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D.L. n. 331 del 1993

5 provvedimenti

Accertamento da studi di settore: il silenzio costa caro
L'Agenzia delle Entrate ha emesso un avviso di accertamento nei confronti di una società di capitali basandosi sulle risultanze degli studi di settore, riscontrando un'evidente discrepanza tra i ricavi dichiarati e quelli stimati. Nonostante l'attivazione del contraddittorio preventivo, la contribuente non ha fornito prove concrete per giustificare lo scostamento, limitandosi ad allegare un presunto errore materiale di compilazione della dichiarazione. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso della società, confermando la piena validità dell'atto impositivo. I giudici hanno stabilito che l'accertamento da studi di settore, una volta attivato regolarmente il confronto con il contribuente, costituisce una presunzione idonea a fondare la pretesa fiscale se il contribuente non fornisce prove contrarie specifiche e documentate.
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Doppia conforme: ricorso tributario inammissibile
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un contribuente contro un avviso di accertamento basato sugli studi di settore. La decisione si fonda sulla regola della "doppia conforme", poiché le sentenze di primo e secondo grado avevano già confermato la pretesa fiscale con motivazioni simili. Il ricorso è stato respinto in quanto mirava a un riesame dei fatti, non consentito in sede di legittimità, con condanna del ricorrente a sanzioni per lite temeraria.
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TOSAP su viadotti autostradali: quando è dovuta?
Una società concessionaria di autostrade ha contestato un avviso di accertamento per la TOSAP (Tassa Occupazione Suolo Pubblico) relativa a un viadotto sovrastante strade comunali. La società sosteneva di essere esente in quanto organismo di diritto pubblico e gestore di un'opera statale. La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso, affermando che la TOSAP su viadotti autostradali è dovuta. La Corte ha chiarito che il presupposto del tributo è l'occupazione materiale del suolo, che sottrae l'area all'uso pubblico, a prescindere dalla proprietà dell'opera o dalla natura giuridica del gestore. Anche le società 'in house' sono considerate soggetti giuridici distinti dallo Stato e, svolgendo un'attività economica, non beneficiano delle esenzioni fiscali previste per quest'ultimo.
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Esterovestizione: sede fittizia e IVA dovuta
La Corte di Cassazione ha confermato un avviso di accertamento IVA nei confronti di una società italiana per vendite a due entità di San Marino. La Corte ha stabilito che, essendo stata provata l'esterovestizione delle società acquirenti (ovvero la loro sede amministrativa e gestionale era in Italia), le operazioni non potevano essere considerate esportazioni non imponibili, ma vendite interne soggette a IVA. La sentenza chiarisce che il concetto di esterovestizione, originario delle imposte dirette, si applica pienamente anche ai fini IVA.
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Esterovestizione e IVA: sede effettiva vs sede legale
Una società ha impugnato un avviso di accertamento IVA relativo a vendite a un'entità di San Marino. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, confermando il principio di esterovestizione. La Corte ha stabilito che, ai fini IVA, prevale la sede effettiva (il luogo di reale gestione) sulla sede legale formale. Le operazioni sono state quindi correttamente riqualificate come interne al territorio italiano e soggette a IVA, poiché la società acquirente, sebbene registrata a San Marino, era di fatto amministrata dall'Italia.
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