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d.l. n. 83 del 2015

6 provvedimenti

Conflitto di interesse creditore e voto nel concordato
In una complessa procedura di concordato fallimentare con tre proposte concorrenti, la Corte di Cassazione ha affrontato il tema del conflitto di interesse creditore. Inizialmente, il voto di un creditore proponente sulla propria proposta era stato annullato per conflitto di interessi. La questione successiva era se tale conflitto si estendesse anche al voto dello stesso creditore sulla proposta di un concorrente. La Corte ha stabilito un importante principio di diritto: non sussiste un conflitto di interesse che escluda dal voto il creditore proponente quando esprime la sua preferenza sulla proposta concorrente di un terzo. Di conseguenza, il ricorso è stato rigettato, poiché, ricalcolando i voti secondo questo principio, la proposta del ricorrente non avrebbe comunque raggiunto la maggioranza necessaria.
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Notifica atto appello: errore non causa inammissibilità
L'appello di una società contro un accertamento fiscale era stato dichiarato inammissibile perché la notifica era avvenuta via posta anziché via PEC. La Corte di Cassazione ha annullato tale decisione, stabilendo che un errore nella notifica atto appello costituisce una nullità sanabile, e non un'inammissibilità, quando l'atto raggiunge il destinatario, garantendogli il diritto di difesa. Viene così confermato il principio del raggiungimento dello scopo.
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Concordato preventivo: fattibilità e 20% ai creditori
Una società in liquidazione si è vista respingere la proposta di concordato preventivo perché non garantiva il pagamento minimo del 20% ai creditori chirografari. I tribunali di merito hanno preferito basare la loro valutazione sull'esito negativo di precedenti vendite all'asta dei beni, piuttosto che sul loro valore di stima teorico. La Corte di Cassazione ha confermato questa linea, stabilendo che la valutazione della fattibilità di un concordato preventivo deve fondarsi su una previsione realistica e concreta del ricavato della liquidazione, non su un valore astratto.
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Soglia minima concordato: la Cassazione fa chiarezza
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 21336/2024, ha confermato che la proposta di concordato preventivo liquidatorio deve garantire inderogabilmente il pagamento di almeno il 20% ai creditori chirografari. La Corte ha rigettato il ricorso di un consorzio la cui proposta, offrendo solo il 14%, era stata dichiarata inammissibile, portando alla dichiarazione di fallimento. È stato chiarito che la soglia minima concordato è un presupposto di ammissibilità della domanda, che non può essere sanato da successive argomentazioni, come la presunta prescrizione di alcuni debiti. La decisione ribadisce la rigidità di tale requisito a tutela dei creditori.
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Notifica telematica: quando la PEC è valida
Un gruppo di società edili ha impugnato una sentenza di primo grado oltre il termine di 30 giorni, sostenendo che la notifica telematica della sentenza via PEC fosse nulla. La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso, chiarendo che, nel contesto normativo dell'epoca (un periodo di transizione verso il processo telematico), la prova della notifica poteva essere fornita anche tramite una scansione PDF del messaggio PEC, purché corredata da attestazione di conformità. Secondo la Corte, eventuali vizi formali, come l'omissione del codice fiscale, sono semplici irregolarità se la notifica ha raggiunto il suo scopo di informare il destinatario, sanando così ogni nullità.
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Processo tributario telematico: ammesso il deposito misto
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 11729/2025, ha stabilito che nel processo tributario telematico è ammissibile il deposito di un atto in formato digitale anche se il giudizio era iniziato in modalità cartacea. La Corte ha cassato la decisione di merito che aveva dichiarato inammissibile un atto per questo motivo, sottolineando che l'eccessivo formalismo va evitato quando l'atto ha raggiunto il suo scopo e non ha leso il diritto di difesa. Il caso riguardava l'impugnazione di cartelle di pagamento per contributi di bonifica.
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