica è soggetta a sanzioni IVA per l'omessa regolarizzazione di fatture erroneamente ritenute esenti. La Corte ha chiarito che l'operare in assolvimento dei compiti istituzionali non costituisce un'immunità dalle sanzioni fiscali, poiché anche gli enti pubblici, quando compiono operazioni di natura economica, sono tenuti al rispetto della normativa IVA. La sentenza di merito che aveva annullato le sanzioni è stata cassata con rinvio.
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Sanzioni IVA Azienda Ospedaliera: la Cassazione decide
La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 20622/2024, ha stabilito che le Sanzioni IVA per un'Azienda Ospedaliera sono pienamente applicabili. Il caso riguardava l'omessa regolarizzazione dell'IVA su fatture per servizi erroneamente ritenuti esenti. La Corte ha chiarito che le aziende ospedaliere, pur essendo enti pubblici, quando compiono operazioni economiche rilevanti ai fini IVA, sono soggette agli stessi obblighi e sanzioni di qualsiasi altro operatore, senza godere di alcuna immunità legata alla loro natura istituzionale.
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Sanzioni IVA e Aziende Ospedaliere: la Cassazione
La Corte di Cassazione ha stabilito che le sanzioni IVA sono applicabili a un'azienda ospedaliera che non regolarizza l'imposta su fatture erroneamente ritenute esenti. Anche se l'ente svolge un servizio pubblico, quando acquista beni o servizi sul mercato agisce come un operatore economico ed è tenuto a rispettare tutti gli obblighi fiscali, incluse le sanzioni per inadempimento.
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Recesso avvocato e compenso: la Cassazione decide
La Corte di Cassazione ha chiarito importanti principi sul compenso spettante al legale in caso di recesso avvocato e sulla prova del danno da diffamazione. A seguito del recesso del professionista, il compenso non può basarsi su un accordo forfettario per l'intera causa, ma va liquidato secondo criteri gerarchici (accordo per singole fasi, tariffe, usi). Inoltre, la Corte ha ribadito che il danno non patrimoniale alla reputazione non è presunto ('in re ipsa'), ma deve essere specificamente allegato e provato dalla presunta vittima. La sentenza impugnata è stata cassata con rinvio.
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Contributi consortili: riscossione e ruolo ancora validi
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 17122/2025, ha stabilito la piena legittimità della riscossione dei contributi consortili tramite iscrizione a ruolo. Anche a seguito delle riforme legislative, il sistema di riscossione coattiva per i consorzi di bonifica resta valido grazie alla 'clausola di continuità' e ai principi del codice civile, respingendo il ricorso di alcuni contribuenti.
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Distanze legali: presunzione di demanialità stradale
In una controversia sulle distanze legali tra edifici, la Corte di Cassazione ha annullato la decisione di merito che non aveva adeguatamente considerato la natura pubblica di una strada privata ad uso pubblico. L'ordinanza stabilisce che la presunzione di demanialità di una via interna a un centro abitato, aperta al pubblico, deve essere valutata sulla base di elementi sostanziali (uso pubblico, ubicazione, ecc.) e non solo formali. La corretta qualificazione della strada è essenziale per applicare le giuste norme sulle distanze. Il caso è stato rinviato alla Corte d'Appello per una nuova valutazione.
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Agevolazione destinazione agricola: quando è valida?
Una società agricola ha acquistato un terreno beneficiando di un'agevolazione fiscale. L'Agenzia delle Entrate ha revocato il beneficio sostenendo che un successivo cambio di destinazione urbanistica del terreno, da agricolo a produttivo, ne determinasse la decadenza. La Corte di Cassazione ha dato ragione alla società, stabilendo che, secondo la legge applicabile al momento dell'acquisto (L. 604/1954), le uniche cause di decadenza dall'agevolazione destinazione agricola erano la vendita del terreno o la cessazione della sua coltivazione entro cinque anni, non il mero cambio di classificazione urbanistica.
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